[L’analisi] Erdogan ha in mano la bomba umana dei rifugiati. Per questo fa paura perfino al Papa

La Turchia è diventata, con il consenso alle urne della maggioranza tradizionalista della popolazione, una sorta di autocrazia con simulacri democratici. Gli europei stanno zitti o fanno critiche che non disturbano troppo il manovratore. Certo il presidente francese Macron ricevendo Erdogan all’Eliseo è stato molto deciso nell’asserire che questa Turchia, per niente rispettosa dei diritti umani e neppure di quelli della stampa, non può aspirare a entrare nell’Unione europea

[L’analisi] Erdogan ha in mano la bomba umana dei rifugiati. Per questo fa paura perfino al Papa

Perché a Erdogan le perdoniamo tutte, al punto da essere ricevuto anche da Papa Francesco? Il viaggio in Vaticano e a Roma del presidente turco è l’emblema di tutte le contraddizioni occidentali e orientali. Erdogan appare come una sorta di Giano bifronte, un intrattabile custode della porta tra Oriente e Occidente che per il fatto che si tiene in casa 2,5 milioni di profughi siriani deve essere trattato dall’Europa con grande circospezione. Ha in mano l’atomica dei poveri, la bomba umana dei rifugiati. Quello tra la Turchia, la Nato e l’Occidente è diventato un matrimonio infelice, scrive l’Economist. Basti pensare all’intervento militare contro i curdi siriani che oppone due alleati della Nato come Ankara e Washington. I curdi siriani sono stati utilizzati dagli americani come punta di lancia nell’assedio di Raqqa contro il Califfo Omar Al Baghdadi, oggi svanito nel nulla e che nessuno sembra più interessato a cercare, vivo o morto che sia. Anzi c’è qualche cosa di paradossale in questo conflitto tra turchi e americani: per scavare la sua “fascia di sicurezza” e isolare i curdi la Turchia impiega sul terreno le stesse milizie arabe e siriane, islamiste e non, che la Cia aveva addestrato e armato per abbattere Bashar Assad sostenuto dall’Iran e dalla Russia. Senza contare che fu proprio l’ex segretario di Stato Usa Hillary Clinton con l’ambasciatore a Damasco Ford a incoraggiare Erdogan ad aprire nel 2011 “l’autostrada del Jihad”, spianando la via ad Al Qaida e all’Isis.

Erdogan è pronto a sacrificare i civili

Anche lo stile di Erdogan non è proprio in linea con i canoni, spesso ipocriti, dell’Occidente e dell’Alleanza Atlantica: i curdi siriani, alleati della guerriglia curdo-turca Pkk, sono considerati dalla Turchia dei terroristi e Ankara non fa mistero di usare ad Afrin metodi terroristici, colpendo anche i civili. Si chiama fare terra bruciata. Erdogan stesso non ha difficoltà ad ammetterlo: questo è lo stile neo-ottomano, occhio per occhio, dente per dente. Il matrimonio è diventato ancora più infelice dopo il fallito golpe in Turchia del 15 luglio 2016. Erdogan, che per contenere l’irredentismo curdo si era buttato tra le braccia di Mosca e Teheran, ha visto negli americani gli ispiratori del colpo di stato e i protettori del movimento di Fethullah Gulen, l’imam in esilio negli Usa da quasi vent’anni.

Così Erdogan si libera dei rivali

In Turchia dal 2016 ci sono stati oltre 50mila arresti, 110mila funzionari hanno perso il posto, 600 imprese sono state sequestrate dal governo ed è stato silurato il 40% dei generali, compresi 400 ufficiali di collegamento tra la Nato e le forze armate turche. Non solo. Centinaia sono stati gli arresti di intellettuali e giornalisti: quando qualche giorno fa la Corte Costituzionale ne ha ordinato la liberazione i tribunali ordinari hanno deciso che restassero dietro le sbarre. Non c’è più un bilanciamento dei poteri in Turchia e neppure una magistratura indipendente. La Turchia è diventata, con il consenso alle urne della maggioranza tradizionalista della popolazione, una sorta di autocrazia con simulacri democratici.

