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Papa: "No alla politica delle "poltrone". Per la pace il dialogo con tutti è un dovere"

Francesco: “Ho conosciuto due Presidenti italiani, di altissimo livello: Napolitano e l’attuale. Grandi. Poi gli altri politici non li conosco"

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   
Papa: 'No alla politica delle 'poltrone'. Per la pace il dialogo con tutti è un dovere'
Foto Ansa

La guerra in sé stessa è un errore, è un errore! E noi in questo momento stiamo respirando quest’aria: se non c’è guerra sembra che non c’è vita”. Appare energico e soddisfatto papa Francesco conversando con i giornalisti sull’aereo di ritorno dal Kazakhstan dove ha preso parte al settimo incontro delle religioni mondiali per la pace. Disegnando tempi nuovi nel dialogo tra religioni e modernità. Dialogare sempre con tutti, l’Occidente in decadenza genera populismi, in politica ripartire dai valori. Nelle risposte di Francesco ce n’è anche per la Cina di Xi.

Per capire la Cina ci vuole un secolo, e noi non viviamo un secolo”. Per capire la mentalità della Cina la Santa Sede ha scelto “la via del dialogo, aperti al dialogo…Qualificare la Cina come antidemocratica io non me la sento, perché è un Paese così complesso. E’ vero che ci sono cose che a noi sembrano non essere democratiche, quello è vero. Il cardinale Zen andrà a giudizio in questi giorni, credo. E lui dice quello che sente, e si vede che ci sono delle limitazioni lì. Più che qualificare, perché è difficile, e io non me la sento di qualificare, sono impressioni, cerco di appoggiare la via del dialogo. Poi nel dialogo si chiariscono tante cose e non solo della Chiesa, anche di altri settori per esempio l’estensione della Cina, i governatori delle province sono tutti diversi, ci sono culture diverse dentro la Cina, è un gigante, capire la Cina è una cosa gigante. Ma non bisogna perdere la pazienza, ci vuole eh, ci vuole tanto, ma dobbiamo andare con il dialogo”.

Ma è alla guerra in corso in Ucraina e in altri punti del pianeta, all’Italia e all’Occidente in generale che dedica particolare attenzione. Fin dove e fin a quando si deve essere aperti al dialogo con Mosca? “Credo che sia sempre difficile capire il dialogo con gli Stati che hanno incominciato la guerra, e sembra che il primo passo è stato da lì, da quella parte. È difficile ma non dobbiamo scartarlo, dobbiamo dare l’opportunità del dialogo a tutti, a tutti! Perché sempre c'è la possibilità che nel dialogo si possano cambiare le cose, e anche offrire un altro punto di vista, un altro punto di considerazione. Io non escludo il dialogo con qualsiasi potenza, che sia in guerra, che sia l’aggressore… delle volte il dialogo si deve fare così, ma si deve fare, “puzza” ma si deve fare. Sempre un passo avanti, la mano tesa, sempre! Perché al contrario chiudiamo l’unica porta ragionevole per la pace. Delle volte non accettano il dialogo: peccato! Ma il dialogo va fatto sempre, almeno offerto, e questo fa bene a chi lo offre; fa respirare”.

Nelle parole del papa restano parecchi interrogativi sull’Occidente che va perdendo i suoi valori fondativi. “È vero che l’Occidente, in genere, non è in questo momento al livello più alto di esemplarità. Non è un bambino di prima comunione, no davvero. L’Occidente ha preso strade sbagliate” sull’ingiustizia sociale, nelle politiche migratorie e demografiche.

L’Occidente è in decadenza su questo punto, scade un po’. Pensiamo alla parte economica: si fa tanto bene, ma pensiamo allo spirito politico e mistico di Schuman, Adenauer, De Gasperi, quei grandi: dove sono oggi? Ci sono dei grandi, ma non riescono a portare avanti la società. L’Occidente ha bisogno di parlare, di rispettarsi e poi c’è il pericolo dei populismi. Cosa succede in uno stato socio-politico del genere? Nascono i messia: i messia dei populismi…Dobbiamo riprendere i valori, i valori d’Europa, i valori dei padri fondatori che hanno fondato l’Unione Europea, i grandi”. Sull’Italia in particolare Francesco mostra interesse ma dichiara la propria difficoltà a capirne la politica, senza sbilanciarsi sulle previsioni elettorali.

