La disarmante sincerità del Papa: la corruzione causa lo sfruttamento ambientale

Francesco durante il volo di ritorno dall’Africa tocca temi cruciali come xenofobia, degrado del creato, ruolo delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea. Si dice sereno di fronte al pericolo di scisma nella Chiesa americana

Il Papa in Africa
Il Papa in Africa

La questione del degrado ambientale non manca mai dagli appuntamenti importanti di Francesco con l’opinione pubblica. E’ stato così anche sul volo di ritorno dal suo quarto viaggio apostolico in Africa quando, intervistato dai giornalisti ha risposto sincerità su questioni spinose e attuali. Non si è nascosto neppure di fronte a un pericolo di scisma nella Chiesa americana dove frange significative lo contestano fino a minacciare uno scisma. Ma pure una questione che lo coinvolge personalmente non impedisce al papa di parlare con chiarezza e coraggio. Ne viene fuori una immagine di società umana per tanti versi da riscrivere perché malata di xenofobia, voglia di conflitto, corruzione, populismi, egoismi nazionalistici e individuali, sete di potere che ostacolano l’unificazione del mondo in una grande famiglia di popoli solidali e in pace. Entro un Pianeta libero dalla plastica restituito alla cura della natura necessaria per la vita di tutti. L’intervista appare questa volta come una confessione sincera del suo animo da cui traspare la forza spirituale di Francesco deciso a non arretrare dal suo insegnamento. Allo stesso tempo è evidente l’ottimismo di fondo che il papa attinge dalla sua fede e che non gli fanno temere di affrontare con serenità le critiche. Le ritiene anzi utili quando sono sincere e mosse da amore alla Chiesa anziché da ideologie scambiate per dottrina cristiana.

Quando ti pugnalano dietro

“Le critiche – osserva Francesco - non sono soltanto degli americani ma un po’ dappertutto, anche in Curia, almeno quelli che le fanno hanno l’onestà di dirlo. E me piace questo, non mi piace quando le critiche stanno sotto il tavolo: ti fanno un sorriso che ti fanno vedere i denti e poi ti pugnalano da dietro. Questo non è leale, non è umano. La critica vera è un elemento di costruzione. Invece la critica delle pillole di arsenico è un po’ come buttare la pietra e nascondere la mano. Questo non serve, non aiuta. Aiuta i piccoli gruppetti chiusi che non vogliono sentire la risposta alla critica. Invece una critica leale, “io penso questo, questo, questo…”, è aperta alla risposta e costruisce, aiuta. Se dico “questo del Papa non mi piace”, faccio una critica e aspetto la risposta, vado da lui e parlo, scrivo un articolo e gli chiedo di rispondere. Questo è leale, questo è amare la Chiesa. Fare una critica senza voler sentire la risposta e senza fare il dialogo è non volere bene alla Chiesa, è andare dietro ad una idea fissa, cambiare Papa, cambiare stile, o fare uno scisma, questo è chiaro no? Una critica leale è sempre ben ricevuta, almeno da me”.

La morale del popolo di Dio

«Nella Chiesa ci sono stati tanti scismi… Sempre c’è l’azione scismatica nella Chiesa, è una delle azioni che il Signore lascia sempre alla libertà umana. Io non ho paura degli scismi. Prego perché non ce ne siano, perché c’è di mezzo la salute spirituale di tanta gente, prego che ci sia il dialogo, che ci sia la correzione se c’è qualche sbaglio, ma il cammino nello scisma non è cristiano”.  E’ cedere alle ideologie. “Entrano delle ideologie nella dottrina, e quando la dottrina scivola sulla ideologia lì c’è la possibilità di uno scisma. E c’è la ideologia, cioè la primazia di una morale asettica, sulla morale del popolo di Dio. La morale dell’ideologia, così pelagiana, ti porta alla rigidità. E oggi abbiamo tante, tante scuole di rigidità dentro della Chiesa, che non sono scisma, ma sono vie cristiane pseudo-scismatiche che alla fine finiranno male. Quando voi vedrete cristiani, vescovi e sacerdoti rigidi, dietro di quello ci sono dei problemi, non c’è la sanità del Vangelo. Per questo dobbiamo essere miti con le persone che sono tentate da questi attacchi, perché stanno passando un problema, e dobbiamo accompagnarle con mitezza».

