Pax Christi chiede ai vescovi di premere sul Governo, fuori dalla bomba a piccoli passi

Non basta ricordare Hiroshima e Nagasaki se non si firma il trattato della messa al bando totale delle armi nucleari immorali  – ricorda Francesco – sia per l’uso che per il possesso

Pax Christi chiede ai vescovi di premere sul Governo, fuori dalla bomba a piccoli passi

 

 

 

Fuori dalla bomba a piccoli passi. Graduali ma intelligenti e necessari. Lo ricorda Pax Christi, movimento cattolico per la pace nell’anniversario numero 75 della distruzione atomica di Hiroshima e Nagasaki. La bomba naturalmente è la bomba atomica, quella che con la sua forza distruttiva mise fine alla seconda Guerra Mondiale piegando un Giappone irriducibile e che, per lungo tempo, venne ammirata per l’acume degli scienziati che l’avevano costruita anziché temuta per la sua pericolosità distruttiva.

A poco a poco ci si rese conto del pericolo costituito dalla gestione delicatissima e precaria di un simile ordigno e nell’opinione pubblica mondiale comparve il dubbio sul possesso e l’uso di un’arma tanto micidiale da distruggere vinti e vincitori. Crebbe la coscienza del pericolo per l’umanità intera e si avviarono decenni di trattative tra le grandi potenze che disponevano della bomba per bilanciarne la quantità e interdirne l’uso. Furono gli anni della Guerra fredda, quel tempo in cui la pace fu affidata allo spauracchio della fine del mondo che la bomba atomica avrebbe causato. Anni conosciuti come quelli della dissuasione nucleare: i due grandi avversari, USA e URSS intorno a cui si raggruppavano i rispettivi alleati, schierati su due fronti, si sentivano costretti a evitare uno scontro frontale proprio a motivo della bomba. Le guerre nei 40 anni seguiti alla Guerra Mondiale furono crudeli e per procura, ma sostanzialmente locali.

Le due superpotenze commerciavano in armi convenzionali e facevano combattere gli alleati, lontani dai propri confini. Ma tutti sapevano dell’inganno: la bomba era sempre a portata di mano e qualsiasi incidente poteva causare la fine per tutti. Nel 1962 con la crisi di Cuba si fu a un passo dalla catastrofe. Crebbe ancor più la coscienza della insensatezza di dover vivere sull’orlo della distruzione di massa. Specialmente i movimenti pacifisti di stampo progressista o di matrice religiosa produssero una seria riflessione sul pericolo di voler mantenere la bomba atomica come forza dissuasiva. E gradualmente la stessa Chiesa cattolica si pronunciò criticamente contro la bomba atomica. Prima si affermò l’immoralità del suo uso e finalmente, con papa Francesco, è giunta la condanna morale anche per il solo possesso.

E’ noto che i Paesi che dispongono dell’arma nucleare sono attualmente 9: USA, Russia, Gran Bretagna, Francia, Cina, India, Israele, Pakistan, Corea del Nord.

Ora che  il mondo si confronta con una situazione politica non più bilaterale ma multilaterale, sono un poco desueti i tratti di non proliferazione nucleare. A ricordare il pericolo della bomba atomica è rimasto quasi solo la memoria annuale della distruzione di Hiroshima e Nagasaki avvenuta rispettivamente il 6 e il 9 agosto 1945. Una data rimasta monito infausto per lo spaventoso scenario distruttivo causato dalle prime e ultime bombe atomiche utilizzate in un conflitto.

Quest’anno oltre alle celebrazioni civili promosse nelle due città in ricordo del triste evento, l’anniversario è stato ricordato da papa Francesco e, per la prima volta, da una lettera inviata dal vescovo Presidente di Pax Christi italiana al presidente dell’episcopato italiano perché inviti il Governo e il Parlamento a ratificare il Trattato ONU per la messa al bando totale delle testate nucleari.

Il Papa in un messaggio indirizzato al Governatore della Prefettura della città di Hiroshima, Hidehiko Yuzaki, ha ribadito che solo senza armi nucleari il mondo può aspirare alla pace.

Nel messaggio Francesco ripete quanto disse al Memoriale della Pace di Hiroshima, il 24 novembre 2019. "L'uso dell'energia atomica per scopi bellici è immorale, così come è immorale il possesso di armi nucleari. Possano le voci profetiche dei sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki continuare a servire da monito per noi e per le generazioni future”.

Nella lettera al cardinale Gualtiero Bassetti presidente dei vescovi italiani, Pax Christi Italia, alla luce dell’esperienza del coronavirus, invita a superare il concetto di sicurezza fondato sulla bomba e invita il Governo a firmare il trattato dell’ONU. Infatti la pandemia Covid19 – scrivono il vescovo Giovanni Ricchiuti presidente e don Renato Sacco, coordinatore nazionale del Movimento - rende ancor più evidente la necessità di abolire le armi nucleari.

“Le conseguenze dannose della pandemia Covid-19 impallidiscono – sostiene la lettera - rispetto a quelle che sarebbero capitate alla famiglia umana, e alla terra stessa, in caso di guerra nucleare.

Il coronavirus ha rappresentato un campanello d'allarme per il mondo. Stiamo sperimentando in prima persona come investire centinaia di miliardi di dollari per lo sviluppo, la fabbricazione, i test e lo spiegamento di armi nucleari non solo non è riuscito a renderci sicuri, ma ha privato la comunità umana delle risorse necessarie per il raggiungimento della vera sicurezza umana: sufficienza alimentare, alloggio, lavoro, formazione scolastica, accesso all'assistenza sanitaria.

Di fronte al coronavirus, le speranze di sopravvivenza nelle nostre comunità si sono fondate sul sacrificio in prima linea dei soccorritori”. Come comunità umana “stiamo imparando delle dure lezioni sulla nostra sicurezza collettiva durante questa pandemia globale. E’ giunto il momento di affrontare la sfida e di cogliere l'opportunità per apportare le modifiche necessarie a salvaguardia del nostro futuro. Ma la finestra temporale che ci resta potrebbe essere troppo breve. Se non riusciamo ad agire adesso e con decisione per eliminare le armi nucleari dalla faccia della terra, giochiamo pericolosamente non solo con la pandemia ma anche con la estinzione totale.

Il trattato sul bando totale delle armi nucleari, approvato all’ONU nel 2017 - constata la lettera al cardinale Bassetti - ha un sempre più crescente sostegno mondiale. Per diventare effettivo c’è però bisogno di altre firme per superare la soglia necessaria di cinquanta stati. Il Vaticano stesso lo ha da tempo ratificato e le Conferenze dei vescovi cattolici di Giappone e Canada chiedono ai loro governi di fare altrettanto. A nome di Pax Christi International e di Pax Christi Italia – concludono gli scriventi - sollecitiamo la Conferenza Episcopale Italiana, in occasione del 75° anniversario dei bombardamenti atomici, a chiedere al nostro Governo di firmare il trattato”.