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[L’analisi] Erdogan per l’Italia è un grande affare e non bisogna disturbare con i diritti civili

La cena con gli imprenditori e Confindustria non è stata causale. L’Excelsior di via Veneto è di proprietà del Qatar, stretto alleato di Ankara e che la Turchia ha difeso nella diatriba con l’Arabia Saudita. Il Fondo di investimento del Qatar è del resto uno dei maggiori investitori immobiliari stranieri in Italia e noi stiamo anche firmando contratti importanti con Doha con la Fincantieri. Il pranzo ha visto la partecipazione del presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, aziende delle costruzioni, da Astaldi a Salini-Impregilo, l’alimentare, Barilla e Ferrero; e poi Leonardo, Pirelli, Maccaferri, Snam, Elt-Elettronica Group, Cementir, Fincantieri. L’evento è stato organizzato dall’Agenzia per la promozione degli investimenti in Turchia, dall’ Ispi e dalla Pirelli. Tra i progetti c’è l’ampliamento dell’aeroporto di Istanbul

[L’analisi] Erdogan per l’Italia è un grande affare e non bisogna disturbare con i diritti civili

Non c’è una frase ufficiale, una, che possa essere attribuita a Gentiloni o Mattarella negli incontri avuti con il presidente della Turchia Erdogan. Con il presidente italiano il dialogo è stato “franco e rispettoso”, con il premier sarebbe stato sollevato il tema dello stato di diritto e dei curdi siriani, questo secondo “ambienti del Quirinale e di palazzo Chigi”. Ma non c’è stata una conferenza stampa e neppure un’uscita pubblica: mentre a Roma infuriavano le manifestazioni, Erdogan ha attraversato piazze deserte presidiate della polizia. Forse i palazzi italiani del potere sono vuoti anche loro perché non sappiamo nulla di ufficiale di che cosa pensa l’Italia della Turchia: gli articoli dei giornali italiani si arrampicano sugli specchi per descrivere questa visita, tranne che per il pranzo di Erdogan con gli imprenditori all’Excelsior. Lì qualche cameriere è stato più loquace. La posizione italiana sulla Turchia, scrivono sulla stampa, è quella dell’Unione Europea: meno male perché sappiamo a chi citofonare.

La Francia ha chiuso la porta dell'Ue alla Turchia

Niente a che vedere con la visita di Erdogan in Francia dove all’Eliseo il presidente francese è stato molto esplicito nel dire pubblicamente che questa Turchia non può entrare nell’Unione europea. Certo a Parigi sono stati anche firmati gli accordi con il consorzio italo-francese Eurosam per la fornitura di missili ma la posizione politica di Macron è stata chiara.

L'incontro in Vaticano

Quindi l’unico colloquio significativo di Erdogan a Roma resta quello con il Papa. Il pontefice Francesco Bergoglio condivide con Erdogan la posizione comune sul mantenimento statuto di Gerusalemme, ribaltato dalla dichiarazione di dicembre del presidente americano Donald Trump che la considera capitale ufficiale dello stato israeliano. Erdogan restituiva una visita del Papa in Turchia del 2014: questa è stata l’occasione per il presidente turco di accreditarsi con la comunità internazionale in veste di “moderato”, anche se i fatti dicono, dentro e fuori dalla Turchia, esattamente il contrario. Turchia e Vaticano dovevano anche rammendare lo strappo nel 2015 che si era consumato nel centenario del massacro degli armeni: il Papa pronunciò la parola “genocidio”, severamente proibita in Turchia ed Erdogan richiamò l’ambasciatore nello stato pontifico. Ci vollero nove mesi per ricucirlo con un’abile operazione diplomatica attraverso un libro sulla battaglia dei Dardanelli, quella del 1657. Anche qui non ci sono state prese di posizione ufficiali ma è comprensibile: il Vaticano non è una democrazia ma l’unico stato teocratico del mondo (l’Iran non è una teocrazia ma una clerocrazia), quindi è comprensibile che voglia mantenere il riserbo.

Ma, fuori dai denti, che ci è andato a fare Erdogan dal Papa?

L’interesse principale del Papa, oltre a Gerusalemme, è quello di proteggere i cristiani d’Oriente, una comunità che guerra dopo guerra si sta assottigliando. Un esempio: la crociata di George Bush junior contro l’Iraq di Saddam Hussein ha avuto come risultato la drastica fuga dei cristiani. Allora erano 1,3 milioni, ne sono rimasti 200mila. In Siria il Papa intende proteggere i cristiani che in grande maggioranza sostengono il regime di Bashar Assad. Quindi bisogna mettersi d’accordo: il Papa tollera nei fatti le brutalità di Erdogan nei confronti dei curdi siriani _ musulmani come lui _ mentre Erdogan chiude un occhio su Assad.

Più chiara la questione di rapporti economici Italia-Turchia

La stessa sede della cena con gli imprenditori e Confindustria non è stata causale. L’Excelsior di via Veneto è di proprietà del Qatar, stretto alleato di Ankara e che la Turchia ha difeso nella diatriba con l’Arabia Saudita. Il Fondo di investimento del Qatar è del resto uno dei maggiori investitori immobiliari stranieri in Italia e noi stiamo anche firmando contratti importanti con Doha con la Fincantieri. Quindi il pranzo, in questo triangolo di interessi, ha visto la partecipazione del presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, aziende delle costruzioni, da Astaldi a Salini-Impregilo, l’alimentare, Barilla e Ferrero; e poi Leonardo, Pirelli, Maccaferri, Snam, Elt-Elettronica Group, Cementir, Fincantieri. L’evento è stato organizzato dall’Agenzia per la promozione degli investimenti in Turchia, dall’ Ispi e dalla Pirelli. Tra i progetti c’è l’ampliamento dell’aeroporto di Istanbul in Turchia, che dovrebbe essere completato nel 2024 e avere un flusso di 150 milioni di passeggeri. Obiettivo del governo è rafforzare i trasporti (strade, ferrovie, un secondo canale che dovrebbe doppiare il Bosforo), ma anche servizi come la sanità, con nuovi ospedali, e spingere sull’automotive, per rafforzare un’industria automobilistica turca. Uno dei temi affrontati è stato anche la difesa, missili e ed elicotteri Agusta.

Erdogan è il grande affare europeo

Inoltre nel settore del gas, mentre la Turchia sta riprendendo il progetto russo di Turkish Stream, da Ankara passa anche il Tap, la controversa pipeline che trasporta il gas dell’Azerbaijan sulle coste pugliesi. Insomma l’Italia e l’Europa, oltre agli Usa, tengono molto a tenere agganciato Erdogan alla Nato con appetitose commesse militari per compensare l’acquisto da parte di Ankara dei missili S-400 dalla Russia di Putin. Anche un ingenuo può capire che non si può irritare troppo il manovratore turco parlando di diritti umani, stato di diritto e curdi siriani. Quindi mentre ieri l’Olanda ritirava l’ambasciatore dalla Turchia, l’Italia svolgeva il suo ruolo “naturale” di facilitatore nei confronti di Erdogan. I camerieri dell’Excelsior avevano l’aria soddisfatta: se va avanti così con qatarini e turchi il lavoro da queste parti non mancherà, e dal loro punto di vista è ineccepibile.

Alberto Negridi Alberto Negri, editorialista e inviato di guerra   

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