Gb: è crisi nella distribuzione della benzina tra panico, razionamenti e aumenti di prezzo

Johnson rassicura ma la crisi dei tir pesa pure sugli scaffali. Per il governo Tory britannico è un fenomeno passeggero, alimentato anche dall'allarmismo. Ma la crisi che si è abbattuta sulla catena di distribuzione del carburante appare ancora tutta da superare. Escluso per ora il ricorso all’esercito

Crisi della benzina in Gran Bretagna (Foto Ansa)
Crisi della benzina in Gran Bretagna (Foto Ansa)
TiscaliNews

Nel Regno Unito scoppia la crisi sulla distribuzione della benzina. Arriva anche una notizia non rassicurante per i tanti britannici in coda per fare rifornimento: il prezzo medio di un litro di benzina è aumentato da 135,87 pence di venerdì a 136,59 pence di domenica, salendo così ai massimi da otto anni. E' quanto afferma la società di servizi per automobilisti Rac, secondo cui la situazione potrebbe peggiorare con la corsa immotivata a riempire i serbatoi, nonostante le ripetute rassicurazioni sui depositi di carburante pieni. Inoltre la Rac ha affermato di essere a conoscenza di un "piccolo numero" di gestori che "ne approfittano" della crisi, aumentando i prezzi: viene segnalato un caso limite di benzina venduta a 198,9 pence al litro.

Possibili aumenti nei prossimi giorni

Per il portavoce di Rac, Simon Williams, gli automobilisti si trovano ora di fronte a un "quadro piuttosto desolante". E ha aggiunto: "Potremmo vedere prezzi ancora più alti alla pompa nei prossimi giorni, indipendentemente dagli attuali problemi di approvvigionamento". Per ora il governo conservatore ha deciso di non impiegare i conducenti militari di autocisterne per aiutare nella consegna di carburante ma ha comunque ordinato che alcuni effettivi si tengano in stand-by, pronti a intervenire in caso di necessità.

Per il governo è un fenomeno passeggero

Per il governo Tory britannico è un fenomeno passeggero, alimentato anche dall'allarmismo. Ma la crisi che si è abbattuta sulla catena di distribuzione della benzina - e di un certo numero di prodotti alimentari - appare ancora tutta da superare nel Regno Unito. Lo confermano le code e i cartelli da 'tutto esaurito' che continuano a comparire su e giù per l'isola: fra gli scaffali di molti supermercati semivuoti nei reparti del 'fresco' e le non poche pompe di carburante a secco o indotte (nel caso della catena Asda) a razionare l'erogazione a non più di 30 sterline.

Escluso il ricorso all’esercito

Il consiglio dei ministri, riunitosi per una seduta ad hoc convocata da Boris Johnson, ha escluso al momento la necessità di dover ricorrere - con una mossa simbolicamente da ultima spiaggia - ai riservisti dell'esercito per far affluire i carburanti dai depositi alle stazioni di servizio e fronteggiare la mancata copertura dei posti lasciati scoperti nel Regno da circa 100.000 autisti dopo la ripresa post pandemia: un contraccolpo verificatosi anche in vari Paesi Ue, ma che Oltremanica è stato aggravato dalle parallele conseguenze e dagli intralci del post Brexit su una parte di forza lavoro straniera proveniente in passato dal continente.

Boris Johnson (Foto Ansa)

"Attualmente i militari non servono, anche se come ogni governo responsabile stiamo predisponendo ogni misura che dovesse essere imposta da ulteriori future necessità", ha tagliato corto a margine della riunione un portavoce di Downing Street. Limitandosi a confermare per adesso, oltre ai visti facilitati già annunciati domenica per 5000 driver stranieri e 5500 lavoratori del comparto avicolo (altro settore in difficoltà sul fronte della catena di distribuzione a causa dei posti vacanti), un provvedimento straordinario di sospensione dei vincoli della legge sulla concorrenza nei trasporti.

Provvedimenti che, almeno temporaneamente, obbligano a sfumare la retorica brexiteer su dossier come la tanto sbandierata stretta sull'immigrazione europea.

L’accordo con i colossi del settore

In aggiunta a queste iniziative tampone è arrivato poi un accordo fra l'esecutivo e i colossi BP, Shell, Esso ed altri per snellire i passaggi del carburante verso le stazioni di servizio. Secondo il refrain ripetuto dai ministri delle Attività Produttive e dell'Agricoltura, Kwasi Kwarteng e George Eustice, del resto, nel Regno una vera penuria di idrocarburi non c'é. Poiché i depositi e le raffinerie britanniche sono in effetti tuttora "piene". Mentre gli intoppi sulla distribuzione, "in via di soluzione" nelle parole di Eustice, sarebbero stati "interamente controllabili" fin dall'inizio se le organizzazioni di categoria (alla ricerca d'aiuti governativi) e i media non avessero alimentato "l'allarme" inducendo i consumatori "più ansiosi" a un accaparramento fuori dall'ordinario dei rifornimenti.

Le rassicurazioni non convincono tutti 

Rassicurazioni che tuttavia non convincono tutti. Né i giornali, né l'opposizione laburista (riunita a congresso a Brighton in un clima nel quale gli attacchi al governo provano a oscurare le eterne divisioni interne), né le tante lobby interessate: dalla Petrol Retailers Association (Pra), associazione dei benzinai indipendenti, che snocciola dati stando ai quali due terzi delle pompe dei propri associati sarebbero all'asciutto o in via di esaurimento scorte; ai rappresentanti degli autotrasportatori e dei lavoratori del pollame secondo cui i 10.500 visti facilitati per il recupero di manodopera straniera rischiano di essere tardivi e insufficienti a coprire nell'immediato i buchi nelle forniture; fino ai sindacati di medici e infermieri che, in nome dell'emergenza Covid, chiedono intanto a scanso di equivoci a BoJo e alla sua compagine di garantire rifornimenti prioritari di benzina per i camici bianchi diretti negli ospedali.