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Daghestan, attaccate due chiese e una sinagoga. Le vittime salgono a 20, i feriti sono 46

Dopo l'attentato i terroristi hanno incendiato i due luoghi di culto e che in tutta la zona le squadre antiterrorismo si sono lanciate in una caccia all'uomo per bloccare gli attentator

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Sono 20 morti e 46 feriti: è il bilancio dell'assalto di ieri sera compiuto da uomini armati contro due chiese, una sinagoga e un posto di blocco delle forze dell'ordine nella repubblica russa del Daghestan. Secondo quanto sostiene il Comitato investigativo, tra gli uccisi, secondo fonti locali, figurano l'arciprete di una chiesa che sarebbe stato sgozzato e guardie di sicurezza private nella sinagoga. Lo riferisce l'agenzia Ria Novosti.

Il commando ha aperto il fuoco contro i luoghi di culto e, subito dopo, un posto di polizia stradale tra Derbent e Makhachkala. Dopo l'attentato i terroristi hanno incendiato gli stabili e in tutta la zona le squadre antiterrorismo si sono lanciate in una caccia all'uomo per bloccare gli attentatori. Secondo fonti locali, almeno due terroristi sarebbero stati uccisi durante la fuga. "Più di quindici agenti sono rimasti vittime proteggendo la pace e la tranquillità" della repubblica russa meridionale, ha detto in un video pubblicato su Telegram il governatore Sergey Melikov. La autorità specificano che tra i civili rimasti ucci nell'attacco c'è anche "padre Nikolaj, che ha prestato servizio per più di quarant'anni nella chiesa ortodossa di Derbent". 

Colpite due chiese e una sinagoga

Secondo la prima ricostruzione fornita dal ministero dell'Interno del Daghestan, verso le 18 ignoti hanno sparato contro una sinagoga e due chiese con armi automatiche. I sospettati - fanno sapere gli inquirenti - sono scappati a bordo di una Volkswagen Polo bianca. Anche Israele ha seguito da subito con grande preoccupazione tutta la vicenda: l'ambasciata israeliana a Mosca - ha fatto sapere il ministero degli Esteri di Tel Aviv - s'è messa immediatamente in contatto con i leader della comunità ebraica del distretto di Derbent. Secondo fonti israeliane, "per quanto è noto, al momento dell'attacco non c'erano fedeli nella sinagoga".

Caccia al commando

Intanto, in tutta la Repubblica caucasica il Comitato nazionale antiterrorismo locale ha deciso una mobilitazione eccezionale delle forze dell'ordine specializzate in azioni anti-terrorismo: "Al fine di garantire la sicurezza delle persone, prevenire i crimini terroristici e bloccare le persone coinvolte negli attacchi armati - si legge nella nota del Comitato - il capo della direzione del Servizio di sicurezza federale russo (Fsb) per il Daghestan ha deciso di imporre le operazioni antiterrorismo". Una fonte vicina alla polizia locale ha riferito alla Tass che gli autori di questi attacchi "sono membri di un'organizzazione terroristica internazionale".

Già lo scorso 28 ottobre questa Repubblica a maggioranza musulmana era stata teatro di un atto apertamente antisemita: all'aeroporto della capitale, Makhatchakala, decine di persone presero d'assalto la pista e il terminal dopo che era stato annunciato l'atterraggio di un aereo proveniente da Israele, urlando 'Allah u Akbar', in quella che era sembrata a tutti una vera a propria caccia all'uomo, con echi sinistri di pogrom. All'epoca, Mosca accusò il governo di Kiev di avere "un ruolo chiave" in quell'azione. La portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova, disse che l'obiettivo dell'Ucraina era quello di "destabilizzare la Russia" provocando divisioni etnico-religiose. "Accuse assurde", era stata la replica di Washington.

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