La xenofobia è una malattia

Parla chiaro Francesco anche sulla questione della xenofobia, problema non solo africano. E’, invece, una “malattia umana, come il morbillo” cui non si può rispondere alzando muri. “I muri lasciano soli coloro che li fabbricano. Sì, lasciano fuori tanta gente, ma coloro che rimangono dentro i muri rimarranno soli e alla fine della storia saranno sconfitti da invasioni potenti. Ma la xenofobia è una malattia, “la purezza della razza”, ad esempio, per nominare una xenofobia del secolo scorso. Le xenofobie tante volte cavalcano i cosiddetti populismi politici”. Si deve lottare contro questo: sia alla xenofobia di un Paese con un altro, sia alla xenofobia interna». Analogo impegno per la pace e l’ambiente che può rigenerare anche l’Europa diventata troppo vecchia. Le guerre sono un male tremendo e occorre mantenere viva la memoria della lotta contro il nazismo e il fascismo, ma occorre parimenti schierarsi per una rinnovata custodia del creato per superare la crisi ambientale.

Vaticano proibita la plastica

«Esiste – spiega il papa - un inconscio collettivo per cui l’Africa va sfruttata. Noi dobbiamo liberare l’umanità da questo. E il punto più forte dello sfruttamento è l’ambiente naturale, la deforestazione, la distruzione della biodiversità. Un paio di mesi fa ho ricevuto i cappellani del mare. Nell’udienza c’erano sette ragazzi pescatori, mi hanno detto: “In alcuni mesi abbiamo recuperato quasi sei tonnellate di plastica”. L’intenzione di preghiera di questo mese è proprio la protezione degli oceani. In Vaticano abbiamo proibito la plastica. Poi ci sono i grandi polmoni dell’umanità. Uno in centro Africa, uno in Brasile, in tutta la zona amazzonica… E ci sono piccoli polmoni dello stesso genere. Bisogna difendere l’ecologia, la biodiversità che è la nostra vita, difendere l’ossigeno. La lotta più grande è quella per la biodiversità. La difesa dell’ambiente naturale la portano avanti i giovani che hanno una grande coscienza. L’accordo di Parigi è stato un passo avanti buono. Sono incontri che aiutano a prendere coscienza. L’anno scorso, nell’estate, quando ho visto quella nave che navigava nel Polo Nord come se niente fosse ho sentito angoscia. E poco tempo fa abbiamo tutti visto la fotografia del funerale simbolico a un ghiacciaio che non c’era più, credo in Groenlandia». In tema di ambiente Francesco espone una sua convinzione: “Alla base dello sfruttamento ambientale c’è una parola brutta brutta: la corruzione. Quando si considera la responsabilità sociale e politica come un guadagno personale. Pensiamo ai tanti sfruttati nelle nostre società, in Europa. Il caporalato non lo hanno inventato gli africani. E così la domestica pagata un terzo del dovuto, le donne ingannate e sfruttate e costrette alla prostituzione nel centro delle nostre città…Tutto questo è sfruttamento ambientale e anche umano, per corruzione”.

L’auspicio

Infine una riflessione esplicita sulle istituzioni internazionali che la Chiesa rispetta e sostiene come mezzo per la pace e la concordia internazionale. «Io vorrei ripetere la dottrina della Chiesa. Noi riconosciamo le organizzazioni internazionali e diamo loro la capacità di giudicare internazionalmente. Pensiamo per esempio al tribunale internazionale dell’Aja o alle Nazioni Unite: loro parlano, e se siamo una umanità dobbiamo obbedire. È vero che non sempre le cose che sembrano giuste per tutta l’umanità saranno giuste alle nostre tasche, ma si deve obbedire alle istituzioni internazionali, per questo sono state create le Nazioni Unite e il Tribunale Internazionale. Perché quando c’è qualche lotta interna o tra i paesi, si va lì a risolvere come fratelli civilizzati”. Quindi l’auspicio: “Le Nazioni Unite, l’Unione Europea siano più forti non nel senso del dominio ma della giustizia, fratellanza e unità. C’è un’altra cosa che vorrei approfittare di dire: oggi non ci sono colonizzazioni geografiche, almeno non tante, ma ci sono colonizzazioni ideologiche che vogliono entrare nella cultura dei popoli e cambiarla e omogeneizzare l’umanità. La colonizzazione ideologica cerca cancellare l’identità degli altri per farli uguali. Arrivano con proposte ideologiche che vanno contro la natura e la storia e i valori di quel popolo, ma dobbiamo rispettare l’identità dei popoli, così cacciamo via tutte le colonizzazioni».