[Il punto] Il fenomeno Trump alla prova del voto. E la battaglia contro gli immigrati può essere decisiva

Lo stesso presidente, incalzato dalle inchieste a suo carico e a possibile rischio impeachment, ha volutamente trasformato questo appuntamento elettorale in una sorta di referendum su se stesso

[Il punto] Il fenomeno Trump alla prova del voto. E la battaglia contro gli immigrati può essere decisiva

Saranno delle elezioni di Midterm molto diverse dalle altre. Oggi si aprono le urne negli Stati Uniti per il rinnovo di oltre due terzi del Congresso, ma il tradizionale voto di metà mandato non darà solo un’indicazione sul gradimento delle politiche del governo americano e sulle priorità dell’agenda di Washington per i prossimi due anni. 

Stavolta infatti l'appuntamento elettorale ha assunto una caratteristica particolare: ha accentuato l'aspetto personalistico della leadership presidenziale assumendo il sapore di un test sulla tenuta politica del "fenomeno" Trump. E lo stesso presidente, incalzato dalle inchieste a suo carico e a possibile rischio impeachment, ha volutamente trasformato questo appuntamento elettorale in una sorta di referendum su se stesso, girando senza sosta per tutti gli stati americani e ingaggiando un duello a distanza col suo predecessore, Barak Obama, impegnato a sostenere i dem.

Ma non c'è solo questo. In queste elezioni di Midterm si polarizzano i grandi temi, quelli legati al multiculturalismo, al meticcio,  alla società e ai diritti. E ne è prova la differenza di composizione tra le fila dei candidati nei due schieramenti, democratico e repubblicano. Con una maggioranza di candidati (il 59%) di origine nera, latina o asiatica fra le fila dei democratici e con la presenza di una candidata afroamericana, Stacey Adams, alla carica di governatore in Georgia e di una transgender, Christine Hallquist, in Vermont. Una  diversita che sembra piacere agli elettori americani. 

Secondo l'ultimo sondaggio Washington Post-ABC News, i dem hanno perso terreno ma mantengono il loro vantaggio nella corsa per la Camera tra gli elettori registrati: sono avanti di 7 punti, 50% contro 43%, in linea con le altre rilevazioni. La percentuale e' piu' bassa dell'11% rispetto allo scorso mese e addirittura dimezzata rispetto ad agosto (+14%). 

Ma il Wp avverte che i risultati di un sondaggio nazionale non sono direttamente sovrapponibili alle competizioni nei singoli collegi, tantomeno nei 60 più incerti. È ancora vivo negli americani il risultato inaspettato del novembre 2016, con la vittoria di Trump in controtendenza a tutti i sondaggi della vigilia. Tutto può ancora succedere: il presidente si è dato parecchio  da fare negli ultimi giorni, battendo sull'immigrazione e sui buoni risultati in economia. Dunque, il “trumpismo” è un fenomeno passeggero o destinato a durare? La domanda che si pongono gli analisti e gli stessi colleghi di partito del Tycoon newyorkese approdato quasi per caso alla sala Ovale troverà una probabile risposta alla chiusura delle urne, martedì sera.