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L'esercito israeliano a Khan Yunis, "circondata la casa del capo di Hamas". Si bloccano le trattative per il rilascio degli ostaggi

L'aviazione ha colpito "250 obiettivi" nelle ultime 24 ore. L'Idf: "Un altro mese di guerra prima della tregua". Il gruppo fondamentalista: "No a negoziati per gli ostaggi". Netanyahu incontra i familiari dei rapiti: "Non possiamo liberarli tutti". Ci sono ancora 138 persone prigioniere nella Striscia. Vittime palestinesi già 17mila, 70% donne e bambini

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L'esercito israeliano ha circondato da ieri la casa del leader di Hamas, Yahya Sinwar, a Khan Yunis (Gaza), il più importante obiettivo di Israele. Lo scrive il quotidiano Haaretz, che cita il canale saudita Al-Arabiya Channel. E proprio lungo le vie della seconda città della Striscia - da settimane affollata degli sfollati che da Gaza City si sono riversati verso Sud - si stanno svolgendo le operazioni militari dell'Idf, che vanta in questa seconda fase nuove regole di ingfaggio. Ovvero la possibilità di sparare a vista anche si si ha il sospetto che le npersone intercettate siano seconde e terze file di Hamas. Yahya Sinwar, il capo dei capi fondamentalisti, potrebbe nascondersi qui, nella città dove è nato. Tra questi vicoli e queste case chiare potrebbe trovarsi il quartier generale di Hamas - ne sono certi gli israeliani - e qui potrebbero esserci anche Mohammed Deif e Marwan Issa che, assieme a Sinwar, avrebbero pianificato l'assalto del 7 ottobre.

L'Idf peraltro non lascia molto spazio a una soluzione differente dalla guerra che, sostengono alcuni ufficiali della sicurezza israeliana, parlando alla Radio Militare, ci vorrà almeno un mese di pressione militare su Hamas, sia a Nord che a Sud della Striscia, perché si apra una nuova finestra per una tregua e il rilascio di altri ostaggi prigionieri a Gaza. Dove, nel frattempo, i morti hanno già raggiunto il numero impressionante di quasi 17mila, il 70% donne e minori. Versione poi riportata anche da alti funzionari della Casa Bianca americana che parlano di "gennaio" come spartiacque tra questa fase di guerra ad alta intensità e una fase successiva con operazioni mirate sui singoli militanti.

Idf: "Colpiti nella notte 250 obiettivi di Hamas"

L'esercito israeliano, le cui truppe sono nel cuore di Khan Yunis per smantellare il centro di comando di Hamas nel Sud della Striscia, ha reso noto che l'aviazione israeliana ha colpito circa 250 obiettivi nell'enclave nelle ultime 24 ore. 

Intanto Israele fa sapere di avere revocato il visto alla coordinatrice umanitaria delle Nazioni Unite, Lynn Hastings, perché non si è pronunciata contro Hamas per gli attacchi del 7 ottobre. L’Onu la difende: "Ha la nostra piena fiducia". E lascia intendere che le acuse sono infondate.  

La difficile situazione degli sfollati a Rafah

A Rafah, all'estremità sud della Striscia di Gaza, la paura serpeggia nelle strade. I ripetuti ordini di evacuazione lanciati negli ultimi giorni dall'esercito israeliano hanno sospinto verso questa città di 200 mila abitanti, che si estende a ridosso del confine con l'Egitto, un altro milione di persone. Buona parte di loro, giunta fra ieri e oggi da Khan Yunis, non ha ancora trovato un tetto e vaga in cerca di cibo. La gente ha dovuto marciare per sei chilometri, visto che nella zona la benzina è scomparsa da tempo. Giunta al mercato, ha trovato solo bancarelle vuote. Nei luoghi dove si presume ci siano ancora scorte - la sede della Mezzaluna Rossa e le istituzioni gestite dall'Unrwa (l'ente della Nazioni Unite per i profughi) - sono state rafforzate le difese. I dipendenti presidiano gli ingressi e seguono gli spostamenti dei passanti. Nelle vicinanze, agenti armati di manganelli si tengono pronti ad intervenire.

"Tre giorni fa a Khan Yunis - racconta un funzionario, che preferisce non essere identificato - i magazzini dell'Unrwa sono stati attaccati. Un gruppo di persone ha cercato di forzare l'ingresso ed è stato necessario chiedere l'intervento della polizia. Nel frattempo la folla si era ingrossata e gli agenti, per disperderla, hanno sparato in aria". "All'ingresso di Khan Yunis - prosegue il funzionario - un camionista che trasportava un carico di acqua minerale è stato bloccato e costretto alla fuga. I finestrini sono stati frantumati e la folla si è impadronita del carico".

