"Tregua per evacuare i soldati feriti", Azovstal respira. Finlandia e Svezia presto nella Nato, ma c'è il no della Turchia

Putin tuona: "L'espansione della Nato non rappresenta una minaccia diretta, ma l'installazione di infrastrutture militari in questi territori provocheranno la nostra risposta"

TiscaliNews

Nei cunicoli dell'Azovstal filtrano spiragli di speranza. Dopo settimane di assedio estenuante, parzialmente sospeso solo per l'evacuazione dei civili, intravedono infine una possibilità di salvezza anche i combattenti feriti asserragliati nell'acciaieria-bunker di Mariupol. L'accordo di tregua, pazientemente tessuto dal governo di Volodymyr Zelensky all'ombra delle polemiche interne sul presunto abbandono del reggimento Azov, è stato annunciato dal ministero della Difesa russo: un cessate il fuoco temporaneo per consentire l'uscita attraverso i corridoi umanitari dei soldati feriti. Nei giorni scorsi, l'Ucraina ne aveva individuati almeno 38 in condizioni gravi, con l'urgenza di cure mediche, che i sanitari a loro volta prigionieri nei tunnel dell'impianto non potevano fornire. Ma in tutto i feriti sarebbero circa 600, mentre nell'elenco aggiornato delle vittime ad Azovstal riferito dal sindaco Vadym Boychenko figurano almeno 15 donne tra militari e operatrici sanitarie.

"Per salvare vite umane, l'intera guarnigione di Mariupol sta attuando la decisione approvata dal Comando militare supremo", ha confermato in un videomessaggio diffuso in serata sui social il comandante del battaglione, Denis Prokopenko, ricordando che i suoi hanno "respinto le forze schiaccianti del nemico per 82 giorni e permesso all'esercito ucraino di riorganizzarsi".

Un'intesa da tradurre ora sul campo, con incognite e sabotaggi sempre dietro l'angolo, come dimostrato dai costanti rimpalli di accuse sulle violazioni nei giorni della fuga dei civili. Il balletto di annunci e smentite era iniziato già prima della dichiarazione di tregua, quando i filorussi di Donetsk hanno comunicato l'uscita dei primi dieci combattenti dall'impianto sventolando bandiera bianca: una resa negata dal consigliere del sindaco Petro Andryushchenko. Secondo i piani di Mosca, i corridoi dovranno condurre i feriti verso est a Novoazovsk, nel territorio controllato dai separatisti, mentre Kiev continua a premere per la mediazione della Turchia, che si è nuovamente detta pronta ad evacuare i militari con una nave dal vicino porto di Berdyansk a Istanbul. A Mariupol, intanto, continuano a emergere orrori.

Una quarta fossa comune è stata individuata da Radio Svoboda nei pressi del cimitero centrale della città, analizzando foto satellitari della società americana Maxar. La sepoltura di massa appare composta da due trincee, una delle quali lunga oltre 30 metri, che sarebbero state scavate già a inizio marzo. Nel resto dell'Ucraina, invece, le armi non tacciono.

La controffensiva prosegue sulle ali dell'entusiasmo nella regione di Kharkiv, la seconda città nel nord-est del Paese, dove l'esercito di Kiev rivendica di aver ripreso il controllo fino al confine con la Russia. Un'avanzata che, se consolidata, darebbe un'ulteriore iniezione di fiducia alle truppe, che già attendono l'arrivo delle nuove forniture di armi pesanti dagli alleati occidentali. "Signor Presidente, ce l'abbiamo fatta", festeggiano intanto orgogliosi i militari al fronte in un video diventato virale sui social e rivolto a Zelensky, che ha subito risposto esprimendo "una gratitudine senza confini" alle truppe del 227/mo battaglione della 127/ma brigata delle forze di difesa territoriale.

L'avanzata ha intanto spinto Mosca a rafforzare il controllo sul confine nelle regioni di Bryansk e Kursk, mentre fino a sette battaglioni delle forze armate bielorusse continuano a presidiare la frontiera con l'Ucraina, costringendo le truppe di Kiev a non allentare la sorveglianza. Per la Russia, però, potrebbe trattarsi anche di manovre per concentrare gli sforzi sull'offensiva nel Donbass. Attacchi che le forze ucraine, quando non possono contrastare, cercano di frenare. Come dimostra la riproposizione della tattica di far saltare i ponti ferroviari nell'oblast di Lugansk tra Rubizhne e Severodonetsk, la più orientale delle città controllate da Kiev, dove il governatore Serhiy Gaidai ha denunciato la morte di almeno 10 persone in una giornata di pesanti raid su infrastrutture civili, compreso un ospedale.

