Francesco sta con gli immigrati e con chi li salva. Il messaggio è chiaro

L’annuncio di una messa in san Pietro è segno non equivoco che la scelta di Bergoglio in favore dell’umanità verso chi soffre e lotta contro la povertà è irreversibile. Potrebbe essere letto a ragione come un gesto anche dalla parte della capitana Carola Rackete.

Francesco sta con gli immigrati e con chi li salva. Il messaggio è chiaro

Il segnale di papa Francesco è trasparente: continua a stare dalla parte dei migranti e di quanti sono impegnati a salvarli dalla morte sicura in mare. Bergoglio non lancia proclami, ma nel calderone delle polemiche roventi seguite alla vicenda della Sea Watch3 e del suo capitano Carola Rackete, pone un segno preciso di solidarietà con i migranti e i morti nel Mediterraneo che aveva già onorato con una corona di fiori lanciata nel mare di Lampedusa durante la sua visita a quell’isola dell’approdo dei disperati. Un segno all’altezza del successore dell’apostolo Pietro e degno dell’umanità che Francesco ha messo al primo posto nel suo servizio papale: solo l’umanità universale, specialmente se poveri e bisognosi, è in grado di manifestare la misericordia divina verso gli umani invitati a imitare verso gli esclusi e poveri di ogni genere la misericordia di Dio.

Le parole che accompagnano la dichiarazione di Alessandro Gisotti direttore “ad interim” della Sala Stampa Vaticana dalla quale si apprende l’iniziativa inattesa di Francesco, possono essere prese come base di partenza per una ricomposizione delle rivendicazioni dei Paesi del benessere ormai sulla difensiva e le domande di aiuto e di giustizia avanzate dalle moltitudini di migranti su tutti i continenti. Occorre uscire dalla diplomazia dell’insulto e passare alla diplomazia e alla politica del dialogo e della comprensione basata sulla dignità umana. Nessuno può concedere ma solo conoscere o riconoscere dignità all’altro perché nessuno di noi è fonte della dignità propria e altrui. La dignità umana non può essere manipolata a piacimento né imbrigliata dal politiche di convenienza.

Nei giorni scorsi la posizione della Santa Sede in materia era stata espressa con chiarezza già dal segretario di Stato vaticano nell’incontro con i giornalisti a margine di una festa per il quotidiano “Avvenire”.
Mentre infuriava la polemica velenosa sul che fare nei confronti della nave Sea Watch3 in navigazione verso Lampedusa nonostante le attuali leggi italiane sulla sicurezza e i moniti del ministro dell’interno, Parolin con la sua consueta calma gentile dichiarava: “«Io credo che la vita umana va salvata in qualsiasi maniera, ecco. Quindi quella deve essere la stella polare che ci guida, poi tutto il resto è secondario. Cerchiamo di sottolineare i segni di speranza che sono presenti, altrimenti come possiamo andare avanti”. Poi il cardinale ha indicato la necessità di «sottolineare i segni di speranza: «L'unica risposta che oggi possiamo dare alle sfide del mondo presente è una testimonianza autentica di vita cristiana, un cristianesimo che vive le fondamenta degli atti di Dio, ma che poi sa tradursi anche in opere a favore della società. La testimonianza è la parola chiave dei cristiani di tutti i tempi».

Parole in piena consonanza con la mente del papa che oggi, primo luglio, mese nel quale egli stacca la spina da molti impegni quotidiani per un periodo di riposo, ha fatto diffondere la dichiarazione che sottolinea con quanta cura egli segue le vicende legate alle tragedie del mare e degli immigrati nel mondo. Parole libere da polemica spicciola ma estremamente eloquenti per chi vuol intendere. “In occasione del VI anniversario della visita a Lampedusa, - si legge nella dichiarazione - lunedì 8 luglio, il Santo Padre Francesco celebrerà una Messa per i Migranti, alle ore 11, nella Basilica di San Pietro. Parteciperanno alla celebrazione circa 250 persone tra migranti, rifugiati e quanti si sono impegnati per salvare la loro vita. Alla Messa, presieduta dal Papa all’Altare della Cattedra, prenderanno parte solo le persone invitate dalla Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, a cui il Santo Padre ha affidato la cura dell’evento.

La Messa sarà trasmessa in diretta da Vatican Media, ma non è prevista la presenza della stampa in Basilica. Il Santo Padre desidera che il momento sia il più possibile raccolto, nel ricordo di quanti hanno perso la vita per sfuggire alla guerra e alla miseria e per incoraggiare coloro che, ogni giorno, si prodigano per sostenere, accompagnare e accogliere i migranti e i rifugiati”. E che il pontefice abbia presente l’intero arco della giustizia e della pace e non solo – come lamentano i suoi critici - i poveri e le politiche progressiste, lo si è visto anche al termine dell’Angelus di domenica scorsa, quando ha incoraggiato senza scendere nei dettagli, il dialogo tra Stati Uniti e Corea del Nord. “Nelle ultime ore abbiamo assistito in Corea a un buon esempio di cultura dell’incontro. Saluto i protagonisti, con la preghiera che tale gesto significativo costituisca un passo ulteriore nel cammino della pace, non solo su quella penisola ma a favore del mondo intero”.