Due passi avanti strategici nelle riforme di Francesco: riguardano unità dei cristiani e finanze vaticane

Vademecum in aiuto dei vescovi per promuovere l’ecumenismo e nuovo statuto per l’Autorità di Informazione Finanziaria

Papa Francesco (Ansa)
Papa Francesco (Ansa)

Mentre l’opinione pubblica pare concentrata più sugli scandali finanziari che intralciano l’azione di Francesco, il papa procede nella via delle riforme degli organismi vaticani, coinvolgendo sempre più i vescovi del mondo nell’azione di riforma della Chiesa per allinearla alle indicazioni del concilio Vaticano II.

Due, in particolare, sono i segnali importanti sul cammino di rinnovamento e aggiornamento della Chiesa: uno riguarda specificamente le finanze vaticane e l’altro mobilita i vescovi di tutta la Chiesa cattolica.

Lo Statuto

Con un documento autografo del papa chiamato chirografo, è stato approvato e pubblicato lo Statuto che distribuisce alcune competenze interne al nuovo assetto dell’Autorità di Informazione finanziaria (AIF) che d’ora in avanti si chiamerà Autorità di Supervisione e Informazione Finanziaria (ASIF). Ridefiniti il ruolo del Presidente e della Direzione. E’ talmente importante questa decisione che la supervisione sarà esercitata anche sullo IOR il famoso Istituto per le Opere di Religione lacerato dagli scandali 40 anni fa e che fece avviare il lunghissimo iter di riforme delle finanze vaticane che Francesco sta completando.

“La revisione dello Statuto che entra in vigore da oggi -  ha dichiarato ai media vaticani il presidente dell’ASIF Carmelo Barbagallo - si inquadra nella complessiva riforma che sta portando avanti papa Francesco per la Santa Sede e lo Stato della Città del Vaticano in materia di trasparenza e rafforzamento dei controlli in ambito economico-finanziario. In tale ambito, le novità più importanti riguardano la governance e l’assetto organizzativo dell’Autorità. Inoltre, una modifica non solo nominalistica riguarda la denominazione dell’Autorità, che viene integrata aggiungendo il termine “supervisione”. Questo cambiamento consente di allineare il nome dell’Autorità ai compiti ad essa effettivamente assegnati. Infatti, oltre all’originaria funzione di intelligence e contrasto al riciclaggio e finanziamento del terrorismo, dal 2013 l’Autorità esercita funzioni di regolamentazione e vigilanza di tipo “prudenziale” sugli enti che prestano servizi finanziari su base professionale di fatto sullo IOR”.

Il Vademecum ecumenico

Più spirituale e pastorale, ma non meno importante, l’altra iniziativa presentata ai giornalisti da quattro tra i più autorevoli cardinali prefetti dei dicasteri Vaticani. Si tratta del Vademecum ecumenico con indicazioni pratiche a sostegno della missione dei vescovi nella promozione dell’unità dei cristiani. L’ecumenismo solo in apparenza è una cosa astrusa, fuori dai grandi interessi quotidiani della Chiesa cattolica e dei cristiani. Indica quel movimento – sorto e consolidato sempre più nel Novecento -  che mira a facilitare l’armonia e l’unità tra tutti i cristiani lacerata nel secondo millennio da numerosi scismi e divisioni a volte anche cruente. L’ecumenismo è stato pertanto uno degli obiettivi più importanti lasciati alla Chiesa cattolica dal concilio: tutti, vescovi e fedeli, se non fanno quanto è in loro potere per superare le divisioni tra i cristiani, non si possono considerare buoni discepoli del Vangelo dove Gesù prega per l’unità di tutti coloro che credono in lui.

La fraternità

Se si vuole una umanità più fraterna – ha ricordato Francesco nella recente enciclica Fratelli tutti – occorre che i cristiani testimonino una ritrovata fraternità tra di loro. La responsabilità di promuovere la causa ecumenica per i vescovi, si legge nel Vademecum, non è opzionale ma “un dovere e un obbligo” importante e ordinario del proprio ministero.

A richiamarlo con chiarezza è il documento reso noto oggi dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. “Il Vescovo e l’unità dei cristiani: Vademecum ecumenico”, questo il titolo del contributo elaborato dal dicastero vaticano per l’unità e approvato dal Papa. Vuole essere un "supporto" per ogni pastore e una risposta a delle sollecitazioni scaturite in un incontro di qualche anno fa nel Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani. A questa particolare missione ecumenica aveva fatto riferimento Francesco nella sua lettera in occasione del 25° anniversario dell’enciclica Ut unum sint di Giovanni Paolo II  scritta nel 1995, nella quale Bergoglio si augura che il Vademecum diventi “incoraggiamento e guida" nell'impegno dei vescovi verso l'unità di tutto il corpo cristiano”. Impegno, si precisa nell'introduzione al documento, "che riguarda la Chiesa intera".

Le raccomandazioni pratiche

“Il Vademecum – spiega il cardinale Kurt Kock da 10 anni presidente del Pontificio Consiglio per l’unità - non solo ricorda i principi dell’impegno ecumenico del vescovo ma riporta un elenco di “raccomandazioni pratiche” che riassumono, in termini semplici e diretti, i compiti e le iniziative che il Vescovo può promuovere a livello locale e regionale. Infine, in Appendice, offre una breve descrizione dei partner della Chiesa cattolica nei dialoghi teologici internazionali e dei principali temi affrontati”. L’Appendice è un prezioso ma prezioso riassunto del livello di dialogo esistente tra i cattolici e le altre numerose Chiese e Confessioni cristiane. Risulta, pertanto, che la Chiesa cattolica porta avanti un dialogo bilaterale con 13 realtà cristiane e un dialogo con 3 realtà multilaterali costituite dal Consiglio Mondiale delle Chiese, dal Global Christian Forum e dalla Comunione delle Chiese Protestanti in Europa. Del tutto assente la menzione dei Testimoni di Geova.

Camminando con Cristo

Kock ricorda anche l’auspicio sotteso alla pubblicazione del vademecum: “Papa Francesco spesso ribadisce che l’unità si fa camminando: se camminiamo insieme con Cristo, Lui stesso realizzerà l’unità. Mi auguro che questo Vademecum, la cui etimologia significa “vieni con me”, possa essere un aiuto sul cammino dei vescovi e di tutta la Chiesa cattolica verso la piena comunione per la quale il Signore ha pregato”. Se andasse in porto,  questo grande movimento di dialogo potrebbe rivelarsi una condizione rivoluzionaria mondiale rispetto alla storia del secondo millennio fortemente segnata da guerre e conflitti.