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Attacco all’ultimo bastione di Hamas, l’esercito israeliano è pronto per entrare a Rafah

Haaretz: “L'Idf ha condotto tutti i preparativi necessari”. Manca soltanto l’approvazione dell’operazione da parte del Governo

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L'esercito israeliano ha condotto tutti i preparativi necessari per entrare a Rafah, che ritiene l'ultimo bastione di Hamas nella Striscia di Gaza, e potrà lanciare un'operazione non appena avrà ottenuto l'approvazione del governo: lo riporta Haaretz riportando media internazionali che citano un alto funzionario della Difesa. Ieri sera la tv Kan aveva anticipato la notizia, citando due funzionari americani e sottolineando che l'esercito si prepara ad attaccare 'molto presto' e che avrebbe avviato una massiccia evacuazione di oltre un milione di palestinesi.

Secondo le fonti, nelle prossime quattro o cinque settimane i palestinesi dovranno evacuare nei complessi di tende allestiti dalle organizzazioni umanitarie internazionali. Il piano per l'operazione Rafah è stato presentato ai funzionari americani e ad altre agenzie nella regione, ha osservato Kan. Secondo il piano, l'operazione andrà avanti per fasi, sulla base di una divisione della città di Gaza in aree definite.

Hamas intanto ha pubblicato su Telegram un video dell'ostaggio israelo-americano Hersh Goldberg-Polin. Secondo Al Jazeera, nel filmato, di cui non è nota la data, il giovane di 23 anni "denuncia la negligenza del governo del premier Benyamin Netanyahu nei confronti degli ostaggi e chiede che si agisca per il suo rilascio".  Il ragazzo, nato in California e trasferitosi con la famiglia in Israele nel 2008, è rimasto ferito nell'attacco di Hamas del 7 ottobre e nel video appare con un braccio amputato, riferisce Haaretz. Secondo il Jerusalem Post, nel filmato Goldberg-Polin racconta che il 7 ottobre si trovava al Nova Music Festival, a Reim nel sud di Israele, quando Hamas ha attaccato e rapito lui e i suoi amici. Il sito israeliano fa notare come questo racconto contrasti con la versione dei leader di Hamas che negano di aver attaccato i civili. Rachel Goldberg, la mamma dell'ostaggio, è una delle figure più attive del movimento delle famiglie degli ostaggi: la rivista Time l'ha inserita nella lista delle 100 persone più influenti dell'anno.

Israele mobilita due brigate di riservisti per dispiegamento a Gaza

I militari israeliani hanno annunciato la mobilitazione di due brigate di riservisti, pronte al ridispiegamento nella Striscia di Gaza. Le Idf sono pronte a schierare due brigate di riservisti, la 679esima brigata corazzata 'Yiftah' e la seconda brigata di fanteria 'Carmeli', scrive il Times of Israel, citando i militari che precisano che le unità "si sono preparate nelle ultime settimane per la missione nella Striscia di Gaza" e si sono esercitate su "tecniche di battaglia". Il giornale evidenzia come il dispiegamento avvenga mentre "le Idf si preparano a nuove offensive a Gaza, anche nella città di Rafah" nel contesto delle operazioni avviate contro Hamas dopo l'attacco del 7 ottobre in Israele. Il Jerusalem Post precisa che le due brigate verranno trasferite nella Striscia di Gaza dal nord di Israele, a ridosso del confine con il Libano, per "continuare la missione di difesa e attacco" nell'enclave palestinese.

Che fine ha fatto Sinwar?

Intanto il leader di Hamas a Gaza, Yahya Sinwar, l'uomo più ricercato dell'enclave palestinese, avrebbe incontrato di recente combattenti del gruppo lasciando i tunnel in cui si nasconderebbe mentre nella Striscia proseguono le operazioni militari israeliane. La notizia arriva da Al-Araby Al-Jadeed, che cita una fonte di alto livello di Hamas secondo cui Sinwar "ha ispezionato di recente aree che sono state teatro di scontri tra la resistenza e l'esercito dell'occupazione e ha incontrato alcuni dei combattenti del movimento sul campo, non nei tunnel". "Non è isolato dalla realtà", afferma la fonte, convinta che "dire che Sinwar sia isolato nei tunnel non sia altro che una pretesa di Netanyahu e delle sue agenzie per nascondere il fallimento rispetto agli obiettivi dichiarati nelle piazze israeliane e agli alleati".

Il bilancio delle vittime

Sarebbe di almeno 34.262 il numero dei morti nella Striscia di Gaza dallo scorso 7 ottobre, un bilancio che comprende 79 persone che hanno perso la vita nelle ultime 24 ore. A denunciarlo è il ministero della Salute di Gaza, dal 2007 in mano a Hamas, secondo cui sono 77.229 le persone rimaste ferite da quando l'enclave palestinese è nel mirino delle operazioni militari israeliane scattate in risposta all'attacco del 7 ottobre di Hamas in Israele.

Rapporto Amnesty: "A Gaza crimini di guerra, uccisi migliaia di civili"

Amnesty International presentando il suo Rapporto 2023-2024 (pubblicato in Italia da Infinito Edizioni) sottolinea che "nel conflitto che ha caratterizzato il 2023 e che non mostra segnali di fine, Israele si è fatto beffe del diritto internazionale a Gaza, da dove continuano ad arrivare prove di crimini di guerra. Dopo gli orrendi attacchi di Hamas e di altri gruppi armati del 7 ottobre, le autorità israeliane hanno avviato incessanti attacchi aerei contro aree civili spesso spazzando via famiglie intere, causando il trasferimento forzato di 1,9 milioni di palestinesi e limitando, nonostante l’avanzare della carestia nella Striscia di Gaza, l’accesso agli aiuti umanitari, disperatamente necessari".

“La sconcertante mancanza d’azione della comunità internazionale nel proteggere dalle uccisioni migliaia di civili della Striscia di Gaza, tra i quali una percentuale di minorenni orribilmente alta, ha reso chiaro che proprio le istituzioni create per proteggere i civili e far rispettare i diritti umani non servono più allo scopo. Nel 2023 abbiamo avuto la conferma che molti potenti Stati stanno abbandonando i valori costitutivi di umanità e universalità al centro della Dichiarazione universale dei diritti umani”, ha commentato Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International.

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