La donna che rende ridicolo Trump: ritratto di Kim Yo-jong, la vera mente del potere in Nord Corea

Trent'anni, educata in Europa, è la sorella minore del dittatore. E' lei che ridicolizza il presidente Usa e guida la guerra di propaganda fra social e tv

Kim Yo-jong, il fratello dittatore Kim Jong-un e il presidente Usa, Donald Trump
Kim Yo-jong, il fratello dittatore Kim Jong-un e il presidente Usa, Donald Trump

Dietro l'uomo razzo, il rocket man preso in giro da Donald Trump ad ogni tweet, e da lui ricambiato con un "malato mentale", c'è una donna che da tre anni ha il vero controllo dei media e della propaganda nordcoreana. La donna di ferro che mette in bocca a Kim Jong-un le cose da dire, decide come dirle e distribuirle fra proclama televisivi e slogan diffusi sugli altri mezzi di informazione. Si chiama Kim Yo-jong, sorella minore del leader nordcoreano. E' la donna che, nell'ultimo messaggio di risposta agli insulti di Trump verso Kim, gli ha dato del "dotard". Termine ignoto ai più, e subito diventato virale fra Facebook e Twitter. Non solo per l'assonanza con "retard" (ritardato) ma anche per aver riportato in auge una parola inglese antica, aulica, risalente alla letteratura del diciannovesimo secolo. Morale: i nordocoreani non hanno affatto l'anello al naso, e nella loro delirante sfida nucleare al Paese più potente del mondo, e al suo leader più controverso, stanno tenendo sotto scacco gli Usa e portandoli al livello di comunicazione voluto da loro. Vediamo dunque in dettaglio chi è la vera mente strategica di Pyongyang. 

Dalla Svizzera al Dipartimento Agitazione e Propaganda

Kim Yo-jong ha trent'anni ed è stata educata, come il fratello maggiore a Berna, in Svizzera, fino al 2000. Nel 2014 è stata nominata vice direttore del Dipartimento Agitazione e Propaganda di Pyongyang, succedendo alla zia  Kim Kyong-hui che le è rimasta a fianco come mentore, e all'anziano Kim Ki-nam, che con i suoi 89 anni non era l'uomo adatto a muoversi fra social network e televisione. Le sue apparizioni a fianco al fratello Kim Jong-un si sono moltiplicate dal 2010 ad oggi che è a capo della strategia mediatica di Pyongyang. Continuando a sfidare e a mettere in imbarazzo l'America di Trump. I comunicati e i titoli aggressivi e provocatori studiati e preparati dalla trentenne vengono letti alla tv da Ri Chun Hee, 74 anni. Da oltre quarant'anni voce e volto del regime sul piccolo schermo, sempre vestita di kimono tradizionali dai colori pastello. 

"Non può fare a meno di lei"

In uno scenario dittatoriale e militarizzato, la Corea del Nord di Kim Jong-un è un Paese che sa di poter giocare sulla pura del nucleare e delle bombe all'idrogeno (vedi il test minacciato nell'oceano) per ridurre tutta la superiorità del principale avversario, gli Usa, mettendosi sullo stesso piano grazie alla paura generata da armamenti ad altissimo potere distruttivo. La sfida, che prosegue sempre più esasperata e rispetto a cui nulla hanno potuto le precedenti amministrazioni, da Obama ai due Bush, è quella di diffondere minacce e perfezionare l'arsenale atomico per ottenere soldi. E da questo punto di vista, le postazioni lanciamissili mobili sono una vera spina nel fianco per Washington. Trasportano ordigni sempre più potenti e ormai a medio-lunga gittata, e sono difficili da individuare e colpire. La Corea del Nord non è un Paese ricco, esporta carbone e importa generi alimentari specialmente dalla Cina, che però di recente, dopo lungo atteggiamento ambivalente, ha intensificato le sue sanzioni economiche contro il regime di Kim. Trump sa bene che la posizione di Pechino è l'unica che possa fare davvero la differenza, fra minacce e insulti social che si moltiplicano e lasciano il tempo che trovano. Nel mentre Kim Yo-jong è sempre più alleata fondamentale del fratello dittatore. Fonti molto vicine al regime dicono che Kim Jong-un non possa fare a meno di lei. Anche perché la sindrome da accerchiamento del giovane leader non fa che aumentare, e la sorellina che ha in mano i media e la propaganda appare tra i pochissimi alleati fidati in un ambiente di partito contraddistinto da paranoia e sospetti. Insomma, il blocco politico di Pyongyang non è affatto così granitico come si crede.