La Turchia vuole entrare in Europa, ma non rispetta diritti umani

Gli europei stanno zitti o fanno critiche che non disturbano troppo il manovratore. Certo il presidente francese Macron ricevendo Erdogan all’Eliseo è stato molto deciso nell’asserire che questa Turchia, per niente rispettosa dei diritti umani e neppure di quelli della stampa, non può aspirare a entrare nell’Unione europea. Parigi non manca mai di presentarsi come paladina dei diritti umani ma allo stesso tempo non rinuncia al dialogo con i regimi autoritari. Qual è il motivo? Gli stessi interessi che la Francia ha in comune con l’Italia e gli Stati Uniti.

Ma Italia e Francia vogliono trovare l'intesa con la Turchia

Dopo il discusso acquisto del sistema missilistico russo S-400, studiato per essere usato contro i caccia americani, la Turchia si riavvicina all’Europa approfondendo la cooperazione militare con Italia e Francia. In occasione della contestata visita a Parigi del presidente turco è stata firmata un’intesa per lo sviluppo di un sistema di difesa aerea a lungo raggio, la cui realizzazione è affidata al consorzio italo-francese Eurosam in joint venture con le industrie turche della difesa Roketsan e Aselsan.

Ma la Turchia è anche partner per l’acquisto di oltre un centinaio di caccia americani F-35, in parte assemblato in Italia: insomma ognuno può avere la sua quota pingue di utili con un partner “flessibile” come la Turchia che compra armamenti a Est e Ovest.

Le scelte dei polkitici si piegano al potente denaro

Lo stesso discorso vale anche per un altro settore strategico, quello dell’energia e del gas. Erdogan ha promesso a Putin che completerà il Turkish Stream, la pipeline che consente a Mosca di esportare il gas in Turchia e poi anche in Europa aggirando l’Ucraina. La Turchia però è anche il punto di passaggio del gasdotto Tap che convoglierà il gas dall’Azerbaijan attraverso i Balcani in Italia, il famoso Corrido Sud. Ankara dunque ospiterà il gas russo, che per altro arriva già con il Blue Stream costruito dall’Eni, ma anche la sua alternativa azera. In attesa di vedere come si risolverà lo sfruttamento del gas offshore nel Mediterraneo orientale tra la piattaforma di Cipro e quella israeliana. 

Ecco alcune delle ragioni principali perché la Turchia viene trattata con i guanti di velluto e l’Italia anche in questa occasione non sarà da meno.

L’Italia è il terzo partner commerciale della Turchia (18 miliardi di dollari di interscambio nel 2016) e lì sono presenti oltre mille imprese italiane, tra cui tutti i maggiori gruppi manifatturieri e delle costruzioni. Per questo a Roma gli incontri più significativi Erdogan non li avrà con Mattarella o Gentiloni ma con i businessman invitati all’Excelsior o all’ambasciata turca.

Nei fatti gli incontri politici di Roma sono stati aggiunti alla visita in Vaticano che costituisce la priorità di Erdogan che vuole incontrare il Papa sulla questione di Gerusalemme capitale di Israele, la dichiarazione  con cui Trump ha preannunciato lo spostamento dell’ambasciata Usa.

E qui giocano molti interessi diversi. In primo luogo quelli di Israele, il maggiore alleato americano in Medio Oriente dopo l’Arabia Saudita, con cui Erdogan, sostenitore del Qatar, è in rotta di collisione. La posta è il riavvicinamento tra la Turchia e Israele, che occupa le alture del Golan dal 1967 e può bombardare Assad come e quando vuole. Non solo, Israele è anche in buoni rapporti, anche se non del tutto, con la Russia di Putin. Quindi se vuole restare in Siria con una fascia di sicurezza Erdogan deve manovrare su più tavoli e allo stesso tempo apparire come il difensore del mondo arabo-musulmano su una questione incandescente come Gerusalemme mentre al Papa il leader turco può essere utile per difendere gli interessi di cristiani della Siria, in gran parte sostenitori di Assad.

Anche il Giano bifronte, che paga molti errori di calcolo come quello sulla Siria, non è sempre in posizioni di forza e il capo della cristianità cattolica può dargli una mano.