Papa Francesco: "Tanta violenza sulle donne, senza di loro il mondo non funziona"

Ormai abituato a rilasciare interviste, Jorge Mario Bergoglio colpisce per la sincerità e la forza con cui si esprime su grandi temi della finanza, dei migranti, dell’aborto ma anche per la semplicità con cui solleva il velo sui pettegolezzi vaticani e sui dubbi che attraversano la sua vita privata

Papa Francesco fra la folla
Papa Francesco fra la folla

“Come è stato possibile? Come è potuto accadere che un vero cristiano sedesse sul trono di san Pietro?” si chiedeva la celebre Hannah Arendt a due anni di distanza dalla morte di Angelo Giuseppe Roncalli divenuto Giovanni XXIII che aveva incantato il mondo e aperto con il concilio Vaticano II un’era nuova per le religioni e per la pace. Un interrogativo analogo potrebbe sorgere spontaneo al termine della lettura o dell’ascolto dell’intervista lunga e articolata che papa Francesco ha rilasciato a Valentina Alazraki giornalista vaticanista dell’emittente messicana Televisa: come è stato possibile che un uomo tanto umano sieda non più tanto sul trono quanto sulla cattedra di san Pietro? Non per il fatto dell’intervista a una giornalista donna, fatto ormai non più tanto raro dal momento che Francesco confida di trovarsi bene con i giornalisti; ma per la sensazione che il dialogo - sfiorando argomenti e problemi enormi e talvolta molto personali di Jorge Mario Bergoglio e della stessa giornalista che argomenta descrivendo al papa la condizione di violenza ancora subita da milioni di donne – riesca a far emergere la fede rivestita di umanità di Francesco. 

Il Papa gesuita 

Il papa gesuita che ci ha abituato a scelte controcorrente e tanto umane che potrebbe sembrare impossibile la sua avvenuta elezione in una Chiesa nell’occhio del ciclone a livello mondiale per lo scandalo terribile della pedofilia di molti preti. La patata bollente e più dolorosa che Francesco si è trovato ad amministrare e che viene evocata in quel suo ricredersi dopo il viaggio in Cile, facendo piazza pulita di preti e vescovi infedeli o impigriti in una morta tradizione, grazie anche all’ascolto dei giornalisti documentati. Altri temi gravi come le sofferenze di milioni di profughi e immigrati che premono alle porte del benessere occidentale, la finanza sempre più padrona dell’economia, il degrado ambientale, l’annaspare dei giovani verso un futuro incerto e privo di lavoro, l’accelerata trasformazione del Vaticano, il bisogno di politiche creative di fronte alle domande di giustizia e solidarietà di tanti movimenti popolari, confermano le intenzioni aperte del pontefice cosciente tuttavia dei tanti e crescenti attacchi di suoi avversari dentro e fuori la Chiesa cattolica. L’amalgama che tutto tiene è la sensazione di un papa non solo cristiano e gesuita ma di un papa umano. Non di una umanità inconscia bensì scelta e voluta come manifestazione di un Dio d’amore e di misericordia che, alla maniera di Gesù di Nazaret, Francesco non si stanca di manifestare e predicare. La meraviglia non sta nelle riforme che lui va realizzando per compiere il dettato collegiale dei cardinali al momento della sua lezione. 

La società del benessere 

In società del benessere dove alla pressione dei poveri alle porte si risponde moltiplicando paura e rancore, un papa che ricorda anche ai ricchi il rimedio della tenerezza per non perdere l’umanità può sconcertare. E perfino irritare perché senza arroganza, ma con umiltà sollecita la coscienza  a preferire la giustizia ai privilegi per pochi. Francesco si è spogliato dal fasto e dalla sovranità che un tempo sempre più lontano – dopo papa Giovanni – segna la vita dei papi. La Chiesa viene spinta a mostrarsi madre più che inquisitrice che giudica e condanna. Nell’imitazione di Cristo anche la Chiesa cattolica sta imparando a servire, ascoltare, perdonare, sostenere, accompagnare l’umanità intera e non più soltanto i credenti a vivere in condizioni di pace. E’ straordinaria la naturalezza che traspare nel colloquio di Francesco con la giornalista che si presenta “come donna e come messicana”. Un colloquio cui fa da sfondo costante l’infinito dolore del mondo testimoniato dalla condizione degli esclusi e delle donne in particolare. Le parole più belle e toccanti Francesco la spende proprio per lenire il doloro delle donne sotto la cappa del femminicidio o del dramma che accompagna l’esperienza dell’aborto non di rado esperienza di infelicità.  

La tenerezza

“C’è una parola – osserva Francesco - che sta per uscire dal vocabolario, perché fa paura a tutti: la tenerezza. È patrimonio della donna. Ora, da qui al femminicidio, alla schiavitù, il passo è breve. Qual è l’odio, non lo saprei spiegare. Forse qualche antropologo lo potrà fare meglio. E come si crea quest’odio, uccidere donne è un’avventura? Non lo so spiegare. Ma è evidente che la donna continua a essere in secondo piano e l’espressione di sorpresa quando una donna ha successo lo indica bene”. E in riposta a Valentina che gli ha parlato di alcune donne latinoamericane vittime della violenza e nonostante tutto coraggiose come Grecia, Rocio, Francesco termina la sua lunghissima intervista chiamando la giornalista “Figlia mia” e mandando un grazie e un messaggio alle donne. 

Le donne

“Vorrei concludere parlando a Rocío. Questa donna non ha potuto vedere i suoi figli, non li ha visti crescere, e qui sta la sua maglietta. Vorrei dire a quanti ci stanno seguendo che più che una maglietta è una bandiera, una bandiera della sofferenza di tante donne che danno vita e danno la vita, e che passano senza un nome. Di Rocío conosciamo il nome, anche di Grecia, ma di tante altre no. Passano senza lasciare il nome ma lasciano il seme. Il sangue di Rocío e di tante donne uccise, usate, vendute, sfruttate, credo che debba essere seme di una presa di coscienza di tutto ciò. Vorrei chiedere a quanti ci stanno vedendo di fare per un momento silenzio nel proprio cuore per pensare a Rocío, per darle un volto, per pensare a donne come lei. E se pregate, pregate, se avete desideri, esprimeteli, e che il Signore vi dia la grazia di piangere. Piangere su tutta questa ingiustizia, su tutto questo mondo selvaggio e crudele, dove la cultura sembra essere solo una questione d’enciclopedia”.