Johnson, il "party gate", le dimissioni: perché il Regno Unito è finito nel caos e cosa può succedere

Il premier avrebbe violato le regole sull’isolamento in piena emergenza Covid. E’ accusato di aver organizzato una “festa” con 100 colleghi per bere in giardino

Boris Johnson (Ansa)
Boris Johnson (Ansa)

Le Idi di Marzo nell’austero palazzo neo-gotico di Westminster, sede del più antico parlamento del mondo, arrivano nelle brume di un gennaio piovoso e non tropo freddo, per Boris Jhonson.  Il nuovo uomo forte del Regno Unito, il vero erede della Thatcher, rischia di finire prematuramente la sua carriera, per colpa di un brindisi in giardino durante il lockdown. A Londra è scoppiato il PartyGate: il premier avrebbe violato le regole sull’isolamento in piena emergenza Covid. E’ accusato di aver organizzato una “festa” con 100 colleghi per bere in giardino. “Dimissioni” urlano l’opposizione laburista, i giornali, l’opinione pubblica radical chic, e anche una parte dei conservatori.

La fine politica di "BoJo"?

È la fine, prematura, di BoJo che perde il regno per un banale drink invece che per il cavallo come successe a Riccardo III secoli prima? In questi due anni e spiccioli, il goffo e spettinato Primo Ministro inglese, lontano anni luce dall’idea del gentleman inglese azzimato ed elegante, è stato dato per morto molte volte. E altrettante è risorto dalle ceneri più forte di prima. Anche per questo inciampo, pompato più del giusto, si rischia di celebrare un funerale troppo presto, senza il morto nella bara.  A un osservatore esterno, il PartyGate che potrebbe far calare il sipario su Boris è tutto sommato poca roba: non c’è corruzione, non ci sono danni ai cittadini. C’è un sovrano che ha goduto di un trattamento speciale, ma questo è in fin dei conti comprensibile. Un Primo Ministro non può essere sopra la legge, ma gli si concede uno spazio di manovra più ampio.

Regole e puritanesimo inglese

La politica inglese è permeata da un puritanesimo che agli occhi di un italiano fa sorridere, abituato a duemila anni di scandali e corruzioni, tra ministri con case al Colosseo a loro insaputa, nipotine di Mubarak e affari con regimi arabi. In teoria, quello di Boris è un passo falso che il premier potrebbe liquidare facilmente, ma per le regole non scritte della democrazia inglese può trasformarsi in una ghigliottina che lo decapita per sempre. E il premier, grande studioso del mondo classico, ha fiutato il serio pericolo: in aulta si è presentato senza la solita spavalderia; senza la sua retorica fulminante (che lo avvicina al suo idolo Winston Churchill). Si è invece mostrato umile e a testa bassa: le scuse, profuse a volontà, erano però più rivolte ai suoi compagni di partito che all’opposizione. Perché il Partygate sembra più il classico pretesto, fuoco amico: assomiglia a una congiura di amici per uccidere il “tiranno” Giulio Cesare.

Non ci sono veri contendenti

Più che le orecchie basse, però, la vera arma di Boris è l’assenza di veri contendenti: dentro al partito Tory non ci sono, per ora, alternative all’attuale Primo Ministro. Uno dei papabili a sfilargli la poltrona al 10 Downing Street è l’astro nascente Rishi Sunak, il Cancelliere dello Scacchiere (ministro del Tesoro). E infatti il belloccio e sempre elegante ministro ha disertato l’aula durante la gogna di Boris, adducendo come scusa una visita ufficiale fuori Londra. Ma Sunak non è un politico, ed è ancora acerbo: è un ex banchiere d’affari, viene dall’odiata finanza, cosa che lo rende ostile alla working class.

La nuova “Lady di Ferro” Liz Truss

Difficile immaginare il fighetto Sunak andare a sporcarsi le mani nelle periferie di Manchester o Birmingham a cercare voti tra casalinghe e camionisti. L’altro cavallo rampante dei Tory è la nuova “Lady di Ferro” Liz Truss: ha preso il posto di Dominic Raab, travolto da uno scandalo, al Foreign Office, il ministero degli Esteri, un ruolo chiave del Governo. E’ la Numero Due dell’attuale Cabinet: potrebbe aspirare a far fuori Boris, ma è ancora presto e non si mai cimentata con il voto popolare su larga scala (è stata eletta parlamentare nel 2010 e questa è la sua unica esperienza).

I successi di Boris

Boris è stato eletto sindaco di Londra e ha passato indenne gli anni da Primo Cittadino; ha stravinto le elezioni politiche del 2019; ha fatto la Brexit; ha vinto contro la Ue; sta traghettando il paese fuori dal Covid senza troppi scossoni. I congiurati, guidati da tanti Bruto, vorrebbero compiere il Cesaricidio alle Idi di Gennaio, ma non è detto che il complotto abbia successo. E lo stesso Boris, da grande amante della storia antica, sa che per Cesare stesso furono necessarie 23 coltellate. Una, da sola, non basta.