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Coppie omosessuali e donne prete: il papa rilancia la Chiesa dalle porte aperte

Francesco risponde ai dubbi esposti da 6 cardinali anziani, preoccupati di conservare immutata la tradizione su alcune questioni scottanti

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   
Coppie omosessuali e donne prete: il papa rilancia la Chiesa dalle porte aperte
I cardinali partecipano al sinodo in Piazza San Pietro (Ansa)

Due gesti di Francesco descrivono più delle parole la svolta pastorale dalle porte aperte della Chiesa cattolica che il Sinodo inaugurato oggi con una celebrazione straordinaria in Piazza san Pietro, vuole confermare e consolidare. Poteva sembrare impensabile introdurre parole a braccio nell’omelia tanto rilevante, limata nei minimi particolari. Francesco lo ha fatto. E alla vigilia sono state pubblicate le sue risposte dettagliate ai dubbi esposti da 6 cardinali anziani e preoccupati di conservare immutata la tradizione della Chiesa su 5 questioni scottanti tra cui la possibilità di benedire le coppie omosessuali o aprire il sacerdozio alle donne. In anni precedenti un altro gruppo minuscolo di cardinali – ritenuti autorevoli per dottrina – aveva sollevato con grande rumore il pericolo che lo stesso Francesco potesse cedere all’eresia contenuta, a loro parere, in alcune posizioni della dottrina e della pastorale del papa.

Francesco – e si era in periodo sinodale sulla famiglia con la pubblicazione del testo Amoris Laetitia – non rispose mai direttamente alle questioni poste. Questa volta lo ha fatto, dando così un segnale visibile di uno stile di ascolto pastorale che richiede alla Chiesa di preferire la misericordia anziché la condanna. La conversione pastorale richiesta dal concilio Vaticano II, ma prima ancora dall’esempio di Gesù, sarà dunque il perno unificante dell’Assemblea aperta oggi fino al 29 ottobre, per riprendere una seconda e conclusiva sessione nell’ottobre del 2024.

Alla celebrazione hanno preso parte in prima fila i nuovi cardinali, con i 464 partecipanti ai lavori sinodali e tra essi i 354 con diritto di voto che include per la prima volta anche 70 donne laiche o suore provenienti dai 5 continenti. Tanta la gente di partecipanti in Piazza alla messa. Qualcuno ha rivisto in piccolo la grande processione degli oltre 2000 vescovi in abiti liturgici che sfilarono l’11 ottobre 1962 davanti a papa Giovanni XXIII, il papa a sorpresa che aveva convocato il più grande concilio della storia dandogli un indirizzo pastorale: non una Chiesa servita ma una Chiesa che serve la gente nella ricerca di Dio e nella carità verso tutte le persone del mondo, con lo stile del samaritano.

E’ interessante questa continuità in una Chiesa che si è resa conto della disaffezione crescente verso di sé, forse anche a motivo dei ripetuti scandali di pedofilia e mala gestione finanziaria. Perché dunque meravigliarsi dell’insistenza con la quale Francesco, anche oggi, ha chiesto di spalancare le porte, facendo circolare aria nuova nella Chiesa nello stile di Gesù? Solo la credibilità, infatti, potrà arginare la disaffezione e l’abbandono della Chiesa sempre più consistente documentata, da attendibili indagini sociologiche, anche nei Paesi occidentali di antica tradizione cristiana.

Che fare in un momento difficile della missione pastorale della Chiesa simile alle difficoltà dello stesso Gesù in un clima di “desolazione pastorale”? All’apertura dell’Assemblea sinodale “non ci serve uno sguardo immanente, - avverte il papa - fatto di strategie umane, calcoli politici o battaglie ideologiche – se il Sinodo darà questo permesso, quell’altro aprirà questa porta, quell’altra – questo non serve. Non siamo qui per portare avanti una riunione parlamentare o un piano di riforme. Il Sinodo, cari fratelli e sorelle, non è un parlamento. Il protagonista è lo Spirito Santo. No. Non siamo qui per fare parlamento, ma per camminare insieme con lo sguardo di Gesù, che benedice il Padre e accoglie quanti sono affaticati e oppressi.

