Ecco come cambia e si rafforza il dispiego delle forze Nato sul “fronte” est dell’Europa

L’Alleanza atlantica ha deciso di potenziare ulteriormente il proprio assetto lungo i confini con la Russia. Una decisione stabile, a prescindere dalla guerra in Ucraina. L’elogio di Stoltenberg: “Italia alleato prezioso”. Le disposizioni di SME non sono “uscite” per caso

Nato (Ansa)

Diplomazia  e bombe continuano a lavorare insieme sul destino dell’Ucraina e della Russia. Spunta uno schema di “accordo” - bollato dalle diplomazie occidentali più come la lista dei desiderata moscoviti - mentre Washington decide di mandare più armi tra cui molti droni, la Nato potenzia il suo fianco est (e si capisce così anche la diffusione delle Comunicazioni su allerta truppe di Stato Maggiore Esercito). E’ chiaro che quando avranno trovato un accordo nulla sarà più come prima in Europa e per l’Europa.

Più truppe e mezzi

I ministri della Difesa dei paesi membri della Nato ieri si sono riuniti a Bruxelles nell’ambito dell’Alleanza Atlantica. Eccezionalmente, la sessione della mattina era stata allargata  a Ucraina, Georgia, Finlandia, Svezia e Unione Europea. In generale è stato deliberato che è necessario mandare più truppe e mezzi militari nel fianco orientale dell'Alleanza Atlantica. Il principio è sempre lo stesso: non attaccare ma difendere i confini dell’Alleanza. “Dobbiamo dare alla nostra politica di difesa collettiva una nuova prospettiva - ha detto Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato - e quindi abbiamo chiesto ai nostri comandi di mettere a punto le diverse opzioni possibili in vista di un rafforzamento in tutti i campi: terra, aria, mare, cibernetica e spazio”.

E’ una decisione di carattere “difensivo” nel segno evidente di dare continuità e sostanza alla linea aggressiva di Washington che però sta bene attenta a non superare il limite “invalicabile” di una “no Fly zone” che invece il presidente Zelensky continua a chiedere. Quasi implorare coe ha fatto ieri in videocollegamento con il Parlamento Europeo. 

Stoltenberg ha spiegato come “gli alleati sono uniti nel sostegno all'Ucraina ma anche nel dire che la Nato non dovrebbe dispiegare forze sul terreno o nei cieli perchè il conflitto non deve estendersi oltre l’Ucraina”. La decisione di rafforzare ulteriormente il dispiegamento militare nel fianco orientale comincia a delinearsi concretamente oltre alla mobilitazione di truppe e mezzi già in corso. E assume le fattezze di un nuovo ordine delle cose, di confini presidiati in maniera costante. Quasi che l’Europa, non avendo un esercito e una difesa comune, avesse delegato alla Nato la tutela dei propri confini. I comandi militari prepareranno le opzioni nelle prossime settimane. L’approvazione finale sarà presa a fine giugno, a Madrid. Qualcosa di più si saprà già giovedì prossimo, il 24 marzo, quando è stato convocato un vertice straordinario a cui parteciperà anche il presidente Usa Joe Biden ospite anche del Consiglio europeo.

La Forza di reazione rapida

La Nato ha già rafforzato le sue difese sul fianco orientale con l'attivazione per la prima volta della Forza di reazione rapida (QRF, quick reaction force) e il dispiegamento di sistemi antimissilistici Patriot da parte degli Stati Uniti in Polonia e da parte di Germania e Olanda in Slovacchia. L’Italia ha inviato gli Eurofighter in Bulgaria (visitati proprio da Stoltenberg nei giorni scorsi che ha elogiato l’alleato Italia) e mandato uomini tra Polonia e Lettonia. Ora si vuole strutturare l'impegno. Stoltenberg ha voluto dare le cifre di questo nuovo impegno. “Diverse centinaia di migliaia di soldati sono in allerta, più di 100 mila soldati americani sono presenti in Europa e più di 40 mila soldati sono sotto il comando diretto della Nato nella parte orientale dell’Alleanza”. Ci si “prepara” alla guerra per cercare la pace. Il potenziamento del fianco difensivo orientale, è nei fatti l’inizio delle revisione della difesa della Nato in ogni ambito. “Dobbiamo fronteggiare una nuova realtà rivedendo la nostra difesa collettiva nel lungo termine e ciò implica avere molte più forze sul versante orientale dell'Alleanza, con un maggiore grado di prontezza, con più equipaggiamenti e forniture già dislocati; più forza aerea alleata, difese integrate antiaeree e antimissile potenziate; poi portaerei, sottomarini e una quantità significativa di navi sempre dispiegate”.

