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Francia, l’estrema destra vince ma ancora non basta. Tutto sarà deciso nei prossimi sette giorni

Le Pen cresce ancora rispetto alle Europee (33%). Anche Macron passa dal 14 al 22%. Il Fronte popolare a sinistra tra il 28 e il 30. Circa trecento collegi saranno assegnati con le triangolazioni. Tutti i possibili scenari. Macron: “Adesso un blocco unico contro l’estrema destra”. La premier Meloni alla prese con la trattativa europea segue con grande attenzione. La vittoria di Le Pen sarebbe un’arma in più

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Francia, l’estrema destra vince ma ancora non basta. Tutto sarà deciso nei prossimi sette giorni

Il 33 per cento è tanto ma non è ancora la maggioranza. E’ l’unico pensiero a cui si può aggrappare nei prossimi sette giorni, fino al ballottaggio del 7 luglio, la Francia repubblicana, di centro o di sinistra che sia, quella che dopo l’orrore del governo di Vichy e di Philippe Petain, seppe reagire, cacciare i tedeschi e dire “mai più”. Perchè la Francia repubblicana non può non sapere,  dimenticare  o ignorare il fatto che il Rassemblemet national, nato nel 1972 come Fronte Nazionale, è un partito di estrema destra fondato da Le Pen padre e una serie di di figure legate a triplo filo con Philippe Petain. E che la faccia da bravo ragazzo di Jordan Bardella è solo il diversivo necessario per provare a distogliere l’attenzione dalla matrice nazista del partito, dalla vicinanza alla Russia di Putin oltre che da una serie di politiche economiche basate sulla spesa pubblica e sui sussidi che porterebbe la Francia al default in men che non si dica. Provocando un contagio a livello europeo che sarebbe devastante per tutti.   

I numeri  

Per raccontare la prima delle due domeniche elettorali in Francia occorre iniziare dai numeri. Che parlano della vittoria netta di Marine Le Pen e il suo RN che si attesta tra il 33 e il 34 per cento, ben due punti sopra il risultato delle Europee (9giugno), esattamente il doppio del 16 per cento raggiunto alle ultime politiche. Lontana la maggioranza macroniana liberal-centrista dell’attuale governo Attal che registra tra il 20 e il 22%, comunque ra il 5 e il 7% in più rispetto alle Europee.  Ha motivi di sperare la sinistra unita nel Nuovo Fronte Repubblicano, che arriva al 28-29%. Occorrerà aspettare almeno fino a domani per conoscerei numeri definitivi del primo turno. Uno su tutti: quanti seggi sono già vinti e assicurati a Rassemblement national (RN) di Marine Le Pen e alle altre formazioni. Perché fra le 577 circoscrizioni che eleggono i 577 deputati della nuova Assemblée Nationale, ce ne sono una grande maggioranza che i partiti si contenderanno domenica prossima al ballottaggio. Sulla base di accordi, desistenze, riporti e indicazioni di voto, che saranno decisi durante i prossimi, febbrili, 7 giorni.  

Secondo le proiezioni di Ipsos Talan per France Télévisions, Radio France, France 24/Rfi et Lcp Assemblée nationale - le più attendibili anche alla vigilia del voto - Rn potrebbe ottenere tra i 230 e i 280 seggi. La maggioranza assoluta è fissata a 289 deputati. Si tratta però di dati che vanno presi con assoluta cautela visto che ci dovrebbero essere circa 300 triangolari, cioè trecento collegi non assegnati perchè ben tre candidati hanno superato la soglia di sbarramento del 12,5. Ecco che perchè già ieri sera Macron per la sua parte,  Melenchon per la sua e gli altri leader del Fronte popolare hanno già detto: “Neppure un voto all’estrema destra”. Significa che i leader troveranno l’accordo su chi dovrà fare il passo indietro negli scontri a tre. A quel punto i cittadini dovrebbero concentrare il voto sul candidato centrista o di sinistra.   

Il Nuovo Fronte popolare raccoglierebbe tra i 125 e i 165 seggi. Ensemble tra i 70 e i 100 seggi. Les Republicains tra i 40 e 61 seggi. Una cosa si può dire però già stasera con buna certezza: Emmanuel Macron ha perso la maggioranza parlamentare.    

