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I tank e le truppe israeliane sono entrate a Rafah. Oggi il voto dell'Assemblea Onu sullo status palestinese

Netanyahu spera di "superare le divergenze" con Biden ma avverte: andiamo avanti anche "da soli" e non c'è alternativa a sconfiggere Hamas fin dentro Rafah

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Foto Ansa
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I tank e le truppe dell'Idf hanno preso il controllo della strada principale che separa la parte orientale da quella occidentale di Rafah, e di fatto hanno circondato l'intero lato orientale della città, nel sud della Striscia di Gaza. A darne notizia è il sito della Reuters, che cita testimonianze di "esplosioni e sparatorie quasi costanti nell'est e nel nord-est della città". Le operazioni hanno preso il via poco dopo che, da Rafah, sono partiti due razzi verso il valico di Kerem Shalom, in Israele. Il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres ha commentato spiegando che l'attacco di terra israeliano a Rafah porterebbe a una "colossale catastrofe umanitaria" senza precedenti.

Oggi il voto dell'Assemblea Onu sullo status palestinese

L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite potrebbe questa sera migliorare lo status palestinese presso le Nazioni Unite, garantendogli quasi tutti i diritti di statualità all'interno del suo plenum, tranne consentirgli di votare. Lo scrive Jerusalem Post secondo cui si prevede che gli Emirati Arabi Uniti presentino una risoluzione che invita il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a garantire alla Palestina lo status di membro a pieno titolo nelle Nazioni Unite. Il testo, che probabilmente otterrà il sostegno della maggioranza, afferma che "la Palestina è qualificata per diventare membro delle Nazioni Unite in conformità con l'articolo 4 della Carta e dovrebbe pertanto essere ammessa come membro delle Nazioni Unite". L'Autorita' Palestinese, attraverso gli Emirati Arabi Uniti, si era rivolta all'Assemblea Generale dopo che il mese scorso gli Stati Uniti avevano posto il veto alla sua richiesta di adesione al Consiglio di Sicurezza. Gli Stati Uniti sono uno dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con potere di veto. La risoluzione degli Emirati Arabi Uniti "raccomanda" che il Consiglio di Sicurezza "riconsideri favorevolmente la questione", ma in sostanza, il suo testo cerca di aggirare il potere esclusivo del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di determinare l'adesione alle Nazioni Unite. Le risoluzioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, tuttavia, non possono essere oggetto di veto, e l'Autorita' Palestinese gode del sostegno automatico della maggioranza nell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, dove circa 140 dei suoi membri riconoscono già in modo indipendente la Palestina come Stato.

L'UNGA non ha il potere formale di garantire ai palestinesi l'adesione alle Nazioni Unite, ma puo' fornire loro un riconoscimento de facto che consenta di operare come stato all'interno del sistema delle Nazioni Unite. Nel 2012, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha votato con 138 voti favorevoli e 9 contrari per garantire ai palestinesi lo status di Stato osservatore non membro. Questa mossa consente loro di partecipare ai forum delle Nazioni Unite e di firmare molti dei suoi statuti e trattati, incluso lo Stato di Roma, che governa la Corte penale internazionale. Secondo l'attuale bozza della risoluzione, oggi l'Assemblea generale delle Nazioni Unite concederebbe alla Palestina il diritto di operare all'interno del suo plenum come Stato membro, concedendole quasi tutto tranne il diritto di voto, che richiederebbe l'approvazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La risoluzione afferma "il diritto del popolo palestinese all'autodeterminazione, compreso il diritto al proprio Stato indipendente di Palestina". In pratica, lo Stato di Palestina potrebbe essere seduto tra gli stati membri e avere ampi diritti per parlare al plenum a suo nome o a nome di gruppi. I palestinesi potrebbero presentare risoluzioni, proposte ed emendamenti per proprio conto o per conto di gruppi all'interno del sistema delle Nazioni Unite. Se la risoluzione venisse approvata, i palestinesi potrebbero anche partecipare a riunioni di alto livello e conferenze internazionali, dove avrebbero diritto di voto.

