Il "virus della violenza di genere": rapporto Oxfam denuncia un'impennata di casi

Il 'virus della violenza di genere': rapporto Oxfam denuncia un'impennata di casi
di Askanews

Roma, 25 nov. (askanews) - Dall'inizio dell'emergenza Covid19 i casi di violenza di genere sono aumentati in tutto il mondo in modo esponenziale, in una fase che ha visto le donne gravemente penalizzate dalla crisi occupazionale, con una perdita di 800 miliardi di dollari di reddito nel 2020. Si prevede che altri 47 milioni di donne finiranno in povertà estrema quest'anno, pagando in prima persona gli effetti della crisi globale.È l'allarme lanciato da Oxfam con un nuovo rapporto diffuso in occasione della Campagna "16 giorni di attivismo contro la violenza di genere", che prende il via oggi con la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. I dati, relativi a 10 paesi in 5 continenti, rivelano come nei primi mesi di lockdown il numero di chiamate ai centri anti-violenza per segnalare episodi di violenza domestica da parte delle stesse donne, sia aumentato tra il 25% e il 111%.Nel dettaglio questi gli incrementi:" in Argentina e nel Regno Unito del 25%; " in Colombia del 79%; " in Italia del 73%; " in Tunisia del 43%; " in Cina e Somalia del 50%; " in Sud Africa del 69%; " in Malesia di ben il 111%.Secondo la National Commission for Women anche in India il dato sarebbe allarmante con un +250% dei casi nello stesso periodo. La pandemia ha innescato in molte famiglie una "tempesta perfetta", che ha esasperato differenze di potere e accesso alle risorse già esistenti tra uomini e donne. Una crisi non solo economica ma anche umana, fatta di ansia sociale e personale, stress, pressione economica e lavorativa, isolamento, aumento dell'uso di alcol e droghe. Gli stessi operatori sociali, si sono detti in molte occasioni incapaci di prestare soccorso a donne e ragazze rimaste gravemente ferite o colpite da tendenze suicide o ancora abusate da partner diventati aguzzini.La gran parte dei paesi si è mostrata incapace di rispondere con efficacia e tempestività, pur di fronte a dati pre-pandemia già molto allarmanti: nel 2018 oltre 245 milioni di donne e ragazze nel mondo hanno subito violenza sessuale o fisica da parte del proprio partner. Un numero, peraltro, superiore al totale dei casi di Covid (199 milioni) registrati tra ottobre 2020 e ottobre 2021.In Italia l'emersione degli episodi di violenza e stalking segnalati ai servizi di pubblica utilità e ai centri anti-violenza da marzo 2020 ha riguardato soprattutto donne di cittadinanza italiana, mentre restano in buona parte ancora non denunciati gli abusi in ambito domestico subiti da donne migranti e rifugiate, oggi ancor più esposte al rischio di tratta e sfruttamento. Un'emergenza a cui Oxfam sta rispondendo con il progetto Wetoo finanziato dalla Commissione Europea che - in Italia, Grecia, Bulgaria, Germania e Serbia - mira a rafforzare le competenze dei servizi e delle istituzioni per l'identificazione e la presa in carico delle donne sopravvissute a forme di violenza di genere.Italia tra abusi non denunciati e scarsa tutela per le persone LGBTQIA+"È terribile che ancora oggi milioni di donne e persone LGBTQIA+ in Italia e in tutto il mondo subiscano forme di violenza e discriminazioni esasperate dalla pandemia. - ha detto Maria Nella Lippi, responsabile dei programmi di giustizia di genere per Oxfam Italia - Il fenomeno strutturale della violenza di genere porta con sé ferite, stress emotivo, danni fisici e psicologici, crescente povertà e sofferenza per chi lo subisce. La pandemia ha messo in tutta evidenza l'incapacità dei Governi, incluso quello italiano, di proteggere le persone che sono esposte a violenza e abusi per l'identità di genere e l'orientamento sessuale".L'Italia resta ancora sotto la media dei Paesi Ue per quanto riguarda l'inclusione sociale delle persone LGBTQIA+ e la percezione delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere (Eurobarometro, 2019). Nel 2020 secondo un'indagine dell'Agenzia europea per i diritti fondamentali (FRA) solo il 39% delle persone LGBTQIA+ in Italia dichiarava di esprimere pubblicamente la propria identità, il 28% di essere stato vittima di discriminazioni sul posto di lavoro, il 32% di essere stato coinvolto in almeno un episodio di violenza nell'ultimo anno. Un contesto nazionale in cui un'alta percentuale di persone LGBTQIA+ non denuncia nemmeno gli abusi alle autorità competenti, con episodi che riguardano anche adolescenti in ambito familiare."Nonostante il quadro drammatico che ancora attraversa il nostro Paese e i tanti appelli pubblici, lo scorso ottobre il Senato ha negato la ratifica del decreto contro l'omobitransfobia (il disegno di legge Zan), lasciando nel nostro ordinamento un vuoto enorme, che si traduce in mancanza di tutele efficaci", aggiunge LippiIn 38 paesi taglio delle risorse per le organizzazioni impegnate contro la violenza di genereLe organizzazioni la cui missione è sostenere donne sopravvissute a violenza sono state le più esposte a tagli di finanziamenti, proprio durante l'emergenza Covid-19, quando il loro lavoro si è fatto essenziale. Da un sondaggio realizzato da Oxfam risulta che oltre 200 organizzazioni per la tutela dei diritti delle donne abbiano registrato una riduzione dei fondi e un minor acceso agli spazi decisionali: ben il 33% ha dovuto licenziare da 1 a 10 dipendenti, mentre il 9% ha dovuto cessare ogni attività.Anche se formalmente 146 Stati membri delle Nazioni Unite hanno dichiarato il loro sostegno all'azione contro la violenza di genere nei piani di risposta al COVID-19, solo un misero 0,0002% dei 26.700 miliardi di dollari mobilitati per rispondere alla pandemia nel 2020 è stato destinato a questo scopo."La pandemia ha aggravato le discriminazioni di genere già esistenti, esponendo donne e persone LGBTQIA+ a nuove violenze e abusi. È certo che se i governi non attueranno politiche e strategie efficaci e adeguatamente finanziate, l'emancipazione delle donne farà gravi passi indietro così come la prospettiva di una società inclusiva e accogliente per tutti. Il momento per agire è ora", conclude Lippi. L'appello ai Governi ad affrontare la disuguaglianza e la violenza di genere La campagna "16 giorni di attivismo contro la violenza di genere", che prende il via oggi, offre ai governi l'opportunità di riconsiderare la disuguaglianza a cui donne e persone LGBTQIA+ sono esposte e agire con la stessa determinazione mostrata nel contrasto alla pandemia per proteggere le cittadine e i cittadini. È necessario altresì investire in servizi di qualità, sostenere le organizzazioni impregnate nella tutela dei diritti delle donne, finanziare in maniera stabile e continuativa i centri antiviolenza ed elaborare analisi e dati - al momento disaggregati - per interventi e politiche capaci di porre fine alla violenza di genere. La violenza di genere è forse tra le più trasversali a livello geografico e sociale. L'importanza di spingere i governi ad agire è una battaglia cruciale. In Iraq, Oxfam sta già lavorando con le organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti delle donne (partner del progetto Naseej), a sostegno della legge nazionale contro la violenza domestica. Dalle analisi svolte da Oxfam sull'impatto della pandemia per le donne in 3 Governatorati del Paese, le violenze di genere durante la pandemia sono aumentate del 65% secondo i servizi a supporto delle vittime e nel 94% dei casi si tratta proprio di violenze domestiche.