Il richiamo del Papa ai vescovi prima del voto: serve un’Europa un po’ più italiana

Ma il nostro Paese – ricorda il cardinale presidente della Cei - deve ritrovare la sua tradizione di accoglienza e solidarietà che l’hanno reso significativo punto di riferimento

Il richiamo del Papa ai vescovi prima del voto: serve un’Europa un po’ più italiana

 Mentre il voto per un’Europa diversa è alle porte e i vescovi italiani invitano a non disertare questo voto storico importante, Francesco in dialogo serrato con l’episcopato riunito in assemblea ricorda che politiche nuove sono possibili soltanto con uomini dal cuore rinnovato. E il primo impegno della Chiesa, perciò, resta il richiamo al Vangelo per capire la gente con la categoria della misericordia.

Sollecitudine per l’Europa

Sollecitudine per l’Europa e la qualità di leadership, non politica ma pastorale, dei vescovi è il filo rosso che ha attraversato i lavori della 71ma assemblea episcopale chiamata ad affrontare tematiche delicate come le linee guida di contrasto alla pedofilia, il progetto di un nuovo accorpamento delle diocesi italiane. Nella reciproca comprensione non sempre scontata tra Francesco e la Cei, ci sono stati importanti passi avanti come ha dimostrato l’intervento del cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, che ha garantito convinto sostegno dei vescovi alla linea pastorale del papa verso il quale si sono invece moltiplicati gli attacchi non più soltanto dagli ambiti ecclesiastici tradizionalisti, ma anche di politici di segno sovranista pronti perfino a manipolare simboli religiosi.

Il nuovo processo canonico

In ascolto dei fedeli laici Francesco ha richiamato i vescovi a mettere in pratica il nuovo processo canonico da lui voluto per semplificare e abbreviare le cause di nullità matrimoniale. Inoltre, preoccupato per la condizione non sempre facile nella vita dei preti, ora nel mirino generale per le storie di pedofilia, ha chiesto ai vescovi di curare in modo specialissimo la vita dei sacerdoti loro collaboratori. In questo modo, nonostante l’imminente circostanza elettorale europea, nel discorso pubblico il papa, con un discorso teologico e pastorale, ha sollecitato i vescovi a un cambio di passo su tre punti che attengono la vita interna della Chiesa: collegialità dei vescovi e sinodalità della Chiesa secondo il dettato conciliare, prospettive nuove sulla gestione dei fallimenti matrimoniali, stretto legame tra vescovi e sacerdoti.

La situazione dell’Europa

Nel dialogo a porte chiuse il papa ha, invece, risposto anche ad alcune domande di presuli preoccupati dell’attuale situazione dell’Europa. Il suo primo impegno, tuttavia, resta quello di avviare processi per il cambio di mentalità nella Chiesa cattolica. In ottemperanza al concilio Francesco ricorda in ogni circostanza, e anche questa volta, che la Chiesa non è fatta  solo di gerarchia, ma di preti e laici chiamati a diventare protagonisti attivi e non massa da manovrare.Solo in questa ottica di cambiare mentalità nella Chiesa si comprende il suo chiaro disappunto sulla mancata applicazione in tante diocesi delle nuove norme sul processo di nullità matrimoniale pubblicate nel 2015. In molte diocesi nulla si è fatto per passare dal vecchio al nuovo, tutto è pigramente fermo come vero boicottaggio della semplificazione voluta dal papa per rendere gratuito e snello il processo finora vissuto dai fedeli come una spesa non sempre sostenibile e come una vera via crucis burocratica e inquisitoria. Anche sul rapporto tra vescovi e preti Francesco non è parso soddisfatto richiamando i vescovi a curarsi dei preti prima di ogni altra cosa.

 Il dovere di presenza e di vicinanza

“Noi Vescovi – è il pensiero di Francesco - abbiamo il dovere di presenza e di vicinanza al popolo cristiano, ma in particolare ai nostri sacerdoti, senza discriminazione e senza preferenze. Un pastore vero vive in mezzo al suo gregge e ai suoi presbiteri, e sa come ascoltare e accogliere tutti senza pregiudizi. Non dobbiamo cadere nella tentazione di avvicinare solo i sacerdoti simpatici o adulatori e di evitare coloro che secondo il vescovo sono antipatici e schietti; di consegnare tutte le responsabilità ai sacerdoti disponibili o “arrampicatori” e di scoraggiare i sacerdoti introversi o miti o timidi, oppure problematici. Essere padre di tutti i propri sacerdoti; interessarsi e cercare tutti; visitare tutti; saper sempre trovare tempo per ascoltare ogni volta che qualcuno lo domanda o ne ha necessità; far sì che ciascuno si senta stimato e incoraggiato dal suo Vescovo. Per essere pratico: se il vescovo riceve la chiamata di un sacerdote, risponda in giornata, al massimo il giorno dopo, così quel sacerdote saprà che ha un padre”. Quanto all’Europa, evidente la preoccupazione dei vescovi per l’imminente tornata elettorale. Tuttavia il cardinale presidente ha scelto indicazioni costruttive che impegnano i cattolici e gli italiani in generale a nuove responsabilità per un’Europa accogliente e solidale. E solo in questo modo –secondo il cardinale Bassetti – si onorano le radici cristiane del continente.

Palpabile la preoccupazione dei vescovi

Per questioni di date e di rilevanza sociale la vigilia del voto europeo ha rappresentato lo scenario pubblico entro cui l’assemblea si è svolta. Palpabile la preoccupazione dei vescovi e del papa per l’esito del voto. Ma entrambi hanno resistito a dare indicazioni partitiche di voto, fermandosi a indicare valori e scelte etiche coerenti con l’essere cristiani per un’Europa fedele alle tradizioni cristiane delle sue radici. Su questo fronte della solidarietà e dell’accoglienza l’Italia dovrebbe scegliere di diventare un modello per l’Europa.