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Uk parla chiaro: estremismi e populismi sono out. La valanga laburista-centrista a cui guarda la Ue

Il risultato del voto inglese è prezioso di indicazioni e istruzioni per l’uso. Per quanto si dica che il nuovo primo ministro Starmer abbia vinto per lo più perchè “tutti gli altri erano impresentabili”. Labour e lib-dem sommano oltre 500 seggi su un totale di 641. La maratona elettorale con gli analisti della London school of economics

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Uk parla chiaro: estremismi e populismi sono out. La valanga laburista-centrista a cui guarda la Ue

Alle 22 e 3 minuti nello "Sheikh Zayed Theatre”, che  un po’ l’aula magna della London school of economics and political science,  è partita quasi una ola.  Il maxi schermo collegato con la BBC ha fotografato quello che da giorni, anzi settimane, assicuravano tutti i sondaggi: la valanga labourista e il crollo dei Conservatori. Però gli ultimi giorni c’è stata una campagna durissima, il Regno Unito, si sa, non è certo un paese che guarda a sinistra. Ancora ieri, giorno di voto - un giorno solo, per di più feriale per 46 milioni di elettori, che meraviglia -  qualche tories seminava voci di ritorno clamorosi. I primi exit pool sono stati invece impietosi: 410 seggi della Camera dei comuni vanno ai Labour (+209 rispetto all’ultima volta); 131 ai Conservatori (-241 rispetto all’ultima volta); 61 ai lib-dem, il terzo polo italiano, i macronisti francesi. Ma se la prima reazione degli invitati alla Notte elettorale 2024 della London school of economics è stata di gioia con qualche hip hip hurra, la seconda è stata di stupore: Nigel Farage, l’estrema destra populista che non era mai riuscita a prendere neppure un seggio, stavolta ne ha conquistati una decina. A mala pena era quotato per uno, il suo, a Clacton on sea. 

La maratona elettorale

Alla serata elettorale sono invitati studenti, giornalisti, professori, amministratori pubblici e civil servant. Dalle 21 e 55 in poi, cinque minuti prima della chiusura dei seggi, parte una maratona di dibattiti, confronti e discussioni divisa per panel di mezz’ora che ha il dono delle leggerezza, dell’ironia molto british e dell’efficacia mentre Bbc aggiorna i dati prima degli exit pool poi dei primi scrutini. Politica interna. economia, politica estera, cambiamento climatico, fake news e media, il futuro delle democrazie liberali, il più interessante ma alle due del mattino.  Conducono le danze professori ed esperti del settore - molto simpatico Tony Travers - che scelgono i relatori con il gusto del talk show, da giornalisti tv con la battuta pronta, lunga esperienza e ricchi di aneddoti a giovani ricercatori come la efficace Laura Serra, ricercatrice del Dipartimento di Amministrazione centrale. L’interazione è garantita, dai venti ai settanta anni. Un modo divertente e certamente stimolante per capire dove va il Regno Unito. E il resto dell’Europa. Uk ha sempre anticipato, dalla musica alla moda, dai Beatles alla minigonna. In un’Europa - e un modo - che sta andando verso destra, siamo venuti qui per capire che tipo di inizio la vittoria a valanga di Sir Keir Starmer.

Dunque i sondaggi non hanno fallito, anzi. L’atteso trionfo del Labour è arrivato e il Regno Unito vira a sinistra. E’ una vittoria a valanga e “l’uomo tranquillo” , il “decent gentleman” Keir Starmer, 62 anni, avvocato specializzato in diritti umani e dal 2008 al 2013 Procuratore capo della Corona, tifoso dell’Arsenal diventerà il nuovo inquilino di Downing street con una maggioranza schiacciante visto che il magic number è fissato a 326 per una Camera dei comuni che conta 650 seggi. “Un distacco senza precedenti nella storia della Camera dei comuni” ironizza il prof Travers e non si capisce se questo sia un buon segno oppure no.

Finisce dunque un periodo di 14 anni dei conservatori al potere. La valanga Labour fa il paio con la sconfitta storica dei Tory del premier uscente Rishi Sunak, che stando all'exit poll si fermeranno a 131 seggi, il peggior risultato in due secoli di storia del partito.  Non solo: Sunak dovrebbe essere l’unico membro del governo uscente ad essere riconfermato. Tutti gli altri a casa. A cominciare da quella Liz Struss, la premier tory dimessa non dal Parlamento ma dalla City e dai mercati finanziari dopo appena poco più di un mese. 

Il casa Farage

La facoltà di Scienze politiche della London school of economics ha dedicato numerosi focus a questo specialissimo 2024 ricco di appuntamenti elettorali, dall’Europa agli Stati Uniti passando per l’India e la Russia. “Ci mancava giusto Macron” ha ironizzato Travers “e noi che siamo andati a votare per la prima volta a luglio…”. Kris Starmer e Tony Blair, due successi che si assomigliano non solo nei numeri e poi vedremo meglio perchè.   

Il verdetto nel Regno Unito va complessivamente in controtendenza con i recenti spostamenti elettorali verso destra in Europa, l'ultimo esempio in Francia, ma la formazione del veterano della destra Nigel Farage, che ha fatto irruzione nella corsa puntando sul sentimento anti-migranti sotto la bandiera del “riprendiamoci il nostro Paese”. Potrebbe ottenere 13 seggi e ha intascato 14 milioni di voti. Tantissimi, ma è un dato che sembra non preoccupare perchè “probabilmente l’elettorato inglese, per quanto l’affluenza sia stata alta, ha già scontato anche quella forma di populismo, sia dell’estrema destra che all’estrema sinistra”. Anche Jeremy Corbyn è stato eletto, come indipendente. Così come indipendenti sono stati eletti una serie di candidati il cui principale tema elettorale sono  stati Gaza, la Palestina e Israele. Molto meno l’Ucraina su cui Starmer ha ripetuto in campagna elettorale che “non cambierà di una virgola il posizionamento attuale”. Starmer è sposato con Vic, ebrea osservante. La Palestina ed Israele saranno presto un tema su cui sarà messo alla prova.   

