Hong Kong, il fronte pro democrazia sfonda: il 90 per cento dei seggi è suo. Duro colpo per la governatrice pro Cina

Le prime elezioni post disordini danno 396 sui 452 in palio ai candidati anti establishment. Carrie Lam: "Ascolteremo con umiltà le opinioni dei cittadini e rifletterà su di loro con serietà"

Hong Kong, il fronte pro democrazia sfonda: il 90 per cento dei seggi è suo. Duro colpo per la governatrice pro Cina
TiscaliNews

Disfatta senza precedenti per il governo di Hong Kong, vicino al regime di Pechino, nelle prime elezioni dall'inizio dei disordini che hanno investito la città-Stato per sei mesi. Il fronte pro democrazia, alle elezioni distretturali, ha parlato chiaramente: il suffragio universale è l'obiettivo da raggiungere. I candidati anti-governativi hanno conquistato quasi il 90% dei seggi, 396 sui 452 in palio, assestando un duro colpo alla governatrice Carrie Lam e al governo centrale di Pechino. Mentre è in ballo ancora l'assegnazione di due seggi, secondo quanto riportano i media locali è rilevante come gli elettori si sono precipitati in massa sulle urne: 4,13 milioni di elettori totali registrati (+32% sul 2015),mentre l’affluenza è stata del 71,2%.

Il governo di Hong Kong ascolterà "certamente con umiltà le opinioni dei cittadini e rifletterà su di loro con serietà". 

E' l'impegno della governatrice Carrie Lam affidato a una nota, che è il primo commento dopo la pesantissima sconfitta del fronte pro-establishment alle elezioni distrettuali di domenica. Il governo, ha assicura la Lam, "rispetterà il risultato del voto".

Pechino ribadisce: Hong Kong è parte integrante della Cina

"Hong Kong è parte integrante della Cina, a prescindere dal risultato elettorale", ha detto il ministro degli Esteri cinese Wang Yi. "Qualsiasi tentativo di danneggiare il livello di prosperità e stabilità della città, non avrà successo", ha continuato Wang nel primo commento ufficiale di Pechino sull'esito del voto a Hong Kong. 

Il movimento anti-governativo è partito a giugno in risposta alla contestatissima legge sulle estradizioni in Cina, puntando poi a sollecitare il varo di riforme democratiche. A tale scopo, il movimento ha varato una piattaforma di cinque punti, tra cui il suffragio universale e un’indagine indipendente sulla brutalità della polizia nella repressione delle proteste