Le truppe d'invasione si concentrano poi in direzione di Donetsk, raggruppando secondo lo Stato maggiore di Kiev i propri reggimenti nell'area di Izyum per tentare uno sfondamento a sud, mentre altre avanzate sono state respinte a nord-est, nell'area di Sumy, e gli attacchi missilistici proseguono anche su zone residenziali nella fascia costiera, da Mykolaiv a Odessa.

Mentre il conflitto va avanti la Nato apre le porte a Finlandia e Svezia. Stoccolma chiederà ufficialmente l'adesione alla Nato: lo ha annunciato la premier svedese Magdalena Andersson parlando di una nuova "era" per il Paese scandinavo. "Il governo - ha dichiarato in una conferenza stampa - ha deciso di informare la Nato del desiderio della Svezia di diventare membro dell'Alleanza". Ma c'è chi non sembra intenzionato ad accettare i due nuovi paesi. "Non diremo 'sì' all'ingresso nella Nato di coloro che impongono sanzioni alla Turchia", ha affermato il Presidente turco Recep Tayyp Erdogan, ribadendo così l'opposizione di Ankara all'ammissione dei due Paesi nordici. "Entrambi i paesi non hanno un atteggiamento chiaro e inequivocabile nei confronti delle organizzazioni terroristiche", ha aggiunto, sottolineando che delegazioni di Helsinki e Stoccolma "non devono stancarsi per venire in Turchia lunedì a persuaderci".

Intanto, con una dichiarazione congiunta, i ministri degli Esteri di Estonia, Lettonia e Lituania salutano la "storica decisione" di Svezia e Finlandia di voler entrare nella Nato e assicurano di voler fare "tutto il necessario" per sostenerli. "Siamo fiduciosi che Svezia e Finlandia contribuiranno all'unità, la solidarietà, la coesione e la forza dell'Alleanza e dell'intera area Transatlantica, in un momento in cui il quadro della sicurezza è sempre più complesso", continua la dichiarazione, citata dalla Cnn. I tre ministri degli Esteri sottolineano come l'arrivo di Helsinki e Stoccolma nella Nato "aumenterà fortemente la sicurezza della regione del mar Baltico" e "aprirà nuove prospettive per l'area nordico-baltica e altri formati di cooperazione regionale nell'ambito della difesa e la sicurezza". I tre paesi s'impegnano infine ad una rapida ratifica dell'ingresso dei due nuovi membri dell'Alleanza Atlantica.

La replica di Mosca

I due Paesi scandinavi sono pronti a porre fine dopo 70 anni al modello di neutralità. L'ammissione è un errore con conseguenze di vasta portata, ha detto il vice ministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov, riportato dall'agenzia Interfax. La Nato "non deve farsi illusioni" sul fatto che la Russia possa sopportare l'adesione di Svezia e Finlandia all'Alleanza, ha aggiunto poi Ryabkov, citato dall'agenzia Interfax.

"Il modo in cui garantiremo la nostra sicurezza... dipenderà dalle conseguenze pratiche" della prevista ammissione. L'adesione di Svezia e Finlandia alla Nato "non rafforzerà" la sicurezza europea, sostiene il Cremlino. "L'espansione della Nato è artificiale", ha detto il presidente russo Vladimir Putin citato dall'agenzia russa Tass. "La Russia non ha problemi con la Finlandia e Svezia, la loro possibile adesione alla Nato non crea alcuna minaccia per Mosca", ha aggiunto Putin. "La risposta della Russia all'adesione alla Nato di Finlandia e Svezia dipende da come l'alleanza espande le infrastrutture, i problemi sono creati dal nulla". 

