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Francesco: liberare gli ostaggi e su Gaza si rispetti il diritto umanitario

Nuovo appello all’Angelus per Ucraina e Medio Oriente. Martedì una Giornata di preghiera e digiuno per la pace.

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   
Francesco: liberare gli ostaggi e su Gaza si rispetti il diritto umanitario
Il Papa durante l'Angelus (Ansa)

Sul conflitto tra Israele e Palestinesi che si profila sempre più aspro e sanguinoso, papa Francesco lancia un nuovo appello, vigoroso e motivato, pur nella coscienza che la sua voce potrebbe restare sopraffatta dal fragore delle armi. All’Angelus non ha chiesto solo il rispetto del diritto umanitario per Gaza, ma ha invitato per martedì prossimo 17 ottobre a una giornata di preghiera e digiuno per la pace, recitando subito un’Ave Maria con i fedeli presenti in Piazza san Pietro.

Singolarmente vibrante l’Angelus e il dopo Angelus di questa domenica, quasi un manifesto riassuntivo delle preoccupazioni primarie di Francesco in questi tempi di conflitti ricorrenti e progressivi e del metodo che lui suggerisce per uscirne con il meno danno possibile. Il suo “Basta alle guerre” è diventato un mantra del pontificato. Coglie ogni occasione per ricordarlo ai politici e diplomatici, ma anche alla gente e ai bambini. “Le guerre sono sempre sbagliate”, risponde a un bambino spagnolo di dieci anni, in un libro curato dal vaticanista Domenico Agasso che ha raccolto una serie di domande al papa in un libro (Cari bambini – edito da Mondadori ElectaKids) che uscirà proprio in coincidenza del martedì di preghiera e digiuno per la pace.

Le guerre – spiega Francesco in una forma comprensibile a tutti – ci sono perché “quando si diventa adulti si rischia di cadere nella tentazione di diventare egoisti, e di volere così il potere e i soldi. Anche a costo di fare la guerra contro qualche altro Paese che è un ostacolo a questo obiettivo di potenza, oppure che ha un capo con gli stessi scopi. Pur sapendo che significa uccidere altre persone. Troppo spesso, nella storia, chi è diventato capo di una nazione non ha saputo frenare il suo desiderio di essere il più forte di tutti, di comandare il mondo. Si chiama ‘interesse imperiale’, lo studierete a scuola nei libri di storia. Oggi nel pianeta ci sono tante guerre e violenze, e anche se c’è chi dice che a volte sono giuste, non ho dubbi che capirete che invece sono sempre sbagliate. Le guerre sono sempre sbagliate”. Una convinzione sottesa all’appello odierno per la pace.

“Continuo a seguire con tanto dolore – ha rilevato dopo l’Angelus - quanto accade in Israele e in Palestina. Ripenso ai tanti…, in particolare ai piccoli e agli anziani. Rinnovo l’appello per la liberazione degli ostaggi e chiedo con forza che i bambini, i malati, gli anziani, le donne e tutti i civili non siano vittime del conflitto. Si rispetti il diritto umanitario, soprattutto a Gaza, dov’è urgente e necessario garantire corridoi umanitari e soccorrere tutta la popolazione. Fratelli e sorelle, già sono morti moltissimi. Per favore, non si versi altro sangue innocente, né in Terra Santa, né in Ucraina o in qualsiasi altro luogo! Basta! Le guerre sono sempre una sconfitta, sempre!”. L’invito a una giornata di preghiera e digiuno il papa lo lancia nella convinzione che “la preghiera è la forza mite e santa da opporre alla forza diabolica dell’odio, del terrorismo e della guerra”.