La tensione è palpabile anche al valico di Rafah. Al terminal di uscita ci sono quanti, avendo passaporti stranieri, cercano di varcare il confine. Alcune famiglie dormono là da giorni, in attesa di un permesso. Oggi alcune ambulanze sono state autorizzate a trasportare feriti in Egitto. A breve distanza da loro gruppi di giovani erano appostati in attesa dei camion con gli aiuti provenienti dall'Egitto, nel tentativo di impadronirsi del carico, almeno in parte. Miliziani armati che erano sui camion hanno puntato i fucili e sparato alcuni colpi di avvertimento in aria. Mentre gli automezzi entravano nella strada Sallah-a-din sono stati inseguiti da imprecazioni e da una rabbiosa sassaiola.

I viveri scarseggiano, manca tutto

Nel mercato di Rafah i viveri scarseggiano. Un tempo era celebre per il pesce fresco, ma negli ultimi giorni la marina militare ha colpito i porticcioli di Rafah e della vicina Deir el-Ballah, sostenendo che erano utilizzati dalla Forza navale di Hamas. Da allora ai pescatori è stato impedito di pescare. Il caffè è da tempo introvabile in tutta la Striscia. Per i nuovi arrivati a Rafah, in un ambiente a loro sconosciuto, è inoltre difficile anche fare acquisti alla borsa nera. I negozianti sono sospettosi. Uno di loro, dopo qualche insistenza, ha ammesso di avere ancora "da qualche parte" alcuni sacchi di farina, da 25 kg. "Li posso vendere a 300 shekel ciascuno", l'equivalente di 75 euro. Sei volte il loro valore di poche settimane fa. Una cifra iperbolica per questi sfollati, che hanno perso tutto. L'ultima risorsa resta la Mezzaluna Rossa che potrà dare loro una scatola con un po' di viveri: andranno comunque razionati con cura, perché queste consegne avvengono solo una volta alla settimana.

Stallo sui negoziati per il rilascio degli ostaggi

"Non ci saranno negoziati finché non si fermerà l'aggressione a Gaza". E' la chiusura netta di Hamas, attraverso le parole di Osama Hamdan, rappresentante dell'organizzazione in Libano. Il dirigente punta il dito contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu: "Riterremo Netanyahu responsabile della vita" degli ostaggi detenuti nella Striscia di Gaza. Hamadan inoltre afferma che "gli Usa sono responsabili dei massacri" per "la fornitura d’armi" allo Stato ebraico. "Non importa quanto a lungo durerà la guerra", i miliziani di Hamas "sono pronti a sostenerla", ha aggiunto accusando Israele di essere "assetata di sangue". Affermando che "non ci sarà uno scambio di prigionieri", ovvero non verranno liberati ostaggi in cambio di detenuti palestinesi ''fino a quando continuerà l'aggressione'', Hamdan ha detto che sono ''irraggiungibili'' gli obiettivi israeliani nella Striscia di Gaza. "Questo non è un segno di vittoria, ma piuttosto un segno di sconfitta e di caduta del governo di Netanyahu", ha detto Hamdan. Il vero obiettivo di Netanyahu e del suo esercito, ha aggiunto il leader di Hamas, è quello di "eliminare il popolo palestinese e uccidere la causa".

Netanyahu: "Non possiamo liberare tutti gli ostaggi"

Nelle stesse ore, Netanyahu ha incontrato familiari di ostaggi e ex ostaggi. "Non c'è la possibilità di riportare ora tutti a casa, può qualcuno immaginare che se ci fosse la possibilità, qualcuno la rifiuterebbe?", ha detto il premier provocando tensione e rabbia durante l'incontro, secondo quanto riporta il Times of Israel. Secondo Ynet, il premier ha letto un discorso senza rispondere alle domande dei familiari. Presente all'incontro la figlia di Chaim Peri, ostaggio di 79 anni: la donna ha detto che le persone ancora detenute a Gaza stanno esaurendo il tempo a disposizione e che il ritorno degli ostaggi dovrebbe essere la priorità del governo.

Secondo le stime dell'ufficio del primo ministro, ci sono ancora 138 ostaggi nella Striscia di Gaza. Alla lista dei rapiti è stata aggiunta una persona precedentemente considerata scomparsa. Le autorità israeliane non hanno però voluto fornire dettagli sull'identità dell'ostaggio in questione. Prima della nuova cifra, il governo israeliano aveva riferito che tra i 137 ostaggi a Gaza vi erano 20 donne e due bambini. "Stiamo facendo di tutto per il ritorno degli ostaggi", ha detto il capo di Stato Maggiore delle Idf, generale Herzi Halevi.

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