Francesco e la lotta contro il diavolo: mai dialogare con questo nemico astuto

L’Angelus del papa dedicato al senso della Quaresima cristiana e del deserto come luogo di prova della vita

Papa Francesco (Foto Ansa)
Papa Francesco (Foto Ansa)

Papa Francesco presenta la vita cristiana che - a imitazione della vita di Cristo - è duello con il diavolo e le sue tentazioni. Questa condizione esistenziale ci viene ricordata dalla Quaresima. All’inizio di questi 40 giorni  in preparazione della Pasqua c’è un appuntamento obbligatorio, ineliminabile con lo spirito del male che viene raccontato dal Vangelo come un duello tra Gesù e il diavolo.

Parlandone all’Angelus il papa ha messo in luce il senso di ritirarsi nel deserto da parte di Gesù prima di iniziare la sua vita pubblica. Nel deserto si sperimenta la solitudine e il silenzio che aiutano a percepire ciò che nella vita conta e ciò che invece è inutile o superfluo. Thomas Merton un grande maestro spirituale del Novecento, capace di leggere i segni dei tempi anticipandoli, sul deserto e il silenzio ha lasciato pagine avvincenti. Da giovane professore aveva scelto di farsi monaco cistercense di stretta osservanza, non lasciando mai di scrivere opere stimolanti. “Pensieri nella solitudine” è forse l’opera sua che meglio si adatta alle riflessioni odierne di papa Francesco. Si tratta di un modo di voler essere nella propria vita per darle un significato. Parla dell’inalienabile diritto dell’uomo “alla solitudine ed alla libertà interiore.

La solitudine

La solitudine “non è una semplice ricetta per eremiti. E’ qualcosa che interessa tutto il futuro dell’uomo e del suo mondo”. Non sono soltanto i monaci interessati al silenzio e alla solitudine  perché – lascia intendere il papa – ogni cristiano deve rispecchiare la vita di Gesù, nella quale la lotta contro il male è stata una costante. Lo stesso Spirito disceso su di lui nel battesimo, ora “ lo spinge ad andare nel deserto, per affrontare il Tentatore, per lottare contro il diavolo. L’intera esistenza di Gesù è posta sotto il segno dello Spirito di Dio, che lo anima, lo ispira, lo guida”.  Nel suo ragionare, spesso Francesco aggiunge a braccio chiarimenti e immagini eloquenti. “Il deserto – spiega - è il luogo dove Dio parla al cuore dell’uomo, e dove sgorga la risposta della preghiera, cioè il deserto della solitudine, il cuore staccato da altre cose e solo, in quella solitudine, si apre alla Parola di Dio. Ma è anche il luogo della prova e della tentazione, dove il Tentatore, approfittando della fragilità e dei bisogni umani, insinua la sua voce menzognera, alternativa a quella di Dio, una voce alternativa che ti fa vedere un’altra strada, un’altra strada di inganno”. Non si tratta di fantasmi e fantasie, ma di una condizione umana sperimentabile.

La tentazione

“ Il Tentatore seduce. Infatti, durante i quaranta giorni vissuti da Gesù nel deserto, inizia il “duello” tra Gesù e il diavolo, che si concluderà con la Passione e la Croce e la risurrezione. Tutto il ministero di Cristo è una lotta contro il Maligno nelle sue molteplici manifestazioni: guarigioni dalle malattie, esorcismi sugli indemoniati, perdono dei peccati”. Più che a disquisire sul diavolo e la sua esistenza, il papa concentra l’attenzione sull’agire di questo spirito del male che attraversa l’esistenza e su come contrastarlo.

Il combattimento

Gesù nel deserto ci ricorda che “la vita del cristiano, sulle orme del Signore, è un combattimento contro lo spirito del male. Ci mostra che Gesù ha affrontato volontariamente il Tentatore e lo ha vinto; e al tempo stesso ci rammenta che al diavolo è concessa la possibilità di agire anche su di noi con le tentazioni. Dobbiamo essere consapevoli della presenza di questo nemico astuto, interessato alla nostra condanna eterna, al nostro fallimento, e prepararci a difenderci da lui e a combatterlo”.  A questo punto Francesco sottolinea una cosa: “Nelle tentazioni Gesù mai dialoga con il diavolo, mai. Nella sua vita Gesù mai ha fatto un dialogo con il diavolo, mai. O lo scaccia via dagli indemoniati o lo condanna o fa vedere la sua malizia, ma mai un dialogo. E nel deserto sembra che ci sia un dialogo perché il diavolo gli fa tre proposte e Gesù risponde. Ma Gesù non risponde con le sue parole; risponde con la Parola di Dio, con tre passi della Scrittura. E questo dobbiamo fare anche tutti noi. Quando si avvicina il seduttore, incomincia a sedurci: “Ma pensa questo, fa quello...”. La tentazione è di dialogare con lui, come ha fatto Eva; e se noi entriamo in dialogo con il diavolo saremo sconfitti. Mettetevi questo nella testa e nel cuore: con il diavolo mai si dialoga, non c’è dialogo possibile. Soltanto la Parola di Dio”.

Tempo di entrare nel deserto

E’ tempo anche per noi di entrare nel deserto. “Non si tratta di un luogo fisico, ma di una dimensione esistenziale in cui fare silenzio, metterci in ascolto della parola di Dio, perché si compia in noi la vera conversione. Non avere paura del deserto, cercare più momenti di preghiera, di silenzio, per entrare in noi stessi. Non avere paura. Siamo chiamati a camminare sui sentieri di Dio, rinnovando le promesse del nostro Battesimo: rinunciare a Satana, a tutte le sue opere e a tutte le sue seduzioni. Il nemico – avverte Francesco - è lì accovacciato, state attenti. Ma mai dialogare con lui”. Non vale quel proverbio: “Ne sa una più del diavolo”. Crederlo è già l’inizio della sconfitta che deriva dalla presunzione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo l'Angelus

 

Cari fratelli e sorelle!

 

Rivolgo il mio cordiale saluto a tutti voi, romani e pellegrini. In particolare, saluto i fedeli polacchi. Oggi il mio pensiero va al Santuario di Płock, in Polonia, dove novant’anni fa il Signore Gesù si manifestò a Santa Faustina Kowalska, affidandole uno speciale messaggio della Divina Misericordia. Mediante San Giovanni Paolo II, quel messaggio è giunto al mondo intero, e non è altro che il Vangelo di Gesù Cristo, morto e risorto, che ci dona la misericordia del Padre. Apriamogli il cuore, dicendo con fede: “Gesù, confido in Te”.