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Irlanda, Norvegia e Spagna riconoscono lo Stato di Palestina, Israele: "Una ricompensa al terrorismo"

Per Sanchez Netanyahu "mette in pericolo la soluzione dei due Stati" e nella Striscia "sta provocando solo morte e distruzione". Morte 26 persone nel bombardamento di Gaza City

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Il premier norvegese Jonas Gahr Store, l'irlandese Simon Harris e lo spagnolo Pedro Sanchez (Ansa)
Il premier norvegese Jonas Gahr Store, l'irlandese Simon Harris e lo spagnolo Pedro Sanchez (Ansa)

Spagna, Norvegia e Irlanda riconosceranno ufficialmente lo Stato palestinese dal 28 maggio e il presidente spagnolo, Pedro Sanchez ha detto che il presidente israeliano, Benjamin Netanyahu, "mette in pericolo" la soluzione dei due Stati. Inoltre non ha un progetto di pace e la sua politica ha provocato "solo dolore e distruzione a Gaza". La risposta di Tel Aviv è stata quella di richiamare gli ambasciatori e bollare le prese di posizione come "una ricompensa al terrorismo". Diffuso il filmato di cinque soldate israeliane sequestrate da Hamas il 7 ottobre. Un video che ha fatto il giro del mondo, ma sul quale Hamas ha detto che "le immagini sono state manipolate". Domani si attende intanto la decisione della Corte internazionale dell'Aja sull'accusa di genocidio a Israele. 

"Israele non sarà scoraggiato nella sua guerra ad Hamas dalla decisione che domani la Corte di giustizia dell'Aja, su input del Sudafrica, potrebbe dare su uno stop alla guerra a Gaza e all'operazione a Rafah", ha detto ai media Avi Hyman, uno dei portavoce del governo israeliano. "Nessun potere sulla terra fermerà Israele dal proteggere i suoi cittadini e perseguire Hamas nella Striscia".

Israele contro Irlanda, Norvegia e Spagna

Il ministero degli Esteri israeliano ha dichiarato che i legami di Israele con Irlanda, Norvegia e Spagna subiranno "gravi conseguenze" dopo che i loro governi hanno deciso di riconoscere uno Stato palestinese a partire dalla prossima settimana. "Ci saranno ulteriori gravi conseguenze per le relazioni con i loro Paesi a seguito della decisione presa", ha dichiarato un alto funzionario del ministero. Il funzionario ha parlato dopo aver incontrato gli inviati dei tre Paesi per "rimproverarli" per la mossa dei loro governi annunciata ieri.

Gallant: l'operazione andrà avanti a Rafah

"Stiamo rafforzando il nostro impegno contro Rafah. L'operazione andrà avanti e aumenterà con altre forze di terra e dall'aria. Raggiungeremo i nostri obiettivi". Lo ha detto il ministro della difesa Yoav Gallant che oggi è stato a largo della costa di Gaza a bordo di un battello militare. "I nostri sforzi - ha spiegato - sono di dare un durissimo colpo ad Hamas e privarlo delle sue potenzialità militari e creare le condizioni per il rilascio degli ostaggi".

Hamas: il valico di Rafah resta di Egitto e Palestina

"Il valico di Rafah era e rimarrà un valico palestinese-egiziano, e l'occupazione israeliana ha la piena responsabilità della sua chiusura": lo afferma una fonte di Hamas all'emittente statale egiziana Al Qahera, mentre gli aiuti per Gaza e l'espatrio dei feriti restano fermi per il 17/o giorno consecutivo. "L'aggressione israeliana contro Rafah palestinese - aggiunge la fonte - ha portato ad un aggravamento della crisi umanitaria impedendo l'ingresso degli aiuti e privando i residenti della libera circolazione e della possibilità di cure all'estero".

A Gaza City i morti sono 26

L'agenzia di protezione civile di Gaza ha affermato che sono 26 le persone rimaste uccise in due attacchi aerei israeliani sferrati prima dell'alba contro Gaza City. In precedenza, l'agenzia di stampa Wafa aveva riferito di 16 morti in un attacco sul quartiere Al-Daraj della città. Il portavoce dell'agenzia di protezione civile Mahmud Bassal ha confermato all'Afp il raid specificando che è stata colpita la casa di una famiglia. Bassal ha poi riferito che altre 10 persone sono morte in un secondo attacco contro una moschea. Tra le 26 vittime totali ci sono almeno 15 bambini, di cui 10 uccisi nel raid sull'abitazione di Al-Daraj.

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