E’ stato comunque ribadito che non ci sarà una no fly zone: “La Nato non deve dispiegare forze sul terreno o nello spazio aereo sopra l'Ucraina, non vogliamo agire in modo che il conflitto in atto possa sfociare in una guerra a tutto campo tra la Nato e la Russia”.

Preoccupato per un conflitto di lungo periodo in Ucraina, il segretario della Nato ha rivolto un appello alla Russia perchè s’impegni nei negoziati “in buona fede”. “Il nostro sostegno - ha aggiunto - è per aiutare gli ucraini ad opporsi all'invasione russa e a raggiungere un risultato accettabile”.

Kaliningrad

Proprio per evitare mosse che potrebbero avere il sapore della provocazione, è stata rifiutata la richiesta della Polonia di inviare in Ucraina una missione di pace protetta dalle forze armate. Al tempo stesso non viene negata la preoccupazione per Kaliningrad, l’enclave russa stretta tra Polonia e Lituania, con affaccio sul mare e del tutto isolata dalla Russia. Che succede se Mosca decide di collegare Kaliningrad alla terra madre?

Silenziato il tema dell'allargamento ulteriore della Nato.

Le parole di Zelenskj ieri che nei fatti accetta l’impossibilità per l’Ucraina di entrare nella Nato (“Abbiamo sentito dire che non possiamo entrare nella Nato e questo è vero, dobbiamo ammetterlo”) potrebbero costituire un primo passo per sbloccare un negoziato al momento inconcludente. Il segretario generale ha toccato ha affrontato così l’argomento durante il summit: “L’ Ucraina è una nazione sovrana e indipendente. Rispettiamo le decisioni prese dal governo democraticamente eletto. Spetta all'Ucraina decidere se e quando aderire alla Nato e spetta agli alleati decidere su questo tema, non alla Russia”.  Il tema “adesione” sembra ormai archiviato. Anche se per è emerso chiaramente il timore di “un effetto valanga della guerra russa in Ucraina”. I paesi vicini alla Russia, ex province dell’Unione sovietica, che non sono membri Nato nè Ue sono tutti ad alto rischio. Si parla di Georgia e Moldavia dove, con la scusa di difendere minoranze linguistiche, Mosca negli anni ha già piazzato sue truppe per impedire l’adesione alla Nato. “Una lezione da trarre da questa situazione e' che dobbiamo sostenere i Paesi che sono a rischio adesso, maglio farlo prima che dopo”.

Italia partner prezioso

Nella conferenza stampa è arrivata una domanda scivolosa fatta da una giornalista: se l’Italia fosse o meno un partner affidabile. Un assist per chiarire una volta per tutte le solite polemiche sul pacifismo  sbagliato di alcune piazza italiane, sul malinteso senso della “equidistanza”, sul fatto che il nostro, per uomini e mezzi, è un impegno molto laterale.  Fake news  messe in giro in questi giorni  nel microcosmo della politica nazionale che poi rimbalzano in Europa e non solo.   Stoltenberg è stato chiaro: “L'Italia è un alleato e membro fondatore della Nato. E’ preziosa per il ruolo che svolgono le sue forze nella Nato e sta contribuendo alla nostra difesa collettiva in molti modi diversi. Di recente sono stato in Romania ho incontrato i piloti italiani che stanno aiutando a mantenere sicuro lo spazio aereo della Nato”. Gli italiani, ha aggiunto il segretario generale, “mostrano davvero impegno e forza nel loro contributo a diverse missioni e operazioni Nato, incluso in Kosovo dove l'Italia  è stato un alleato chiave per molti anni”.

