Fa inorridire il Papa l’ultimo documento sugli abusi sessuali compiuti da ecclesiastici su giovani o ragazzi

Francesco, dopo la pubblicazione sul “doloroso caso dell’ex cardinale Theodore McCarrick” invita la Chiesa alla conversione e rinnova la vicinanza alle vittime

Papa Francesco
Papa Francesco

“Ieri è stato pubblicato il Rapporto sul doloroso caso dell’ex cardinale Theodore McCarrick. Rinnovo la mia vicinanza alle vittime di ogni abuso e l’impegno della Chiesa per sradicare questo male”. Anche papa Francesco con questa lapidaria riflessione al termine dell’udienza generale ha mostrato cosa resta da fare a conclusione delle 461 pagine del Rapporto, spaventoso e grandioso nella sua tragicità, sugli abusi sessuali compiuti nei confronti di giovane e minori da una delle figure ecclesiastiche più in vista e importanti della gerarchia cattolica degli Stati Uniti negli ultimi decenni.

Lo zio Ted

E’ il caso di dire che l’ex cardinale McCarrick (“zio Ted” come si faceva chiamare dalle sue vittime alcune delle quali in seguito lo hanno definito astuto pedofilo e predatore sessuale) è stato di una bravura diabolica riuscendo a dare scacco per decenni l’istituzione ecclesiastica rimasta nelle nebbie tra colpa e innocenza di questo abile prete, poi vescovo e cardinale.

Viganò moralizzatore della Chiesa

Il Rapporto commissionato da Francesco alla Segreteria di Stato che vi ha lavorato due anni è una risposta ragionata a quanti hanno pensato che quel caso clamoroso sia stato possibile per incuria del Vaticano e dello stesso pontefice.  Di recente e con accenti apocalittici, uno che ha brandito il caso del cardinale McCarrick per colpire Francesco reo di non aver ascoltato denunce precise è stato l’arcivescovo Viganò che si è costituito nei panni del moralizzatore della Chiesa e della Santa Sede in particolare. Il Rapporto dimostra invece che tra i felloni di maggior peso e di indubbia responsabilità per non mettere fine alle tresche del potente ecclesiastico c’è da annoverare proprio lui. Viganò, infatti, da quando era in segreteria di Stato e si era occupato del caso suggerendo pene esemplari, sbarcato  a Washington da nunzio, figura centrale di raccordo tra la Chiesa americana e il Vaticano, non solo è venuto meno ai suoi compiti, ma ha ceduto al fascino dell’anziano cardinale mai arginato nel suo attivismo internazionale.

In un anno 90 interviste

Il Rapporto è il risultato di oltre 90 interviste testimoniale a cardinali, vescovi, preti, seminaristi, laici degli Stati Uniti e ai segretari di McCarrick, raccolte tra il maggio del 2019 e ottobre 2020. Per rendersi conto della natura del materiale contenuto nel Rapporto che si sonda quasi come un lungo, tortuoso racconto alla scoperta della verità su un caso scabroso di risonanza mondiale, si avverte fin dalle prime pagine che “alcune sezioni del presente Rapporto non sono adatte ai minori”.

Aiuto da psicologia e la psicanalisi

La capacità operativa dell’ex cardinale nelle comunità ecclesiali, nei rapporti interpersonali, nell’ambito civile nazionale e internazionale, l’accoglienza entusiasta ricevuta tra le personalità politiche di tanti Paesi, l’abilità di raccogliere fondi per opere sociali in ogni continente, l’attenzione alla causa dei diritti umani, dei poveri, degli immigrati, della pace, dello sviluppo  e del benessere, lascia sbalorditi e increduli. La psicologia e la psicanalisi potrebbero aiutare a capire le ragioni profonde nascoste nella vita di McCarrick per questo suo essere una sorta di Mister Hyde e dottor Jekyll della pedofilia consumata nella luminosa carriera ecclesiastica fino a ottenere il cardinalato. Eppure le prime voci sulle sue debolezze sessuali cominciarono a circolare fin dagli ultimi anni di pontificato di Paolo VI. Il Rapporto non copre la responsabilità di Giovanni Paolo II nella sua scelta di volerlo arcivescovo di Washington e poi cardinale. Ma nella lettura progressiva degli eventi si avverte sempre qualcosa di sfuggente per cui manca un vero deciso coordinamento tra i vari gradi istituzionali. Entro queste sfasature delle maglie dell’istituzione e la superficialità di alcune figure, si consuma l’inganno e la capacità a fare una doppia vita di brillante ecclesiastico famoso e considerato per la sua facilità di raccogliere somme impressionanti per i bisogni della Chiesa. Ma, si legge nel rapporto “Nel complesso,  la  documentazione sembra mostrare che, nonostante l’abilità di McCarrick nel Fundraising  fosse apprezzata,  non  fu  determinante  nella  presa  delle  decisioni  più  importanti che lo riguardavano, compresa la sua nomina a Washington nel 2000. Inoltre, l’indagine non ha provato che i  doni  e  donazioni  fatti  abitualmente  da  McCarrick  abbiano  mai  influenzato  le decisioni significative prese  dalla Santa Sede a suo riguardo”. 

