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[L'analisi] Come l’Italia ha perso la Libia. Governo e opposizione inesistenti

Roma sostiene Tripoli ma la Turchia con l’appoggio di Sarraj contesta i nostri diritti di esplorazione del gas offshore a Cipro e invia droni nella parte turca dell’isola

Alberto Negridi Alberto Negri   
[L'analisi] Come l’Italia ha perso la Libia. Governo e opposizione inesistenti

L’Italia sta perdendo la Libia ma qui nessuno si muove. Si sta preparando infatti la battaglia finale per Tripoli assediata. La Turchia al vertice arabo di Doha ha confermato di essere pronta a inviare truppe a sostegno del governo Sarraj contro il generale Khalifa Haftar, aiutato da Russia, Egitto, Emirati. L’Italia sostiene Tripoli ma la Turchia proprio con l’appoggio di Sarraj contesta i nostri diritti di esplorazione del gas offshore a Cipro e invia droni nella parte turca dell’isola.

Libia ad Erdogan o a Haftar e a Mosca

La scelta dunque è tra una Libia in mano a Erdogan o una in pugno a Haftar e a Mosca. Con ogni probabilità, pur avendo l’Italia un contingente di 300 militari per proteggere un ospedale a Misurata, non faremo nulla e perderemo comunque la Libia. E’ esattamente quello che vogliono da tanto tempo i nostri alleati e concorrenti per far svanire definitivamente la nostra presenza nel Paese che resterà limitata, se va bene, a quella dell’Eni, dei pozzi petroliferi, dei giacimenti di gas, del terminale di Mellitah e del gasdotto Green Stream: nessun altro Paese straniero ha in Libia una presenza energetica, economica e strategica così grande e nessun governo straniero come quello italiano conta di meno sul campo.

Anni di errori

E’ il risultato di anni di errori e omissioni. Nel 2011 non ci siamo accorti che la Francia tramava contro Gheddafi e quando sono esplose le "primavere arabe" e la rivolta di Bengasi il governo Berlusconi fu colpevolmente preso in contropiede da Parigi, dalla Gran Bretagna e dagli Usa. Poi gli italiani, intimoriti dai ricatti Usa e della Nato, con l’assenso del presidente della Repubblica Napolitano, hanno partecipato ai raid contro il nostro maggiore alleato nel Mediterraneo con cui sei mesi prima avevano firmato accordi miliardari e di difesa: con questa mossa abbiamo perso ogni credibilità non solo in Libia ma su tutta la Sponda Sud, come si percepisce chiaramente anche dal caso Regeni.

Bloccare il flusso di migranti: l’unica ossessione italiana

Per anni poi la nostra politica estera in Libia si è limitata a sostenere fazioni e milizie che avrebbero dovuto bloccare il flusso di migranti, l’unica ossessione italiana. Abbiamo quindi trascurato di fare politica affidandoci al governo Sarraj sostenuto dall’Onu ma in pratica avversato da quasi tutta la comunità internazionale perché legato ai Fratelli Musulmani, perdenti in Egitto e in quasi tutto il Medio Oriente ma sostenuti dalla Turchia. Soltanto recentemente la Francia si è spostata su Tripoli ma per motivi tattici.

Ormai la Libia è persa

Così il nostro primo ministro Conte si è bevuto, venerdì a Bruxelles, l’ennesima riunione con la Francia e la Germania senza accorgersi che ormai la Libia è persa. La Germania non si schiera, vuole restare neutrale come lo è stata fin dal 2011, e la Francia gioca tra Tripoli e il generale Haftar. Ora si dice che il nostro ministro degli Esteri Di Maio si prepari ad andare a Tripoli martedì: si deve brigare perché potrebbe essere l’ultima volta. Ma soprattutto che ci va a fare? O l’Italia si schiera anche militarmente con Sarraj e la Turchia o lascia che sia Haftar, con l’appoggio dei mercenari russi, degli egiziani e degli emiratini a gestire la situazione.

L'accordo sul gas

Tra l’altro la Turchia ha fatto firmare al governo Sarraj un accordo che contesta i diritti dell’Italia e di altri Paesi a esplorare le risorse di gas offshore a Cipro greca nella “zona di sfruttamento esclusivo”: in poche parole dobbiamo decidere se conservare le risorse libiche o puntare su quelle del Mediterraneo orientale. Una scelta complicata perché la Libia è strategica. Quindi dovremmo sostenere Erdogan in Libia perché fa, in parte, nostri interessi ma stare sotto il suo ricatto a Cipro, dove fortunatamente anche altre potenze come l’Unione europea, Israele, la Francia e gli Usa hanno consistenti interessi.
In sintesi l’Italia ha demandato agli altri il destino dei suoi interessi nel Mediterraneo nella più completa incapacità del governo, dell’opposizione e nell’indifferenza dell’opinione pubblica. Altro che cialtronate come il sovranismo, qui si parla a vanvera.

Alberto Negridi Alberto Negri   
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