Spaccatura Biden-Netanyahu, tregua lontana

Biden e Netanyahu si allontanano sempre di più e le speranze di una tregua a Gaza si affievoliscono dopo l'ennesimo nulla di fatto dei negoziati al Cairo. In un crescendo di tensione i due alleati hanno aumentato le distanze, complici la tornata elettorale americana, ma anche le pressioni interne al governo dello Stato ebraico sul leader israeliano. Le minacce del presidente americano di bloccare ulteriori spedizioni di armi, se l'esercito di Tel Aviv dovesse lanciare il grande assalto alle aree densamente popolate di Rafah, nel sud di Gaza, non hanno infatti scoraggiato il leader israeliano che si è detto pronto a proseguire nell'annientamento di Hamas anche da solo. "Oggi affrontiamo nuovamente nemici intenzionati a distruggerci. Dico ai leader del mondo: nessuna pressione, nessuna decisione da parte di alcun forum internazionale impedirà a Israele di difendersi" ha detto ieri Netanyahu in occasione del giorno della memoria dell'Olocausto a Gerusalemme. "Se Israele sarà costretto a restare da solo, lo farà. Innumerevoli persone per bene in tutto il mondo sostengono la nostra giusta causa - ha aggiunto -. Sconfiggeremo i nostri nemici genocidi". Parole forti, arrivate mentre i negoziati ad alto livello al Cairo, volti a raggiungere un cessate il fuoco e un accordo sugli ostaggi, si arenavano per l'ennesima volta. Le delegazioni hanno lasciato la capitale egiziana senza aver raggiunto un accordo e il gruppo militante palestinese Hamas ha annunciato che ora "la palla è completamente nelle mani di Israele".

Tel Aviv, ha spiegato il movimento in una nota, ha respinto la proposta presentata dai mediatori e "ha sollevato obiezioni su diverse questioni centrali". Gli sforzi dell'Egitto e di altri mediatori, il Qatar e gli Stati Uniti, "continuano ad avvicinare i punti di vista delle due parti", ha fatto sapere con ottimismo una fonte egiziana di alto livello. Ma già da lunedi' Hamas aveva dichiarato di aver accettato la proposta di cessate il fuoco avanzata dai mediatori. Un'intesa che prevedeva il ritiro delle forze israeliane da Gaza, il ritorno dei palestinesi sfollati a causa della guerra e lo scambio di ostaggi tenuti dai militanti con i prigionieri palestinesi detenuti in Israele, con l'obiettivo di un "cessate il fuoco permanente". Proposta bollata da Israele come "lontana dalle nostre richieste essenziali".

Per lo Stato ebraico la priorità resta quella di "distruggere Hamas". "Mi rivolgo ai nemici di Israele, cosi' come ai nostri migliori amici, e dico: lo Stato di Israele non puo' essere sottomesso", ha detto il ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, aggiungendo che il Paese farà "tutto il necessario" per difendere i suoi cittadini e "per resistere a coloro che tentano di distruggerci". Le preoccupazioni dell'amministrazione Biden non hanno fatto che aumentare da quando i carri armati e le truppe israeliane sono entrati nella parte orientale di Rafah lunedì notte, occupando il principale valico di frontiera tra Gaza e l'Egitto. Da qui la posizione della Casa Bianca che continua a prendere sempre più le distanze dall'alleato israeliano. In serata il portavoce Jonh Kirby ha affermato che: "L'irruzione di Israele a Rafah non riuscirà a sradicare Hamas". Quindi lo Stato ebraico dovrà trovare "soluzioni alternative all'assalto a lungo minacciato contro una città dove si rifugiano più di un milione di palestinesi". Kirby ha anche assicurato che gli Stati Uniti stanno ancora lavorando con Israele su come aiutarlo a sconfiggere il movimento, come ad esempio garantire che il confine tra Gaza e l'Egitto non possa essere utilizzato per il contrabbando di armi e per prendere di mira i leader di Hamas.

Inoltre, ha aggiunto, mentre gli Stati Uniti hanno temporaneamente sospeso il trasferimento delle bombe, Israele "sta ancora ricevendo la stragrande maggioranza di tutto ciò di cui ha bisogno per difendersi", e che un recente pacchetto di finanziamenti approvato dal Congresso continuerà a inviare miliardi a Israele. E di questo probabilmente Netanyahu è consapevole. Il premier, intervistato in tarda serata da un talk show americano ha gettato acqua sul fuoco: "Con Biden spesso abbiamo avuto accordi, ma abbiamo avuto anche disaccordi. Siamo stati in grado di superarli. Spero che riusciremo anche ora, ma faremo quello che dobbiamo fare per proteggere il nostro Paese" ha detto il premier israeliano.

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