Giovani o ragazzi

A conclusione dell’indagine il Rapporto cerca di delineare le caratteristiche della condotta di McCarrick verso le vittime che all’epoca dei fatti erano giovani o ragazzi. 
“Testimoni hanno spiegato come McCarrick  abbia  abusato  della propria autorità  per  ottenere  e  mantenere  l’accesso  a  loro.  Un certo numero di persone ha riferito di essersi sentito incapace di opporsi o di  resistere  alle avance psicologiche  o  sessuali,  data  la  posizione  di  autorità di McCarrick”.

Indagine dolorosa

Sebbene la lontananza dai fatti e la complessità della vicenda rendano impossibile includere tutte  le  informazioni,  il  Rapporto  vuole   fornire  un contributo  significativo  alla  documentazione. Come scrisse il Cardinale Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione per i Vescovi, in una lettera aperta, il 7 ottobre 2018: “Mi auguro come tanti che, per rispetto delle vittime ed esigenza di giustizia,  l’indagine  in  corso  negli  Stati  Uniti  e  nella  Curia Romana ci offra finalmente una visione critica complessiva delle procedure e delle circostanze di questo caso doloroso, affinché fatti del genere non si ripetano nel futuro”.

Senza le normative vie via più stringenti sulla pedofilia, avviate da Benedetto XVI e completate da Francesco, un abile prestigiatore come MacCarrick non sarebbe mai stato sanzionato.

L’11  gennaio  2019,  e  sulla  base  delle  informazioni  raccolte  durante  il procedimento  amministrativo,  il Congresso della  Congregazione  per  la  Dottrina  della  Fede  emise  un  decreto  in  cui  “si  dichiarava  McCarrick  colpevole  di  sollecitazione  durante  il  Sacramento  della  Confessione  e  di  peccati contro il Sesto Comandamento con minori e adulti, con l’aggravante dell’abuso di potere. Il Congresso  gli impose la pena della dimissione dallo stato clericale, dopodiché McCarrick presentò ricorso. Il 13 febbraio 2019, la Sessione Ordinaria (Feria IV) della Congregazione per la Dottrina della Fede  esaminò  il  ricorso  presentato  da  McCarrick.  La  Sessione  Ordinaria  confermò  il  decreto  del  Congresso e  successivamente  il  Santo  Padre  riconobbe la natura definitiva della decisione”.

Ma al di là di tutto resta una parte di mistero in questa storia procace del nostro tempo. E per la Chiesa cattolica insieme alla verità giudiziale sull’operato del cardinale ridotto allo stato laicale come altri vescovi e preti rei di analoghi delitti, resta una disposizione a tornare nella mentalità del vangelo e nell’umiltà. Non a caso il Rapporto si conclude con una indicazione di Francesco per il cambiamento di vita per superare il male della pedofilia.

Un crimine che genera profonde ferite

“Se  un  membro  soffre,  tutte  le  membra  soffrono  insieme”. Queste parole di San Paolo risuonano con forza nel mio cuore constatando ancora una volta la sofferenza vissuta da molti minori a causa di abusi sessuali, di potere e di coscienza commessi   da   un   numero   notevole   di   chierici   e   persone   consacrate. Un crimine che genera profonde ferite di dolore e di impotenza, anzitutto nelle vittime, ma anche nei loro familiari e   nell’intera   comunità,   siano   credenti   o   non   credenti.  Guardando al passato, non sarà mai abbastanza ciò che si fa per chiedere   perdono   e   cercare   di   riparare   il   danno   causato.   Guardando al futuro, non sarà mai poco tutto ciò che si fa per dar vita a una cultura capace di evitare che tali situazioni non solo non si ripetano, ma non trovino spazio per essere coperte e perpetuarsi. Il dolore delle vittime e delle loro famiglie è anche il nostro dolore, perciò urge ribadire ancora una volta il nostro impegno per garantire la protezione dei minori e degli adulti in situazione di vulnerabilità”.