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Francesco in Kazakhistan per la pace nel mondo. Da martedì l'incontro con i leader religiosi

All’Angelus il papa ricorda suora uccisa in Mozambico e gli studenti che domani iniziano anno scolastico. Agli scienziati chiesto impegno per la pace.

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   
Il papa durante l'Angelus (Ansa)
Il papa durante l'Angelus (Ansa)

La pace anzitutto, priorità di Francesco per il mondo tuttora a rischio di una guerra totale anche nucleare. E’ con questo pensiero dominante che il papa al termine dell’Angelus ha chiesto oggi di accompagnare con la preghiera il suo pellegrinaggio in Kazakhstan dove si recherà per partecipare al congresso dei Capi delle religioni mondiali e tradizionali. Un appuntamento dove pareva possibile un incontro anche con il patriarca ortodosso di Mosca Kirill, sfumato perché il capo ortodosso della Russia non sarà presente, forse proprio per evitare un incontro prematuro con Francesco.

Sarà un’occasione per incontrare tanti rappresentanti religiosi e dialogare da fratelli – ha spiegato il papa - animati dal comune desiderio di pace, pace di cui il nostro mondo è assetato. A tutti chiedo di accompagnare con la preghiera questo pellegrinaggio di dialogo e di pace”. Sono previsti tre discorsi e un’omelia del pontefice romano. Ma le sue preoccupazioni Francesco le aveva già manifestate apertamente nell’incontro di ieri con i membri della Pontificia Accademia delle Scienze ai quali aveva chiesto l’impegno di mettere la scienza al servizio della pace, sempre fragile.

I numerosi conflitti armati in corso – secondo il papa - preoccupano seriamente. Ho detto che era una terza guerra mondiale 'a pezzi'". Oggi forse possiamo dire "totale", e i rischi per le persone e per il pianeta sono sempre maggiori. San Giovanni Paolo II ringraziò Dio perché, per intercessione di Maria, il mondo era stato preservato dalla guerra atomica. Purtroppo dobbiamo continuare a pregare per questo pericolo, che già da tempo avrebbe dovuto essere scongiurato. Il tema della Sessione Plenaria della Pontificia Accademia è stato “Scienza di base per lo sviluppo umano, la pace e la salute planetaria”. Una prospettiva, a parere del papa, che tiene presenti le questioni-chiave che l’umanità affronta in questo momento della storia. I numerosi conflitti armati in corso preoccupano seriamente… In questo momento della storia, vi chiedo di promuovere la conoscenza che ha come obiettivo costruire la pace. Dopo le due tragiche guerre mondiali, sembrava che il mondo avesse imparato a incamminarsi progressivamente verso il rispetto dei diritti umani, del diritto internazionale e delle varie forme di cooperazione. Ma purtroppo la storia mostra segni di regressione. Non solo si intensificano conflitti anacronistici, ma riemergono nazionalismi chiusi, esasperati e aggressivi e anche nuove guerre di dominio, che colpiscono civili, anziani, bambini e malati, e provocano distruzione ovunque”.

Perciò “è necessario mobilitare tutte le conoscenze basate sulla scienza e sull’esperienza per superare la miseria, la povertà, le nuove schiavitù, e per evitare le guerre. Rifiutando alcune ricerche, inevitabilmente destinate, in circostanze storiche concrete, a fini di morte, gli scienziati di tutto il mondo possono unirsi in una comune disponibilità a disarmare la scienza e formare una forza per la pace”. E oggi Francesco ha indicato un obiettivo ben definito: “Continuiamo a pregare per il popolo ucraino, perché il Signore gli doni conforto e speranza. In questi giorni il Cardinale Krajewski, Prefetto del Dicastero per il Servizio della Carità, è in Ucraina per visitare varie comunità e testimoniare concretamente la vicinanza del Papa e della Chiesa”.

Per realizzare questo mondo di fraternità e pace Francesco, spiegando il vangelo odierno delle tre parabole della misericordia (la pecorella smarrita, la dracma smarrita e il figlio prodigo) ha insistito a mettersi sulla stessa lunghezza d’onda del Dio di Gesù Cristo che “non esclude nessuno, tutti desidera al suo banchetto, perché tutti ama come figli, tutti, nessuno escluso, tutti. Le tre parabole, allora, riassumono il cuore del Vangelo: Dio è Padre e ci viene a cercare ogni volta che siamo perduti”. Si tratta di un Dio inquieto per i tanti che restano al di fuori del suo amore e della sua misericordia.

Chi ama si preoccupa di chi manca, ha nostalgia di chi è assente, cerca chi è smarrito, attende chi si è allontanato. Perché vuole che nessuno vada perduto. Fratelli e sorelle, così è Dio: non è “tranquillo” se ci allontaniamo da Lui, è addolorato, freme nell’intimo; e si mette in movimento per venirci a cercare, finché ci riporta tra le sue braccia”. C’è da chiedersi, ribadisce il papa, se anche noi abbiamo la stessa inquietudine di Dio: “Abbiamo nostalgia per chi è assente, per chi si è allontanato dalla vita cristiana? Portiamo questa inquietudine interiore, oppure stiamo sereni e indisturbati tra di noi? In altre parole, chi manca nelle nostre comunità, ci manca davvero, o facciamo finta e non ci tocca il cuore? Chi manca nella mia vita manca davvero? Oppure stiamo bene tra di noi, tranquilli e beati nei nostri gruppi – “vado a un gruppo apostolico molto bravo…” –, senza nutrire compassione per chi è lontano? Non si tratta solo di essere “aperti agli altri”, è Vangelo!”.

A conclusione dell’Angelus papa Francesco ha ricordato tre esempi di attenzione agli altri e ai loro problemi. “In questo momento di preghiera mi è caro ricordare suor Maria de Coppi, Missionaria Comboniana, uccisa a Chipene, in Mozambico, dove ha servito con amore per quasi sessant’anni. La sua testimonianza dia forza e coraggio ai cristiani e a tutto il popolo mozambicano. Desidero rivolgere anche uno speciale saluto al caro popolo dell’Etiopia, che oggi celebra il suo tradizionale Capodanno: assicuro la mia preghiera e auguro ad ogni famiglia e all’intera nazione il dono della pace e della riconciliazione. E non dimentichiamo – ha aggiunto a braccio - di pregare per gli studenti, che domani o dopodomani incominciano le scuole di nuovo”.

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   

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