In questo contesto si spiega meglio anche la pubblicazione martedì delle Comunicazioni dello Stato maggior dell’Esercito, disposizioni circa la “ massima allerta” delle nostre truppe che danno bene l’idea di cosa si stia muovendo e il coinvolgimento dei militari italiani sul fianco est della Nato.

Le nuove disposizioni

 La circolare del generale Pisciotta, capo di Stato maggiore dell’Esercito, porta la data del 9 marzo. Ha come oggetto “evoluzioni sullo scacchiere internazionale”. I destinatari sono lo Stato maggiore dell’Esercito, il Comfoter Coe e per conoscenza dieci comandi militari, logistici e forze operative. “A seguito dei noti eventi in argomento – si legge -  l’Autorità di vertice ha stabilito di attuare, con effetto immediato, tutte le azioni di competenza nei settori di seguito specificati”. In relazione al “personale”, si chiede di bloccare i congedi perché “in un momento caratterizzato dall’intensificarsi delle tensioni geopolitiche, deve essere effettuato ogni sforzo per avere disponibili tutte le capacità pregiate”. In questo contesto, sono da privilegiare “i Reparti che esprimono unità in prontezza nei prossimi due anni”. Queste unità, devono essere “alimentate al 100% con personale ready to move, senza vincoli di impiego operativo”.

In relazione all’ “addestramento”, “tutte le attività devono essere orientate al warfighting”. Abolite e rinviate tutte le esercitazioni “non specificatamente indirizzate  al mantenimento delle capacità operative”. I reggimenti di artiglieria devono essere “pronti ad operare sia nel ruolo di supporto diretto che in quello di supporto  generale”. E’ raccomandata anche l’affiliazione addestrativa /operativa dei Battaglioni delle trasmissioni alle Grandi Unità (cioè alle Brigate, ndr)”. I battaglioni coinvolti dovranno avere “gli stessi livelli di prontezza dei Comandi supportati”. In relazione all’ “impiego”, oltre alla richiesta di “omogeneità” e di evitare “il frazionamento delle unità coinvolte”, si chiede di accelerare “la disponibilità operativa del 52 reggimento artiglieria Torino (della Folgore, ndr)  dando priorità alle batteria semoventi (cioè i carri armati) anche utilizzando le potenzialità formative/addestrative dell’8° reggimento artiglieria Pasubio”. I sistemi d’arma, infine. La circolare dispone che siano raggiunti  e mantenuti i massimi livelli di efficienza di tutti i mezzi cingolati, gli elicotteri (con focus sulle piattaforme dotate di sistemi di autodifesa) e i sistemi d’arma dell’artiglieria”. La circolare spazza via ogni dubbio circa la nostra presenza per rafforzare il fronte est della Nato e i nostri aiuti alla resistenza ucraina. Ci siamo dentro fino al collo, convintamente e con le nostre eccellenze militari.

Anche l’Italia potenzia la presenza al fianco est

Le parole di Stoltenberg sono state miele per il ministro della Difesa Lorenzo Guerini. “L’unione e la solidarietà sono la forza dell'Alleanza, il tentativo russo di dividerci non ha avuto successo. Voleva meno NATO e ha ora più NATO”. L’Italia nelle ultime ore ha deciso il rafforzamento degli aerei assegnati in Romania e si sorveglianza navale nell’area sud dell’alleanza.  Inoltre, come ha spiegato il ministro, “sono state intensificate le interlocuzioni politiche, in particolare con i Paesi dell'area sud est per  attivare ulteriori iniziative con caratteristiche simili alla missione già operativa in Lettonia”. L’Italia è pronta ad incrementare il proprio contingente “in piena coesione e solidarietà con gli alleati più esposti” così come non ci dobbiamo distrarre rispetto alla presenza russa nel Mediterraneo e in Africa con la brigata Wagner”.

Intanto Washington ha già indicato la lista dei sistemi d’arma che sta inviando in Ucraina. Ci sono i “droni kamikaze”, sorta di bombe volanti telecomandate con telecamera e sistemi di difesa anti-missili a lungo raggio. Si tratta di 800 milioni di dollari di nuove armi. Che consentiranno alla resistenza ucraina di abbattere aerei russi e missili da crociera a distanza ravvicinata ma anche più lontani. Un surrogato della no fly zone.