Una velata delusione di quanto finora la politica riesce a fare per contrastare la guerra in Ucraina, in Medio Oriente, nella crisi del Nagorno-Karabakh per il quale “oltre che per la situazione umanitaria degli sfollati - che è grave -, vorrei rivolgere anche un particolare appello in favore della protezione dei Monasteri e dei luoghi di culto della regione. Auspico che a partire dalle Autorità e da tutti gli abitanti possano essere rispettati e tutelati come parte della cultura locale, espressioni di fede e segno di una fraternità che rende capaci di vivere insieme nelle differenze”. Il disincanto verso la politica incapace di porre fine per sempre alla conflittualità umana, accomuna Francesco ai suoi predecessori e anche a tanta parte della gente e degli intellettuali. Può valere, per tutti, Italo Calvino che, in occasione della famosa crisi dei missili a Cuba per cui si rischiò seriamente un conflitto nucleare tra Stati Uniti e Unione Sovietica, scriveva in una lettera alla fidanzata, finora inedita e pubblicata in questi giorni dalla figlia Giovanna: “… crisi di Cuba che mi ha lasciato abbastanza amareggiato, perché ha confermato le tendenze peggiori della politica mondiale e i pericoli, e perché tutte le iniziative di intellettuali, appelli, proteste, a cui ho dato la mia firma più per ‘solidarietà di gruppo’ che per convinzione, si sono rivelate più che mai  nella loro superficiale vanità, presi come siamo in un gioco di grossi giocatori che però giocano malissimo, confusamente e quasi a caso, la logica della Storia è tanto mal servita da quelli che dovrebbero incarnarla e da quelli che dovrebbero interpretarla”.

Di fronte a questo scenario che pare ripetersi, papa Francesco trova risorse impensabili nel Vangelo. Lo ha dimostrato anche oggi commentando la parabola del re che prepara un banchetto di nozze per suo figlio. “È un uomo potente, ma è soprattutto un padre generoso, che invita a condividere la sua gioia. In particolare, rivela la bontà del suo cuore nel fatto che non costringe nessuno, ma invita tutti, anche se questo suo modo di fare lo espone alla possibilità di un rifiuto. Notiamo: prepara un banchetto, offrendo gratuitamente un’occasione di incontro, di festa. Questo è ciò che Dio prepara per noi: un banchetto, per essere in comunione con Lui e tra di noi. E noi, tutti noi, siamo dunque gli invitati di Dio. Ma un banchetto nuziale richiede da parte nostra tempo e coinvolgimento, richiede un “sì”: andare, andare all’invito del Signore, Lui invita ma ci lascia liberi”. Intrecciare un dialogo con questo Dio si mostra necessario anche nel nostro tempo. “Non ci propone un rapporto di sudditanza, ma di paternità e di figliolanza, che necessariamente è condizionato dal nostro libero assenso. Dio è molto rispettoso della libertà, molto rispettoso… Dio si propone, non si impone, mai”. Sembra tutto scontato ma non lo è. Proprio questo è “il dramma della storia: il “no” a Dio. Ma perché – si chiede il papa riflettendo sulla parabola - gli uomini rifiutano il suo invito? Era forse un invito spiacevole? No, eppure non se ne curano, perché pensano alle proprie cose. E quel re che è padre, Dio, cosa fa? Non si arrende, continua a invitare, anzi allarga l’invito, finché trova chi lo accetta, tra i poveri”.

Che fare ancora? Francesco propone l’esempio di una giovane donna, divenuta santa dopo la morte per tisi a 24 anni. Teresa di Lisieux, conosciuta come santa Teresina. Quasi in alternativa alla mentalità egoistica che sembra prevalere, Francesco ha annunciato l’odierna pubblicazione di una esortazione apostolica su questa santa intitolata “E’ la confidenza”. Infatti “come testimoniò questa grande Santa e Dottore della Chiesa, è la fiducia nell’amore misericordioso di Dio la via che ci porta al cuore del Signore e del suo Vangelo”. Pochi mesi prima di morire e già gravemente inferma, Teresa disse: “Per me non trovo più niente nei libri, se non nel Vangelo. Questo libro mi basta”. E lei, il Vangelo l’aveva riassunto nell’amore. La vera bomba preventiva che annulla le bombe distruttrici dell’umanità e della convivenza pacifica, senza uccidere ma diffondendo la vita.

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   
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