Covid-19, Stiglitz: via brevetti per immunità di gregge mondiale

Covid-19, Stiglitz: via brevetti per immunità di gregge mondiale
di Askanews

Roma, 6 mag. (askanews) - "Una notizia molto, molto positiva": così l'economista e Premio Nobel, Joseph E. Stiglitz, ha commentato su Twitter la decisione dell'amministrazione Biden di appoggiare la richiesta di oltre 100 paesi per una deroga temporanea delle barriere alla proprietà intellettuale sui vaccini per il Covid-19. Solo la scorsa settimana, Stiglitz, insieme a Lori Wallach, direttrice del Public Citizen's Global Trade Watch, aveva scritto sul Washington Post: "Mantenere le barriere alla proprietà intellettuale ai vaccini Covid-19 è moralmente sbagliato e insensato".Nel loro intervento avevano chiesto perchè mai il presidente Biden non mettesse fine alla "politica autolesionista dell'amministrazione Trump che ostacola un'iniziativa mondiale per aumentare l'accesso ai vaccini per il Covid-19" e favorire "l'immunità di gregge mondiale"."Non c'è modo di battere il Covid-19 senza aumentare la capacità di produzione del vaccino. E una parte della produzione deve avvenire nel Sud del mondo per una serie di motivi, tra cui il fatto che la pronta soppressione di nuove varianti è il modo per evitare altre morti e quarantene", avevano evidenziato, aggiungendo che la produzione dei vaccini nel Sud del mondo "farebbe una grande differenza nel raggiungere l'immunità di gregge mondiale".Duro l'attacco lanciato alle aziende farmaceutiche, secondo cui "il problema non sono le barriere alla proprietà intellettuale, ma il fatto che le aziende nei paesi in via di sviluppo non abbiano le capacità per produrre vaccini Covid-19 basati su nuove tecnologie". Affermazione bollata come "egoistica e sbagliata" da Stiglitz e Wallach."Le aziende del Sud del mondo stanno già producendo vaccini Covid-19 - avevano ricordato - ad esempio, l'Aspen Pharmacare del Sudafrica ha prodotto centinaia di milioni di dosi del vaccino Johnson&Johnson, anche se solo una frazione di queste dosi è andata ai sudafricani. Altre aziende farmaceutiche si rifiutano semplicemente di lavorare con produttori qualificati nei paesi in via di sviluppo, bloccando di fatto una maggiore produzione"."Queste aziende non si concentrano sull'accesso globale ma sulle vendite in mercati redditizi", è l'accusa.Stiglitz e Wallach hanno quindi definito "assurda l'argomentazione delle aziende farmaceutiche secondo cui la rinuncia temporanea ai loro monopoli per i farmaci Covid-19 minerebbe la loro capacità di rispondere alla prossima crisi sanitaria"."I governi hanno garantito oltre 110 miliardi di dollari alle aziende farmaceutiche per finanziare la ricerca e la produzione, quindi le aziende affrontano pochi rischi mentre guadagnano miliardi sulle vendite di vaccini - hanno ricordato - il mercato dei vaccini Covid-19 è letteralmente il mondo intero, quindi qualsiasi produttore di vaccini farà lauti profitti anche con il trasferimento di tecnologia".Per tutto questo, era stata la conclusione, "qualsiasi rinvio nel garantire la più vasta disponibilità di vaccini e cure è moralmente sbagliato e insensato, sia in termini di salute pubblica che di economia". E "la deroga è un importante primo passo".