L'incandescente spartizione del Kashmir, così l’India ha cancellato uno Stato nel silenzio generale

L’India ha cancellato uno Stato nel silenzio generale. E col Pakistan si confronta ancora una volta sull’Himalaya

Kashmir (Ansa)
Kashmir (Ansa)

Con un golpe politico senza precedenti e contro le convenzioni internazionali il governo di Delhi sta cancellando il Kashmir e lo avvia verso la spartizione. E così due potenze nucleari, India e Pakistan, che nessuno ha mai messo sotto controllo e che non osservano alcun trattato internazionale sull’atomica, si confrontano ancora una volta sull’Himalaya. Mentre l’Iran, che pure aveva firmato nel 2015 un accordo sul nucleare, viene messo sotto sanzioni dagli Usa e la Corea del Nord continua indisturbata i suoi esperimenti missilistici trattando con Trump, nessuno ha il coraggio di dire una parola e tanto meno di intervenire in una delle dispute territoriali e politiche più pericolose per la sicurezza internazionale. Mettere il dito tra Pakistan e India è come in infilarlo in una presa di corrente e restare fulminati.

La Svizzera dell'Himalaya 

Eppure il Kashmir, in origine, avrebbe dovuto essere una sorta di Svizzera delle Himalaya. All’indomani della spartizione nel 1947 dei domini dell’impero britannico tra India e Pakista, il sovrano locale indù voleva per il suo regno la stessa neutralità della Svizzera, senza dovere scegliere per forza tra Pakistan e India. Era previsto anche un referendum tra la popolazione, a maggioranza musulmana, che non si tenne mai. Non la pensavano così comunque gli indiani guidati da Nehru e Lord Mountbatten che l’assegnarono all’India mentre l’Onu ne delimitava i confini lasciando al Pakistan un lembo di territorio.

Per attenuare le tensioni la costituzione indiana nel 1949 aveva previsto che il Kashmir avesse uno statuto speciale, quello che è stato appena abolito dal presidente indiano Modi, un iper-nazionalista che intende con questo colpo di mano tenere fede alle promesse elettorali della primavera scorsa e forse far dimenticare qualche difficoltà economica di un Paese gigantesco che stenta a decollare.

Invece altro che Svizzera

Altro che Svizzera. Per il Kashmir si sono combattute quattro guerre, nel 1947, nel 1965, nel 1971 e nel 1999, ma l’ultima tensione risale all’inizio di quest’anno quando fu abbattuto un caccia indiano e poi il pilota venne restituito dai pakistani alle autorità di Delhi. Sembrava che questo gesto potesse avviare una distensione ma non è stato così: gli indiani hanno sempre rifiutato un vero e proprio negoziato con i pakistani. Il Pakistan, sull’altro fronte, ha per altro utilizzato il Kashmir per fomentare le tensioni e ha infiltrato nella regione i gruppi islamici più radicali che nel Kashmir si sono anche “allenati” alla guerriglia in Afghanistan. Insomma la diffidenza tra le parti regna sovrana.

Adesso il Kashmir, per decisione della autorità indiane, ha le comunicazioni interrotte ed è stato piombato in una sorta di isolamento. E’ stato abolito il diritto di avere una propria Costituzione e una propria bandiera, con leggi che conferivano diritti speciali ai residenti permanenti del territorio. In pratica la proprietà era riservata ai kashmiri: l'abolizione di questa legge aprirebbe le porte alla colonizzazione indù in terra musulmana.

Quale il progetto?

Ma quale è il progetto del presidente Modi? Il Kashmir secondo il governo di Delhi verrà diviso in due entità: una sarà denominata Kashmir con la maggioranza musulmana, un’altra si chiamerà Jammu a maggioranza indù. Con il Ladak a maggioranza buddista che costituirà una sorta di enclave tibetana. Ma la decisione più significativa sarà proprio quella di annullare il divieto di acquisto di case e terreni da parte non residenti in Khasmir: questo significa che Delhi si prepara a lanciare una sorta di Opa sulla regione dando via libera agli investimenti e al ripopolamento da parte degli indù.

Non potendo eliminare i musulmani l’obiettivo a medio e lungo termine è quello di metterli in minoranza economica e demografica. E noi non diremo nulla, secondo un copione che abbiamo già collaudato ampiamente con le colonie ebraiche in Palestina o con i curdi in Siria dove Erdogan e la Turchia preparano una nuova offensiva. Il tutto in un assordante silenzio che verrà rotto da violenze e altri conflitti.