Salta l'accordo in Ue sul petrolio, l'Ucraina delusa

"Sfortunatamente non siamo riusciti a raggiungere un accordo sull'embargo al petrolio russo". In serata è l'Alto rappresentante per la politica estera Ue Josep Borrell a suonare le campane a morto. L'ennesima fumata nera ormai conclama l'impasse europeo su una questione che, a parole, tutti dicono vada risolta al più presto ma che, nei fatti, si trascina di vertice in vertice. Anche perché secondo le stime della Commissione Europea la crescita economica sta rallentando sensibilmente e le sanzioni diventano un tema sempre più esplosivo. Senz'altro sul gas ma anche, evidentemente, sul petrolio.

La questione è nota: l'opposizione dell'Ungheria. Perché totalmente dipendente dal greggio di Mosca e priva di accesso al mare, circostanza che le impedisce di compensare con le navi le forniture via tubo. Ecco perché la Commissione, in una limatura delle bozze, aveva proposto un regime particolare per Budapest, concedendole un'esenzione all'embargo fino al 2024. Lo stallo, però, non è stato superato né al livello del Coreper, ovvero i rappresentanti permanenti dei 27 presso l'Ue, né al passaggio successivo, quello dei ministri degli Esteri. Ora, con ogni probabilità, si dovrà salire ancora di più, portando il dossier al tavolo dei leader: la prima data disponibile appare quella del consiglio straordinario sull'Energia, previsto per il 30-31 maggio. Budapest non si è fatta intimidire: per compensare le sue perdite l'Ue dovrebbe mettere sul piatto tra "i 15 e i 18 miliardi di euro". "Se vuole far passare l'embargo - ha chiarito il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó - si deve esentare il greggio via oleodotto".

La trattativa mina l'immagine di unità europea sino a qui mantenuta. I malumori serpeggiano. Kiev, per bocca del ministro degli Esteri Dmytro Kuleba, presente al consiglio di oggi, si è detta "delusa". "L'intera Unione Europea è ostaggio purtroppo di un Paese che non ci aiuta a trovare il consenso", ha dichiarato il collega lituano Gabrielius Landsbergis, tra i più attivi nel perorare la causa dell'embargo. Anche Luigi Di Maio si è detto contrariato per la china ormai imboccata. "L'Italia - ha notato - non pone veti al sesto pacchetto di sanzioni, che va approvato il prima possibile; è evidente che l'Ue deve imboccare un percorso di riforme per superare il principio dell'unanimità, che le vieta di prendere rapidamente alcune decisioni".

"L'Ungheria - ha ribadito nel mentre Viktor Orbàn - non bloccherà le sanzioni dell'Ue purché non rappresentino un rischio per la nostra sicurezza energetica". Come accennato in apertura, il tema dell'energia sempre più s'intreccia a quello della crescita e dunque, stringi stringi, alla sostenibilità dei conti Ue. Le previsioni economiche della Commissione per la primavera registrano il persistere di "un'elevata incertezza" dovuta alla guerra in Ucraina e certificano uno scenario da incubo nel caso in cui si dovesse bandire il gas russo: addio al 2,5% di crescita e più 3% del tasso d'inflazione. Date le condizioni attuali, l'impatto - non ultimo a livello sociale - sarebbe difficilmente tollerabile. Non a caso Di Maio ha ribadito la "necessità del tetto ai prezzi del gas", prima che sia "troppo tardi". Una misura fortemente voluta dall'Italia (lo stesso Mario Draghi l'ha chiesta più volte) ma non ancora matura a Bruxelles - ragione in più per incardinare il pacchetto al prossimo Consiglio europeo.

L'Ue intanto ha chiarito che le compagnie energetiche europee possono pagare il gas russo senza violare le sanzioni. "L'apertura di un conto bancario presso Gazprombank è possibile, a patto che non sia in rubli", ha precisato la Commissione, sottolineando che basterà saldare i pagamenti in euro o dollari "in linea con i contratti concordati" e ricevere una dichiarazione di avvenuto saldo. Spetterà poi a Mosca, secondo le indiscrezioni circolate nel weekend, effettuare la conversione. Un'interpretazione sotto la lente dell'Eni, che comunque continua a valutare la possibile apertura di due conti, uno in euro e uno in rubli, per far fronte alle scadenze per i pagamenti previsti nella seconda metà di maggio. "Eni - ha fatto sapere la compagnia - sta tuttora svolgendo le proprie valutazioni e al momento non ha avviato la procedura di apertura dei due conti".