[L’intervista] “Sarkozy voleva i pozzi di petrolio italiani. I migranti utilizzati come un’arma contro il vostro Paese”

Parla Moftah Missouri, l’ex consigliere di Gheddafi: “L’ex presidente francese ha preso i nostri soldi per la sua campagna elettorale. Silvio Berlusconi è stato un interlocutore leale e credibile"

Nicolas Sarkozy stringe la mano a Mu'ammar Gheddafi
Nicolas Sarkozy stringe la mano a Mu'ammar Gheddafi

Quando Islam Gheddafi, figlio dell’ex dittatore libico, svela di volersi ufficialmente candidare alle elezioni presidenziali libiche, sul tavolo dell’ex presidente francese Nicolas Sarkozy arriva un conto molto salato da saldare: dovrà difendersi dall’accusa di finanziamento illecito alla sua campagna elettorale del 2007. I fondi glieli avrebbe ‘donati’ l’ex leader libico Mu'ammar Gheddafi, prima munifico sponsor del candidato all’Eliseo, poi vittima della guerra che lo stesso ex premier francese aveva scatenato per scaraventarlo giù dal soglio che il Colonnello aveva occupato praticamente dal 1969. Anno in cui le sue truppe detronizzarono re Idris I, giudicato da Gheddafi e da altri ufficiali troppo servile nei confronti di Stati Uniti e Francia. L’obiettivo di Sarkozy era quello di zittire il Colonello, prima che svelasse qualcosa sui fondi neri provenienti da Tripoli. Gheddafi fu alla fine catturato e ucciso senza un regolare processo dai ribelli del CNT segnando con la sua morte, almeno formalmente, la fine della guerra civile.

Moftah Missouri, ex consigliere e interprete di Gheddafi

La storia, che come si vedrà ha causato seri danni anche alla politica economica del nostro Paese, è venuta comunque a galla: la procura francese ha detto pubblicamente che Sarkozy è da considerare un ‘delinquente’. Una conferma indiretta a quest’affermazione l’ha data a tiscali.it Moftah Missouri, consigliere e interprete di Gheddafi anche quando a Tripoli il 6 ottobre 2005 il Colonnello libico aveva incontrato l'allora ministro dell'Interno francese Nicolas Sarkozy. “Non sono in grado di dire se Sarkozy è un criminale: non è mio compito decidere se lui è o meno un bandito (ci penseranno i tribunali francesi). Penso però che nessuno possa nascondere la verità che verrà fuori dalle indagini. Per quanto riguarda Sarkozy che riceve soldi o meno, potete chiedere ad altri testimoni come l'intermediario franco-libanese Ziad Takieddine che ha confermato pubblicamente di aver portato borse alla persona interessata”.  

Anche dalle carte che risalgono a dicembre 2006, autografate dal responsabile dell’intelligence libica Moussa Koussa, è emerso un pagamento di 50 milioni di euro a sostegno della candidatura di Sarkozy. “Le Monde” ha anche rilevato che dirigenti libici dell’epoca di Gheddafi avrebbero confermato “i sospetti dei finanziamenti illeciti”. I rapporti tra Gheddafi e Sarkozy furono buoni sino al 2011, quando i regimi in auge in Egitto e Tunisi capitolarono sotto le bordate delle “primavere arabe”. La Francia, che in quei frangenti perse la sua influenza su Tunisi e Il Cairo, guardò allora con avidità a Tripoli (a spese dell’Italia), così propose a Londra e a Washington di allargare le “primavere arabe anche alla Libia”. Sostenuti dalla Total e dalla British Petroli, Parigi e Londra non vedevano l’ora di prendere il posto dell’Eni, per accaparrarsi l’eccellente greggio libico. In prima linea Sarkozy, che all’improvviso accusa il Colonnello di essere un ‘dittatore’, anche perché con la guerra si sarebbe potuto liberare di uno scomodo testimone e di un debito che non voleva onorare.

Moftah, prima dice di aver visto i documenti che provano l’accordo Gheddafi-Sarkozy, poi spiega perché il governo libico lo aveva finanziato. “Si, confermo di aver visto il documento stilato fra le due parti: riguardava la proposta di pagare 50 milioni di euro per sponsorizzare la campagna elettorale dell’ex presidente francese”.  Il bailamme messo su dal marito di Carla Bruni, com’è noto, è stato determinante anche nella carriera politica, peraltro già minata da tutta un’altra serie di questioni personali, di Silvio Berlusconi. Che in Libia, secondo quanto afferma Moftah, ha goduto e gode di buona fama: “L'Italia ha colonizzato il mio Paese, per questo i nostri rapporti hanno sempre avuto molti alti e bassi. Durante il governo di Berlusconi le relazioni bilaterali erano però buone ed era stata aperta una nuova pagina: Berlusconi aveva portato avanti una cordiale e fruttuosa cooperazione fra i due paesi”. A Moftah invece non piace il rapporto che i governi di centro sinistra hanno instaurato con la Libia. “Sono stati governi prevenuti nei nostri confronti, le loro politiche avrebbero potuto mettere a rischio gli interessi della grande nazione italiana”. Il futuro? “Consiglio alle vostre istituzioni di lavorare nell’interesse dell'Italia e di non sfidare i libici: non hanno mai dimenticato la storia, né quella passata, né quella recente”.  

L’Italia ha molti interessi in Libia, petrolio in primis. “È normalissimo che il vostro Paese cerchi di migliorare e proteggere i suoi interessi in Libia ma deve farlo con le autorità ufficiali e legali: l'attuale governo legalmente non rappresenta nessuno: il mio popolo ha capito che alcuni stati stanno provando a imporre un governo ‘preconfezionato’, non lo accetteranno mai”.  Moftah sostiene che l’unico interlocutore credibile è Berlusconi. “Penso che l'ex Presidente abbia fatto un grosso lavoro e del suo meglio per risollevare e normalizzare le relazioni tra i nostri paesi. Ha avuto successo sotto questo aspetto. Berlusconi è un uomo di convinzioni e leale coi suoi amici, ma ha dovuto far fronte a forti pressioni. Certamente non voleva nessuna implicazione italiana nell'aggressione della Nato in Libia. Mi levo il cappello davanti a idee così responsabili”. Moftah dice la sua sulla vicenda migranti. “La migrazione è un fatto incontrovertibile, com’è incontrovertibile che durante la guerra è stata usata come un’arma, per mettere sotto pressione l'Italia, per destabilizzare ulteriormente la Libia e per mettere gli africani contro il vostro Paese. Se gli europei avessero fatto quello che avrebbero potuto fare per ristabilire le istituzioni legittime, queste ondate di migranti non ci sarebbero state”.