Il disastro dei Conservatori

È un elettorato stanco quello che è andato alle urne. Il Regno Unito ha vissuto una serie di anni turbolenti - in parte causati dai conservatori e in parte no - che hanno reso molti elettori pessimisti sul futuro del Paese: la Brexit (ben il 65% del paese rimpiange quella decisione), il Covid, le guerre prima in Ucraina e poi in Medioriente. Tutto questo ha messo a dura prova  l’economia che ha risentito molto dalla totale mancata gestione del post Brexit: Uk è tuttora senza accordi di scambi commerciali con i paesi Ue e anche con gli Usa. Un disastro e basta girare per i supermercati per rendersene conto. A questo si è aggiunta la rabbia che non accenna a calare per le feste in lockdown organizzate dall’allora primo ministro Boris Johnson e dal suo staff.  Rabbia per Liz Truss (un’altra piccola ola è partita quando è stato chiaro che non sarebbe stata più eletta), succeduta a Bojo, ha ulteriormente scosso l'economia con un pacchetto di drastici tagli fiscali per cui Uk ha rischiato il default. Più in generale, nonostante un ritorno dei giovani al voto, è mancata la fiducia rispetto alla politica e ai politici. 

Il successo dei centristi lib-dem

In questa breccia si è lanciato il veterano della destra Farage. Viene letto in modo diverso il piccolo grande successo dei LibDem di Ed Davey, una campagna al grido: “Leviamo più seggi possibili ai Conservatori”. Missione compiuta. I Lib dem sono il terzo partito alla Camera dei comuni con oltre sessanta seggi. Londra, che una volta aveva il blu dei Tories, adesso ha il rosso e il rosè dei Labour e dei Lib dem. “Sembra che questo sarà il nostro miglior risultato da una generazione” ha commentato il leader dei liberaldemocratici, “sembra che abbiamo ottenuto più seggi che in ogni elezione generale negli ultimi 100 anni”.

Starmer entrerà stamani a Downing Street alle 11.30 ora locale (le 12.30 in Italia). “A tutti coloro che hanno fatto campagna per il Labour in queste elezioni, a tutti coloro che hanno votato per noi e hanno riposto la loro fiducia nel nostro Partito Laburista cambiato - grazie” è stato il primo commento a caldo. Poi ha parlato di “nuovi orizzonti e nuovi percorsi”.  Scelto come leader del Labour per sostituire il socialista Jeremy Corbyn, Starmer ha ricostruito il partito avvicinandolo al centro e si è proposto come alternativa istituzionale e rassicurante ai Tory, riuscendo a portare il suo partito al potere meno di 5 anni dopo aver subito nel 2019 la peggior sconfitta da quasi un secolo. Starmer ha deciso di non promettere ma solo di “aggiustare” le tante cose che non vanno a cominciare da economia (il caro vita, prima di tutto), sanità, educazione. Starmer è certamente filoeuropeista così come la sua squadra di giovani che andrà al governo del paese. “Ma non ha mai fatto l’errore di rinnegare Brexit. La strategia è chiara: quando e se sarà, sarà il Paese dal basso a chiederlo”.  Persino i giornali di Murdoch - non certo un Labour - hanno appoggiato Starmer “il progressista”.  

Quale lezione per l’Europa

Tra le tante questioni sposte all’attenzione dei relatori della notte elettorale, vale la pena sottolinearne due. La prima: quali conseguenze può avere questo voto per l’Europa. E per l’Italia. La seconda: un sistema eletorale così maggioritario è ancora fit per gli umori di un elettorato distratto e disamorato?

Alla prima domanda i relatori rispondono senza ombra di dubbio: “Non possiamo considerare questa come una vittoria della sinistra. Ed è ancora presto per dire se Starmer potrà essere assimilato al blairismo. Di sicuro chi è andato a votare ha detto chiaramente di non voler estremismi e chiede il pragmatismo necessario per gestire il paese”. Diciamo che, sintetizzando, appoggia il bis di von der Leyen che guada però, forse più a sinistra che a destra. Per venire a casa nostra,  la segretaria dem Elly Schlein non fraintenda: Starmer non è la sinistra radicale e il Pd non deve snobbare i centristi.  

“Serve il proporzionale” 

Sul sistema elettorale la ricercatrice di LSE ha spiegato che “i giovani sono tornati a votare mossi dalla guerra a Gaza e però non sempre hanno trovato l’offerta politica cercata”. Il sistema inglese secco e brutale “first past the post”, il primo prende tutto e gli altri chi se ne frega, sarà anche facile e trasparente ma non risponde oggi al sentiment delle persone. Che vogliono scegliere e non solo tra il bianco e il nero. Tra il rosso e il blu. Molti partiti piccoli, ad esempio i Verdi, hanno preso molti voti, circa due milioni, ma pochi seggi. Proprio per il sistema elettorale. E allora, se Londra anticipa sempre, forse conviene ragionare sulla fretta con cui Giorgia Meloni ha dichiarato morto tutto ciò che in politica non sta da una parte o dall’altra. Il bipolarismo, e forse anche l’elezione diretta del premier, non sono ricette per avere più democrazia e più rappresentanza.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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