Ad un passo dalla vittoria assoluta  

Secondo le prime proiezioni in seggi, l'estrema destra può, per la prima volta in Francia, ottenere la maggioranza assoluta all’Assemblea Nazionale e la carica di premier per il delfino di Le Pen, Jordan Bardella. Diverse proiezioni degli istituti di sondaggio, forniscono una forbice per i lepenisti fra 240 e 310 seggi (maggioranza assoluta 289).  Macron è stato il primo a prendere la parola: “Davanti al Rassemblement National, è arrivato il momento di un’ampia unione chiaramente democratica e repubblicana per il secondo turno”. Jean-Luc Mélenchon, da sinistra, ha tuonato: “Neppure un voto andrà al RN, ovunque saremo terzi ritireremo il nostro candidato”. Stessa linea assunta poi da Raphael Glucksmann, il leader di Place Publique tra i principali esponenti della coalizione Nuovo Fronte Popolare. 

Sarà quindi una settimana lunga e cruciale. Non senza contraddizioni nel blocco che dovrebbe ricreare quel “cordone sanitario” che già per due volte ha fermato la corsa di Le Pen verso l’Eliseo.   

Le Pen parla da vincitrice 

“Abbiamo iniziato a cancellare il blocco macroniano” ha detto la leader di Rn che già a età pomeriggio, forte dei numeri che le stavano arrivando, aveva riunito i suoi nel feudo di Henin-Beaumont, nel nord del paese, dove è stata nuovamente eletta al primo turno.  Fra i simpatizzanti che aspettavano la leader c'è stato un boato all'annuncio dei risultati. La leader è uscita con un sorriso smagliante e ha pronunciato le prime parole fra le bandiere tricolori che sventolavano: “Stasera è la prima tappa di una marcia verso l’alternanza politica per condurre le riforme di cui ha bisogno il Paese”. La marcia di sdoganamento politico è durata  20 anni e adesso la figlia di Jean Marie sente il potere tra le mani. Il suo personale perchè nel 2027 proverà per la terza volta la corsa all’Eliseo. Nell’immediato quello del delfino Bardella, 28 anni, figlio di immigrati - per metà algerino e per metà italiano - che ha fatto la campagna parlando molto delle differenze tra i francesi e gli immigrati. “ La  democrazia ha parlato - ha detto ancora Le Pen - i francesi hanno testimoniato la loro volontà di voltare pagina dopo 7 anni di potere sprezzante e corrosivo”. Quello di Macron. 

Con furbizia e abilità, Bardella si è ben guardato dal parlare davanti ai militanti come avrebbe potuto fare visto che è lui il jolly che ha fatto raddoppiare i voti alla destra. Ma un errore e ogni tipo di eccesso in questo momento potrebbe essere fatale in un partito che si è sempre diviso negli anni tra invidie e rancori. Così Bardella, sempre attento a stare due passi indietro, ieri sera ha parlato davanti a un gruppo di giornalisti, nel quartier generale parigino del partito. “L'esito del voto in Francia - ha detto - rappresenta un verdetto senza appello, un'aspirazione chiara dei francesi al cambiamento”. L'alternanza oggi è “finalmente a portata di mano, una speranza senza precedenti in tutto il Paese”. “Sarò il primo ministro di tutti” ha assicurato dando per fatta la vittoria.   

Il cordone sanitario   

Che però è, appunto, ancora lontana. Tutto dipende da come sapranno organizzarsi il Fronte popolare e i Centristi, come e fino a che punto riterranno necessario mettere da parte le divisioni - che sono tante - per fare il blocco repubblicano. Se l’appello di Mélenchon è stato vibrante e senza ombre, la situazione in generale sembra però ancora molto fluida. “La nostra consegna è chiara, neppure un voto, neppure un seggio in più per il Rassemblement National” ha detto Mélenchon annunciando “il ritiro dei nostri candidati ovunque siamo arrivati stasera in terza posizione”. L’indicazione, conseguente è di votare per l’avversario locale di RN, nella fattispecie la maggioranza macroniana. Macron ha parlato di primo chiamando “all’unione repubblica” per fare blocco contro l’estrema destra. Edouard Philippe, uno dei leader della maggioranza, non è stato però altrettanto chiaro e ha invitato i suoi militanti “a fare desistenza per evitare l'elezione di candidati RN o LFI, La France Insoumise”. Il problema è che LFI è il partito decisamente più forte della coalizione di sinistra ed è chiaro che il blocco repubblicano non ce la fa se ci saranno candidati della maggioranza che desistono ma i cui voti non andranno al Front Populaire se il candidato locale sarà di LFI.  

