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Altro che via della Seta, ecco perché anche con la Cina siamo gli ultimi d’Europa

I cinesi sono il primo partner commerciale della Germania nel 2017 con 186 miliardi di euro, la Francia ha un interscambio con Pechino di 70 miliardi di euro, l’Italia di soli 42

Alberto Negridi Alberto Negri   
Altro che via della Seta, ecco perché anche con la Cina siamo gli ultimi d’Europa

Con l’Italia americani ed europei usano sempre il doppio standard. Washington poi applica al caso italiano la geopolitica dei pezzenti. Quando c’era da decidere la pipeline del gas tra Mosca e l’Italia, il South Stream, gli europei e gli Usa l’hanno bloccata mentre la Germania ha avuto via libera per il North Stream che porta il gas di Putin a Berlino. Adesso con la Cina è più o meno la stessa cosa. Ecco le cifre dei veri rapporti economici con Pechino dei nostri concorrenti e alleati di Washington.

La Cina è il primo partner commerciale della Germania nel 2017 con 186 miliardi di euro, la Francia ha un interscambio con Pechino di 70 miliardi di euro, l’Italia di 42, la metà di Parigi e quasi un quinto rispetto a Berlino. La Gran Bretagna in Europa è la prima meta degli investimenti della Cina, l’interscambio tra i due paesi è pari a 79 miliardi di dollari. Londra tra l’altro è uno dei fondatori dell’Asian infrastructure investment bank (Aiib), per finanziare le infrastrutture cinesi. In 10 anni la Cina ha fatto 227 acquisizioni in Gran Bretagna, 225 in Germania, 89 in Francia, 85 in Italia. I cinesi sono azionisti nei porti di Rotterdam e in Belgio, oltre che proprietari dell’aereoporto di Francoforte e nessuno ha detto nulla.

Adesso che gli altri Paesi europei hanno fatto molti più affari di noi con la Cina i nostri concorrenti vogliono frenare gli accordi dell’Italia mettono i paletti alle partecipazioni cinesi dopo essersi sbilanciati per anni. Non per motivi politici o di sicurezza, come stanno sbandierando, ma perché potremmo erodere qualche quota del mercato cinese, senza per altro arrivare mai, neppure lontanamente, ai livelli tedeschi, francesi o inglesi.

Il famoso Memorandum Italia-Cina che riguarda le Vie della Seta è solo simbolico senza nessun impegno concreto. I cinesi puntano agli investimenti logistici su Trieste come li hanno già fatti a Venezia e Porto Marghera (sui container, cosa che qui non ha sollevato nessuna obiezione). Non verrà neppure toccata la questione della rete G-5 e della Huawei, che per altro è il maggiore investitore nelle reti di tutta Europa ed è già penetrata in forze anche in Francia e nell’Est europeo.

L’ambasciatore Usa Eisenberg, noto per essere il finanziere che ha guadagnato più soldi al mondo con una sola operazione, ha tirato le orecchie a un nostro sottosegretario per gli accordi con la Cina. Ma gli Usa non dicono nulla a Israele dove Pechino si è comprato il porto di Haifa, lo scalo della marina americana, ed è il maggiore partner asiatico della Cina. Come gli Usa non  dicono nulla al presidente turco Erdogan, Paese membro della Nato, che compra i missili di Putin. In Italia gli Usa hanno dozzine di basi militari, 13 mila soldati e 70 testate nucleari: che vogliono di più per sentirsi al sicuro? A noi camerieri italiani gli Usa lasciano solo mancette. Che abbiano un po’ di riaspetto per i nostri sovranisti, suvvia.

Alberto Negridi Alberto Negri   
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