Ho conosciuto due Presidenti italiani, di altissimo livello: Napolitano e l’attuale. Grandi. Poi gli altri politici non li conosco. Nell’ultimo viaggio ho domandato a uno dei miei segretari quanti governi ha avuto l’Italia in questo secolo: venti. Non so spiegarlo. Non condanno né critico, non so spiegarlo, semplicemente. Se i governi si cambiano così, sono tante le domande da fare. Perché oggi essere politico, un grande politico, è una strada difficile. Un politico che si mette in gioco per i valori della patria, i grandi valori, e non si mette in gioco per interessi, la poltrona, gli agi... I Paesi, tra loro l’Italia, devono cercare dei grandi politici, coloro che hanno la capacità di fare politica, che è un’arte. È una vocazione nobile la politica…Dobbiamo lottare per aiutare i nostri politici a mantenere il livello dell’alta politica, non la politica di basso livello che non aiuta per niente, e anzi tira giù lo Stato, si impoverisce. Oggi la politica nei Paesi d’Europa dovrebbe prendere in mano il problema, per esempio, dell’inverno demografico, il problema dello sviluppo industriale, dello sviluppo naturale, il problema dei migranti... La politica dovrebbe affrontare i problemi sul serio per andare avanti. Sto parlando della politica in generale. La politica italiana non la capisco: soltanto quel dato dei venti governi in vent’anni, un po’ strano, ma ognuno ha il proprio modo di ballare il tango”.

E infine una frase che riassume un po’ tutto il senso di questo viaggio, 38° della serie del suo pontificato: “Se non c’è dialogo c’è o ignoranza o guerra. Meglio vivere come fratelli, abbiamo una cosa in comune, siamo umani tutti”. Temi ricorrenti in tutto l’arco della tre giorni in Kazakhistan, Dopo la lettura dei 35 punti della Dichiarazione finale del congresso delle religioni Francesco ha ringraziato per l’esperienza vissuta insieme. E ha sottolineato tre parole significative: pace, donna, giovani. La pace come opera di giustizia è “la sintesi di tutto, l’espressione di un grido accorato, il sogno e la meta del nostro cammino: la pace! Beybitşilik, mir, peace! La pace è urgente perché qualsiasi conflitto militare o focolaio di tensione e di scontro oggi non può che avere un nefasto “effetto domino” e compromette seriamente il sistema di relazioni internazionali”.

La donna perché “se manca la pace è perché mancano attenzione, tenerezza, capacità di generare vita. E dunque essa va ricercata coinvolgendo maggiormente la donna. Perché la donna dà cura e vita al mondo: è via verso la pace”. I giovani perché “sono loro i messaggeri di pace e di unità di oggi e di domani”.  Le religioni in particolare sono chiamate a fare la loro parte di supplemento d’anima nel mondo.

È venuta l’ora di destarsi da quel fondamentalismo che inquina e corrode ogni credo, l’ora di rendere limpido e compassionevole il cuore. Ma è anche l’ora – afferma Francesco - di lasciare solo ai libri di storia i discorsi che per troppo tempo, qui e altrove, hanno inculcato sospetto e disprezzo nei riguardi della religione, quasi fosse un fattore di destabilizzazione della società moderna. In realtà, le religioni non sono problemi, ma parte della soluzione per una convivenza più armoniosa. La ricerca della trascendenza e il sacro valore della fraternità possono infatti ispirare e illuminare le scelte da prendere nel contesto delle crisi geopolitiche, sociali, economiche, ecologiche ma, alla radice, spirituali che attraversano molte istituzioni odierne, anche le democrazie, mettendo a repentaglio la sicurezza e la concordia tra i popoli. Abbiamo dunque bisogno di religione per rispondere alla sete di pace del mondo e alla sete di infinito che abita il cuore di ogni uomo”.

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   

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