Partiamo dunque dallo sguardo di Gesù, che è uno sguardo benedicente e accogliente”. Riflettendo su questi due aggettivi il papa ha delineato il percorso e lo stile del sinodo per una risposta efficace alle attese del popolo di Dio e della comunità umana in generale. Anzitutto incoraggiando. “Pur avendo sperimentato il rifiuto e aver visto attorno a sé tanta durezza di cuore, Cristo non si lascia imprigionare dalla delusione, non diventa amaro, non spegne la lode; il suo cuore, fondato nel primato del Padre, rimane sereno pure nella tempesta. Il Signore “invita anche noi a essere una Chiesa che, con animo lieto, contempla l’azione di Dio e discerne il presente. E che, fra le onde talvolta agitate del nostro tempo, non si perde d’animo, non cerca scappatoie ideologiche, non si barrica dietro convinzioni acquisite, non cede a soluzioni di comodo, non si lascia dettare l’agenda dal mondo”.

Ricordarsi di papa Giovanni che indicò alla Chiesa la fedeltà al patrimonio della tradizione aprendosi - però - a nuove vie apostoliche per rispondere alle sfide presenti. “Non vogliamo glorie terrene, non vogliamo farci belli agli occhi del mondo, ma raggiungerlo con la consolazione del Vangelo, per testimoniare meglio, e a tutti, l’amore infinito di Dio”. Una domanda fondamentale che poneva anche Benedetto XVI e ora è “compito primario del Sinodo: ricentrare il nostro sguardo su Dio, per essere una Chiesa che guarda con misericordia l’umanità. Una Chiesa unita e fraterna – o almeno che cerca di essere unita e fraterna –, che ascolta e dialoga; una Chiesa che benedice e incoraggia, che aiuta chi cerca il Signore, che scuote beneficamente gli indifferenti, che avvia percorsi per iniziare le persone alla bellezza della fede. Una Chiesa che ha Dio al centro e che, perciò, non si divide all’interno e non è mai aspra all’esterno. Una Chiesa che rischia con Gesù. Così Gesù vuole la Chiesa, così vuole la sua Sposa”.

Una Chiesa accogliente. Cosa significa? Che accoglie tutti a cominciare dai piccoli e dai poveri. E a questo punto il papa ha inserito un ricordo narrato a braccio. “Una volta c’era una difficoltà in una parrocchia e la gente parlava di quella difficoltà, mi diceva le cose. E un’anziana, molto anziana, una signora del popolo, quasi analfabeta, ha fatto un intervento proprio da teologo, e con tanta mitezza e saggezza spirituale ha dato il suo contributo… La gente saggia del popolo ha questa fede. E perciò, in tutta la sua vita, Dio assume questo sguardo ospitale verso i più deboli, i sofferenti, gli scartati. A loro, in particolare, si rivolge dicendo quanto abbiamo ascoltato: "Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro". E’ la Chiesa di Gesù che Francesco tende con tutte le forze a riattualizzare. Una Chiesa “ospitale" non con le porte chiuse.

Sfide culturali e pastorali nuove

In un tempo complesso come il nostro, emergono sfide culturali e pastorali nuove, che richiedono un atteggiamento interiore cordiale e gentile, per poterci confrontare senza paura. Nel dialogo sinodale, in questa bella “marcia nello Spirito Santo” che compiamo insieme come Popolo di Dio, possiamo crescere nell’unità e nell’amicizia con il Signore per guardare alle sfide di oggi con il suo sguardo; per diventare, usando una bella espressione di San Paolo VI, una Chiesa che «si fa colloquio». Una Chiesa “dal giogo dolce”, che non impone pesi e che a tutti ripete: “Venite, affaticati e oppressi, venite, voi che avete smarrito la via o vi sentite lontani, venite, voi che avete chiuso le porte alla speranza: la Chiesa è qui per voi!”. La Chiesa delle porte aperte a tutti, tutti, tutti!”.

Questo e non altro ha in cuore Francesco e chiede al Sinodo che deve maturare la via per realizzare questa Chiesa capace di superare “tentazioni pericolose: di essere una Chiesa rigida – una dogana –, che si arma contro il mondo e guarda all’indietro; di essere una Chiesa tiepida, che si arrende alle mode del mondo; di essere una Chiesa stanca, ripiegata su sé stessa. Nel libro dell’Apocalisse, il Signore dice: “Io sono alla porta e busso perché la porta sia aperta”; ma tante volte, fratelli e sorelle, Lui bussa alla porta, però dall’interno della Chiesa, perché lasciamo il Signore uscire con la Chiesa a proclamare il suo Vangelo”. Nel pomeriggio si apriranno i lavori veri e propri dell’Assemblea chiamata a lavorare con un severo calendario.

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   
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