Il destino italiano in Libia nelle mani del Generale Haftar e del premier Conte

Se Haftar discute con Usa e Fayez al Serraj con l’Ue, Saif al Islam guarda a Mosca. Il secondogenito di Muammar Gheddafi, ha inviato una lettera al presidente russo Vladimir Putin, in cui chiede il sostegno di Mosca per risolvere la crisi libica

Il Generale Haftar e il premier Conte
Il Generale Haftar e il premier Conte

“E pur si muove”. Perlomeno i rapporti non sono più da ferri corti. Evidentemente ambedue le nazioni hanno qualcosa da dare e da avere: l’Italia può offrite tecnologia e risorse economiche, la Libia petrolio e gas. "Una mano lava l'altra e tutte e due lavano il viso". Le due nazioni stanno ritrovando il feeling perduto quando Muammar Gheddafi fu giustiziato. Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha incontrato a Palazzo Chigi il Generale Khalifa Haftar, comandante dell’Esercito nazionale libico (Lna). Al centro dei colloqui i seguiti della Conferenza di Palermo e il sostegno al lavoro del Rappresentante Speciale e capo della missione delle Nazioni Unite di sostegno alla Libia Ghassan Salamè nell`ambito del processo di stabilizzazione del Paese. Oltre a Conte, Haftar, che si tratterrà due giorni a Roma, incontrerà David Robinson, ambasciatore Usa in Tunisia con delega sul dossier libico.

Il memorandum migranti
Il generale libico ha discusso con il premier italiano anche della questione dei migranti. L’Lna da tempo chiede l’attuazione del memorandum d’intesa firmato il 24 luglio del 2007 dalla Commissione europea e dalla Libia di Muammar Gheddafi che prevedeva, tra le altre cose, l’istituzione di un sistema di sorveglianza integrato lungo le frontiere terrestri libiche, con particolare attenzione alle aree soggette a flussi migratori irregolari. Tobruk, la città della Libia orientale dove ha sede il parlamento libico che appoggia Haftar, chiede inoltre riattivazione del Protocollo aggiuntivo tecnico operativo di collaborazione tra l’Italia e l’ex Jamahiriya di Gheddafi per fronteggiare il fenomeno della immigrazione clandestina, sottoscritto il 29 dicembre 2007 a Tripoli dall'allora capo della Polizia, Antonio Manganelli.

Haftar incontra Conte
Haftar si trova in Italia a sole tre settimane dalla conferenza di Palermo per la Libia, dove, a margine dei lavori, aveva incontrato il presidente del Consiglio presidenziale libico, Fayez al Serraj. "Il suo ritorno in Italia conferma quanto importante sia in questo momento la posizione del nostro paese rispetto alla stabilizzazione della Libia, soprattutto mentre la Francia, altro contendente in territorio africano, deve fare i conti con una situazione interna molto difficile", ha spiegato il Messaggero. Dopo una prima giornata di incontri, tra cui quello con l'incaricato d'affari libico a Roma, Haftar ha incontrato il premier italiano a sole tre settimane dalla Conferenza di Palermo dove il generale dettò l'agenda del summit, ignorando quello ufficiale e costringendo pochi selezionati interlocutori a un mini vertice mattutino.

La storica stretta di mano
In quell'occasione, Conte portò a casa una stretta di mano tra i due rivali, Haftar e Sarraj appunto, e un impegno non scritto ad aderire - o perlomeno non ostacolare - al piano dell'inviato dell'Onu in Libia, Ghassam Salamè. Sul tavolo dell'incontro romano, però, non ci sarà solo la futura stabilizzazione della Libia - che nelle intenzioni della comunità internazionale dovrà passare per elezioni entro la fine della primavera del 2019 - ma anche alcuni dossier che riguardano direttamente l'Italia: dal contrasto all'immigrazione illegale alla garanzia di poter contare sulle risorse della mezzaluna petrolifera della Cirenaica. Roma si avvicina sempre più al generale, il tentativo è di sottrarlo all'influenza di Macron.

Il caso dell’ambasciatore Perrone
Resta ancora aperto il caso dell’ambasciatore Giuseppe Perrone, richiamato dopo un'intervista - sgradita proprio ad Haftar - rilasciata in estate sulla data del voto in Libia, questione che ha a lungo contrapposto Italia e Francia, che all'epoca premeva per elezioni in questo dicembre.  Il generale Alberrto Manenti sarebbe dovuto essere il successore di Perrone, ma ora è lo stesso Haftar a rivolere l'ex ambasciatore in Libia. "Dopo Palermo faremo una valutazione definitiva e assumeremo una decisione", aveva detto Conte alla vigilia del summit siciliano, mentre Macron, già da ottobre, ha schierato a Tripoli l'ambasciatrice Béatrice Le Fraper du Hellen. Sull'altro fronte, il premier Sarraj ha incontrato a Bruxelles il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, in Belgio per il vertice della Nato, e l'Alto rappresentante Ue per la politica estera, Federica Mogherini, per "coordinare al meglio l'ulteriore sostegno dell'Ue per portare avanti la transizione politica" in Libia. Anche il ministro degli Affari esteri, Moavero, è a Bruxelles per la riunione della Nato. In un primo momento si era pensato che Sarraj potesse incontrare Haftar a Roma di rientro da Bruxelles proprio con  Moavero, ma l'agenda del capo del governo libico riconosciuto dall'Onu non lo prevede.

Saif al Islam guarda però a Mosca
Se Haftar discute con Usa e Italia e Fayez al Serraj parla con l’Ue, Saif al Islam guarda a Mosca. Il secondogenito di Muammar Gheddafi, ha inviato una lettera al presidente russo Vladimir Putin, in cui chiede il sostegno di Mosca per risolvere la crisi libica. E' quanto ha rivelato alla stampa un membro della delegazione di Saif, Mohammed al-Qailouchi, ricevuto due giorni fa in Russia da diversi funzionari, tra cui il vice ministro agli Esteri, Mikhail Bogdanov. Secondo quanto riportato da al Arabiya, il figlio del defunto leader libico ha espresso a Putin il proprio sostegno al il piano di pace Onu, a condizione che la conferenza nazionale prevista per l'inizio del 2019 porti a una vera riconciliazione nazionale, non escludendo nessuno dalla sua partecipazione, e che le successive elezioni siano trasparenti. Saif al Islam non appare in pubblico da quando venne rilasciato di prigione a Zintan, a Sud di Tripoli, nel giugno 2017. Su di lui pende un mandato di arresto da parte della Corte penale internazionale dell'Aia (Cpi). Il mese scorso, il capo del gruppo di contatto russo per la Libia, Lev Dengov, aveva riferito di "contatti regolari" tra Mosca e il figlio di Gheddafi.