Inaugurato l'anno giudiziario in Vaticano: la riforma di Francesco per una giustizia giusta

Indicazioni di alto profilo nel servizio alla giustizia che si ispira al Vangelo e sta dando buoni frutti sulla trasparenza finanziaria in accordo con gli standard internazionali. Occorre giustizia anche per i migranti

la riforma di Francesco per una giustizia giusta

Francesco ritiene valida la riforma dell’economia in Vaticano voluta in ossequio allo spirito del Vangelo che mira soprattutto a investire le risorse in favore degli esclusi e disagiati. Intende perciò  completare l’opera di riforma perfezionando la trasparenza finanziaria realizzata in accordo con gli standard internazionali.

L’orientamento del papa è stato chiarito e ribadito  nell’apertura del 91° Anno giudiziario del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano. Francesco si è espresso per “una giustizia che genera giustizia” perché è radicata nella conversione del cuore. Pur nel riconoscimento del beneficio che specialmente nell’ambito finanziario la normativa internazionale della trasparenza ha portato e continua a portare alla Santa Sede, Francesco ha impostato la sua riflessione  sull’origine evangelica che deve avere la giustizia e la sua amministrazione in Vaticano. Rispetto alla mentalità moderna, infatti, “la giustizia proposta da Gesù non è un semplice insieme di regole applicate tecnicamente, ma una disposizione del cuore che guida chi ha responsabilità”. Il Vangelo esorta “a instaurare la giustizia innanzitutto dentro di noi, lottando con forza a emarginare la zizzania che ci abita. Per Gesù è da ingenui pensare di  riuscire a togliere ogni radice di male dentro di noi senza danneggiare anche il grano buono. Ma la vigilanza su noi stessi, con la conseguente lotta interiore ci aiuta a non lasciare che il male prenda il sopravvento sul bene”. C’è però da dire che la giustizia da sola non basta,  non è tutto ma si deve accompagnare alle virtù della prudenza, della fortezza e temperanza. E specialmente deve saper trovare un equilibrio tra legge e misericordia.

“Per favore –ha detto il papa agli operatori in ambito giudiziario -  non dimenticate che nel vostro impegno quotidiano vi trovate spesso di fronte a persone che hanno fame e sete di giustizia, persone sofferenti, talora in preda ad angosce e disperazione esistenziale. Al momento di giudicare dovete essere voi, scavando nella complessità delle vicende umane, a dare risposte giuste, coniugando la correttezza delle leggi con il di più della misericordia insegnataci da Gesù. Infatti, la misericordia non è la sospensione della giustizia, ma il suo compimento, perché riporta tutto in un ordine più alto, dove anche i condannati alle pene più dure trovano il riscatto della speranza”. Disposto questo principio di base, il papa ha formulato un giudizio positivo sul rinnovamento della legislazione vaticana nell’ultimo decennio, definendo “significative” le riforme rispetto al passato e “importanti” le modifiche  tese non soltanto al necessario ammodernamento ma anche  e soprattutto a “rispettare impegni internazionali che la Santa Sede ha assunto anche per conto dello Stato Vaticano. Impegni riguardanti soprattutto la protezione della persona umana, minacciata nella sua stessa dignità, e la tutela dei gruppi sociali, spesso vittime di nuove, odiose, forme di illegalità”.

Lo scopo principale di queste riforme va, dunque, inserito all’interno della missione della Chiesa, anzi “fa parte integrante ed essenziale della sua attività ministeriale. Ciò spiega il fatto che la Santa Sede si adoperi per condividere gli sforzi della comunità internazionale per la costruzione di una convivenza, giusta ed onesta, e soprattutto attenta alle condizioni dei più disagiati e degli esclusi, privati di beni essenziali, spesso calpestati nella loro dignità umana e ritenuti invisibili e scartati”. Quanto questo aspetto sia primario nell’intera azione pastorale di Francesco  è evidenziato  nell’appello per la giustizia verso i migranti diffuso dopo la riunione del Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi presieduta dal papa. A sorpresa, la massima rappresentanza ordinaria di tutti i vescovi, insieme al papa propone una riflessione sulla loro condizione “devastante” che richiede un intervento strutturale.

“Le persone sono disorientate, le famiglie distrutte, i giovani traumatizzati, e quanti sono rimasti a casa indotti alla disperazione. Talvolta tali persone patiscono in campi-profughi e alcune addirittura finiscono in prigione. Donne e giovani sono costretti a prostituirsi; vengono abusati fisicamente, socialmente e sessualmente. I bambini sono separati dai genitori e privati del diritto di crescere nella sicurezza di una famiglia unita”. La Chiesa si impegna a levare la sua voce “contro l’ingiustizia, lo sfruttamento e la sofferenza” di così tante persone e “sostiene coloro che stanno cercando di avviare politiche favorevoli all’accoglienza di queste persone nelle loro comunità. Auspica che i governi locali affrontino le situazioni che costringono le persone a lasciare la loro casa. Domanda vigilanza contro il traffico di persone e impegno a promuovere la fine dei conflitti che provocano tanta sofferenza”. Una concretezza di visione che papa Francesco attribuisce anche alla riforma avviata dalla Santa Sede per “conformare la propria legislazione alle norme del diritto internazionale e, sul piano operativo, si è impegnata in modo particolare a contrastare l’illegalità nel settore della finanza a livello internazionale”.

Le nuove azioni di controllo di recente “hanno portato alla luce situazioni finanziarie sospette, che al di là della eventuale illiceità, mal si conciliano con la natura e le finalità della Chiesa, e che hanno  generato disorientamento e inquietudine nella comunità dei fedeli”. E’ un buon segno che la segnalazione di irregolarità –che la magistratura accerterà in giudizio – sia finalmente emersa dall’interno del Vaticano e questo dimostra l’efficacia e l’efficienza delle azioni di contrasto messe in atto. E’ stato inoltre dimostrato che la giustizia “non scaturisce tanto dalla perfezione formale del sistema e delle regole, quanto dalla qualità e rettitudine delle persone, in primis dei giudici. Occorre, dunque, una particolare attitudine degli operatori, non solo sul piano intellettuale, ma anche morale e deontologico. In questo senso, la promozione della giustizia richiede il contributo da parte di persone giuste”.