Conscio dell'enorme posta in gioco e della percezione non positiva de La France Insoumise fra centristi e destra moderata, Glucksmann, che ha riportato il Partito socialista al terzo posto nelle Europee, ha lanciato il grido d'allarme: “Abbiamo 7 giorni per evitare una catastrofe in Francia”. I Républicains che non hanno seguito Eric Ciotti nel suo accordo con Marine Le Pen, e che hanno comunque ottenuto un considerevole 10% dei voti, hanno già annunciato, da parte loro, che non daranno consegne di voti ai loro elettori.  

Scenari  

Può essere utile anche avere un quadro più completi degli scenari possibili realizzati da vari istituti di analisi politica. Una premessa è obbligatoria: la governabilità in Francia era già stata compromessa con il passaggio dal primo mandato di Macron (2017-2022) che aveva la maggioranza assoluta dei seggi (350 su 577)  al secondo, in cui si è dovuto accontentare per i primi 2 anni di 250 seggi. Con la decisione di sciogliere il Parlamento, Macron ha messo in conto di avere ancora meno seggi e di perdere il controllo del Parlamento. Ha fatto un’operazione di chiarezza necessaria dopo il successo di RN alle Europee. Criticabile, coraggiosa, sicuramente necessaria. Anche in vista delle decisioni da prendere nei prossimi due anni. Macron comunque resterà all’Eliseo fino al 2027. Ecco qualche scenario per il dopo.   

Maggioranza assoluta 

Già forte di 88 deputati, il partito lepenista potrebbe conquistare oltre 289 seggi. Oppure, con qualche decina in meno, andare lo stesso al governo puntando sull'appoggio di deputati esterni con i quali sia stata raggiunta un'intesa. Questo quarto caso di coabitazione nella Quinta repubblica fra presidente di un colore politico e primo ministro di un altro, è fondato sulla certezza che Jordan Bardella sia nominato da Macron. Non si tratta di un automatismo, per la Costituzione francese, ma di una consuetudine, dal momento che il Capo dello stato deve assicurarsi che la persona nominata ottenga la fiducia del Parlamento e, nel caso di maggioranza assoluta RN, la scelta sarebbe obbligata.  

Maggioranza relativa  

Bardella ha messo le mani avanti prima del voto: con una maggioranza relativa non avrò gli strumenti per assicurare ai francesi “il cambiamento”. Ha chiesto in sostanza pieni poteri. Sarebbe uno dei casi di più evidente ingovernabilità del Paese, dal momento che le proposte di un eventuale premier RN sarebbero immediatamente bocciate in aula dall'unione del Nuovo Fronte Popolare della sinistra insieme ai deputati di Ensemble.  

Vittoria della gauche  

Nel caso di maggioranza anche relativa del Fronte popolare (France Insoumise, Ps, PCF ed ecologisti), si aprirebbero le porte del governo a un premier di sinistra. I leader dei partiti della coalizione si sono sforzati di convincere gli elettori che il candidato premier sarà un moderato e non certo Melenchon. Si parla molto di François Ruffin de La France insoumise.  

E intanto in Italia 

Giorgia Meloni attende trepidante i risultati francesi. Sa che la vittoria della destra la farebbe risultare vincente nell’azzardo europeo che si è assunta congelando la nomina di von der Leyen e bocciando gli altri top jobs. Adesso ha una trattativa in piedi ed è chiaro che la vittoria della destra le darebbe più munizioni. Diversamente, sarebbero guai. Parla invece e sempre Matteo Salvini. Creando non pochi problemi alla premier. Ieri ad esempio il leader della Lega ha esaltato un articolo di Vittorio Feltri in cui accusava il vicepremier Tajani, colonna portante dei Popolari, di non aver tenuto nella giusta considerazione la premier Meloni nella trattativa sui top jobs. Visto che sono stati i Popolari i vincitori e coloro che hanno dato le carte. Che non vero. Ma in effetti ci può stare. Come ha fatto notare Salvini.  

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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