La politica di Francesco sfida i politici europei: le parole a conclusione del viaggio in Romania

Il papa chiarisce i rapporti con Salvini e con l’Europa tracciando ancora una volta percorsi di speranza, solidali, per il bene comune, anziché di paure e discriminazioni

La politica di Francesco sfida i politici europei: le parole a conclusione del viaggio in Romania

Sembrava un viaggio di periferia quello di Francesco in Romania. O almeno in periferia dell’Europa mentre i politici dei Paesi dell’Unione tirano le fila dei freschi risultati elettorali che hanno scosso le forze che, almeno sulla carta,  si dichiarano per la solidarietà e hanno arginato per ora la temuta affermazione dei partiti populisti. Poi, di ritorno a Roma, parlando sull’aereo con i giornalisti al seguito, il papa ha riassunto in pratica gli orientamenti guida della sua visita, e ci si è accorti che le sue parole sono anni luce avanti ai politici che si dibattono e si agitano per trovare soluzioni di buon senso.

Francesco ancora una volta non è apparso quel rivoluzionario distruttivo e compiaciuto di sé come i suoi avversari lo dipingono, ma come il fratello – e per tanti anche il padre – universale che alla sua Chiesa ma anche alla politica  avvelenata dal rancore e dal risentimento ricorda il buon senso, il servizio, la speranza, l’incoraggiamento a far bene, la vicinanza agli esclusi, il dialogo come via per guardare avanti seminando speranza. Senza volerlo, richiamando gli ideali umanistici che devono sempre animare la politica che resta una espressione alta della carità per il bene comune e mai un predellino per la riuscita degli egoismi individuali o di gruppo, ha dato una bella lezione a quei leader populisti e non che pensano la politica come predellino per la loro carriera o favolosa occasione per interessi di parte.

Francesco argine ai populismi in Europa

In tanti sono convinti che il vero argine ai populismi in Europa e in altre parti del mondo resti ancora Francesco. Perfino in Italia ci si è convinti che sia una partita aperta quella tra Francesco e Salvini. Il papa più volte ha richiamato anche i politici al dovere della coerenza cristiana contenuto nella celebre Lettera dell’apostolo Giovanni: “Se uno dice io amo Dio e odia il suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. E questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio ami anche suo fratello”. La forza di Francesco sta in questa sua trasparenza nell’adesione al Vangelo. I poveri, gli immigrati, gli esclusi, gli emarginati, gli oppressi sono i suoi preferiti perché lo sono stati di Gesù. E tutti i cristiani dovrebbero unirsi in questa preferenza.

In questa luce, scevra da tornaconti politici, entro la quale Francesco elabora le sue riflessioni anche in Romania ha considerato alcuni nodi che inquietano tuttora l’Europa e il nostro Paese: gli immigrati, i rom, il rapporto con i populisti, l’Europa da rifare. “Pregate che l’Europa torni a essere il sogno dei Padri fondatori” è stato il suo augurio al termine del suo viaggio. E sui rom incontrandoli aveva riconosciuto le passate colpe della sua Chiesa: “troppe volte i cristiani vi hanno discriminato”.

Nel merito specifico di Salvini che ha fatto campagna elettorale con simboli religiosi e vorrebbe incontrare il papa, Francesco ha risposto senza giri di parole.

Salvini? Mai chiesto udienza

“Io – ha detto -  non ho sentito che nessuno del governo, eccetto il premier, abbia chiesto udienza, nessuno. Per una udienza si deve parlare alla Segreteria di Stato. Il premier Conte l’ha chiesta ed è stata fatta come indica il protocollo. Una bella udienza, un’ora o più forse, un uomo intelligente, un professore. I vicepremier non li ho ricevuti, altri ministri neppure. Ho ricevuto il Presidente della Repubblica… Leggendo i giornali, non sono entrato in queste notizie, come ha fatto propaganda un partito o l’altro… E poi mi confesso ignorante, non capisco la politica italiana, è vero che devo studiare… Dire un’opinione sulla campagna elettorale di uno dei partiti non sarebbe molto prudente. Io prego perché gli italiani si uniscano e siano leali".

"Io sono italiano perché sono figlio di emigranti italiani - continua Francesco -, tutti i miei fratelli hanno la cittadinanza, io non ho voluto perché il vescovo deve essere della patria. C’è nella politica di tanti Paesi la malattia della corruzione, dappertutto. Ma domani non dite, 'il Papa ha detto che la politica italiana è corrotta', no, è una malattia universale. Dobbiamo aiutare i politici a essere onesti, a non fare campagna con bandiere disoneste, la calunnia, la diffamazione, gli scandali o, come accade tante volte, seminando odio e paura: questo è terribile. Un politico mai, mai deve seminare odio e paura, soltanto speranza. Giusta, esigente, ma speranza: perché deve condurre il Paese lì".

Attuale anche la parola del papa sull’Europa alle prese di ripartire dopo i voto. "Tutti siamo responsabili della Unione europea, tutti. La rotazione del presidente è simbolo della responsabilità che ognuno dei Paesi ha dell’Europa. Se l’Europa non guarda bene le sfide future, appassirà. A Strasburgo dissi che sta finendo di essere la mamma Europa e sta diventando la nonna Europa. Si è invecchiata, ha perso l’impulso a lavorare assieme. Qualcuno forse si domanderà: non sarà la fine di un sogno durato settanta anni? L’Europa ha bisogno di riprendere se stessa, superare le divisioni. Stiamo vedendo delle frontiere, e questo non fa bene. È vero che ognuno dei Paesi ha la sua cultura e deve custodirla, ma con la mistica del poliedro: si rispettano le culture di tutti, ma tutti uniti. Che l’Europa non si lasci vincere dal pessimismo o dalle ideologie, perché l’Europa è attaccata non con cannoni o bombe ma da ideologie che non sono europee, vengono da fuori. Pensiamo all’Europa divisa e belligerante del 1914, del 1933, del 1939… Impariamo da questo, impariamo dalla storia, non cadiamo nello stesso buco".