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La guerra in Ucraina ha svuotato gli arsenali dei paesi Nato ma anche quelli della Russia

Il prolungarsi degli attacchi ucraini potrebbe causare problemi seri ai piani di Mosca che basa la sua strategia su un uso smodato dell’artiglieria

Alessandro Spaventadi Alessandro Spaventa   
Artiglieria ucraina a Kharkiv (Ansa)
Artiglieria ucraina a Kharkiv (Ansa)

Le ultime notizie dall’Ucraina riferiscono di crescenti problemi dell’esercito russo nell’assicurare i necessari rifornimenti di munizioni all’artiglieria. Grazie ai missili Himars (High Mobility Artillery Rocket System) forniti dagli Stati Uniti, infatti, nell’ultimo mese le forze ucraine sarebbero riuscite a colpire numerosi depositi russi di armi, l’ultimo il 12 luglio a Nova Kakhovka nella regione meridionale di Kherson. Il prolungarsi degli attacchi ucraini potrebbe causare problemi seri ai piani di Mosca che al momento basa la sua strategia di conquista proprio su un utilizzo smodato e terrificante dell’artiglieria.

Presi in contropiede

Tuttavia, i Russi non sono i soli ad avere problemi con il proprio arsenale. Il divampare di una guerra d’altri tempi, basata su artiglieria, fanteria e brutale conquista del terreno, ha colto in contropiede le forze armate dei principali paesi occidentali. Strutturate per guerre ad elevato contenuto tecnologico quest’ultime basano la loro strategia sull’intervento di contingenti ridotti e ad elevata mobilità che agiscono e in stretto coordinamento con le forze aeree, navali e con l’artiglieria.

Tutto in tecnologia

È un concetto di guerra che considera poco efficiente dal punto di vista militare e inutilmente devastante per la popolazione civile l’uso intensivo di artiglieria che invece caratterizza il conflitto in Ucraina. E di conseguenza ritiene inutile investire risorse nell’ammassare grandi quantità di munizioni di artiglieria come se si fosse ancora nel secolo scorso. Meglio utilizzare i soldi per acquistare armi e mezzi dotati delle tecnologie più avanzate. Così con il passare degli anni, con un budget della difesa indirizzato in tutt’altra direzione il numero di imprese che producono armi e munizioni tradizionali si è ridotto di molto, la manodopera specializzata ha trovato altri sbocchi e la capacità produttiva è calata in misura rilevante.

Arsenali vuoti

Ma all’est la pensano diversamente e ora, dopo aver inviato armi e munizioni alle forze di Kyiv, gli arsenali occidentali appaiono sempre più vuoti, con tempi di rimpiazzo sempre più lunghi aggravati da problemi più generali riguardanti le catene di produzione e la fornitura di chip. Secondo quanto riportato dal Financial Times nel conflitto ucraino la produzione totale annuale di proiettili di artiglieria degli Stati Untiti, pari a 155 milioni di pezzi, durerebbe solo due settimane. Non diversa la situazione nel Regno Unito dove l’anno scorso nel corso di un’esercitazione militare le munizioni sono terminate dopo otto giorni.

«Ci vorrà un po’ di tempo»

I produttori di armamenti dei paesi Nato stanno affannandosi in ogni modo per fabbricare armi e munizioni che fino a poco prima quasi nessuno voleva o che sono ormai obsolete. In Ucraina, ad esempio, si sono rivisti i missili Stinger che tanta parte hanno avuto in Afghanistan. Ma alcuni componenti elettronici degli Stinger, la cui produzione di massa è stata fermata venti anni fa, ormai non sono più disponibili e così quando il governo americano a maggio a provato a ordinarne 1.300 si è sentito rispondere dalla Raytheon, l’azienda che li dovrebbe produrre, che «ci vorrà un po’ di tempo».

A mancare non sono solo armi e munizioni di qualche decennio fa. Il Regno Unito si trova a corto di munizioni per i tanto celebrati missili anticarro NLAW e gli Stati Uniti, dopo aver inviato agli Ucraini circa un terzo dei 20-25.000 missili a loro disposizione per i tanto agognati Himars, sono ora in difficoltà nel ricostituire il loro arsenale.

Il Novecento infinito

Come ha sottolineato un analista della difesa al Financial Times: «Per lungo tempo l’opinione generale è stata che l’Occidente non avrebbe mai più combattuto una guerra ‘industriale’ e di conseguenza quasi nessuno ha mantenuto la capacità di aumentare rapidamente la produzione di armamenti chiave». Ma come per tante altre cose, anche per questa il Novecento non sembra finire mai e la guerra ‘industriale’ è ancora qui, oggi, in Europa.

Alessandro Spaventadi Alessandro Spaventa   

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