Conferenza di Palermo, Fayez al-Sarraj: la stretta di mano con Haftar ha un valore

Il capo del Governo di unità nazionale libica si dice convinto che con Haftar si può collaborare. Il nodo dell'esercito. Tripoli faceva ipotizzare addirittura una visita del premier Giuseppe Conte nella capitale libica. Milizie sul piede di guerra

Milizie libiche
Milizie libiche

Per qualcuno il bicchiere è mezzo pieno, per altri è mezzo vuoto. Per altri, come per M5S e la Lega, è traboccante. Per il Pd è vuoto. Una cosa è certa, se l’obiettivo di Giuseppe Conte era che alla Conferenza di Palermo ci fossero Fayez al-Sarraj (Capo del Governo di unità nazionale libica di Tripoli), Ghassan Salamé (inviato speciale dell’Onu in Libia), Khalid al-Mishri (Presidente dell'Alto Consiglio di Stato libico), Aguila Saleh (Presidente del Parlamento di Tobruk sotto il controllo del generale Haftar), Khalifa Haftar (Generale al comando della Cirenaica) e Ahmed Maitig (Vicepremier e rappresentante delle milizie di Misurata), si è  di fronte a una  pietra miliare fondamentale per riportare pace e sicurezza nelle contrade libiche.

 La via del compromesso

"Il summit sulla Libia è andato molto bene. Meglio di quanto sinceramente mi aspettassi" e "adesso tocca a noi libici accordarci. Senza il nostro lavoro assieme e al rispetto dei nostri impegni, gli incontri di Palermo diventeranno inutili", ha detto Fayez al Sarraj sul Corriere della Sera. E aggiunge che con Khalifa Haftar il punto di scontro è che "lui vuole comandare l`esercito unificato libico. Ma secondo gli accordi di Skhirat del 2015, quando venne avviato il processo di pacificazione interno, il premier politico a Tripoli è anche responsabile supremo delle forze militari. Eppure, anche su questo punto possiamo trovare un compromesso”.  Ed è già una prima importante apertura verso il generale Haftar (l’amico di Russia e Francia).

Le ferite aperte con la Francia

Restano aperte comunque le ferite che la Francia ha inflitto all’Italia si dai tempi di Berlusconi. Una concorrenza questa che potrebbe compromettere, per interessi economico (petrolio, gas, minerali), il tentativo di mediazione che comunque Conte sta portarndo avanti in quel negozio di cristalleria che è diventata la Libia dopo l’assassinio di Gheddafi. "Non le vedo in concorrenza. Anzi, Parigi e Palermo fanno parte del medesimo processo negoziale con l`aiuto della comunità internazionale. Il primo ha preparato il secondo. La prossima tappa sarà alla Conferenza nazionale in Libia organizzata dall`inviato dell`Onu Salamé, spero già in gennaio per poi andare alle elezioni entro giugno 2019", ha comunque ribadito Serraj. 

I migranti, l'Europa e l'Italia

Capo del Governo poi indica quali dovrebbero essere gli step per superare la guerra civile in corso. Servirebbe, prima di tutto, una Costituzione "che comprende la legge elettorale, senza la quale è impossibile andare alle elezioni nazionali. Una commissione vi lavora da due anni. Il documento è pronto. Occorre sia votato dal parlamento di Tobruk e da un referendum nazionale". E sull`uomo forte della Cirenaica Sarraj commenta: "Ho molto ammirato il grande sforzo italiano per il successo del nostro incontro e nel mettere assieme noi libici allo stesso tavolo. Haftar doveva esserci, a tutti i costi. Anche la partecipazione internazionale è stata notevole. Un vero successo". Giuseppe Conte incassa lieto. Resta aperta la piaga dei flussi migratori, il premier di Tripoli è piuttosto critico con l’Europa: “Vedo tanta ipocrisia nelle richieste europee al nostro Paese. Ci domandate di tenere dentro i nostri confini oltre 600.000 migranti, di cui solo 30.000 sono nei campi ufficiali del nostro governo. Però voi, che siete infinitamente più ricchi di noi, rifiutate di accoglierne anche solo uno. Cacciate i pochi che arrivano. Io vorrei maggior cooperazione". Il messaggio vale anche per Matteo Salvini.

I dubbi dei miliziani

In Europa la Conferenza ha avuto una buona eco. Si può dire senza tema di smentita che la Francia forse si è pentita di essere rimasta alla finestra. Meno successo ha avuto invece l’iniziativa italiana in alcuni ambienti libici, soprattutto non piacciono agli uomini forti della Settima Brigata, la milizia che con il suo assalto a Tripoli a fine agosto aveva innescato un mese di scontri da quasi 120 morti e oltre 400 feriti, è tornata a sparare nella capitale in quella che appare una chiara reazione alla Conferenza che ha appoggiato il suo principale nemico-obiettivo: il premier Fayez Al Sarraj.

Scontri nel distretto di Ben Ghashir

Informazioni su scontri nel distretto di Ben Ghashir, Tripoli sud, tra la 7/a Brigata e i miliziani della Forza di sicurezza centrale hanno offuscato in serata la soddisfazione post-Palermo che nelle strade di Tripoli faceva ipotizzare addirittura una visita del premier Giuseppe Conte nella capitale libica. Un portavoce dell'ex premier Khalifa Ghweil, in dichiarazioni all'ANSA, ha spiegato la nuova fiammata di violenza con la delusione creata dalla Conferenza tra le milizie - tra cui appunto la 7/a Brigata - che avevano attaccato la capitale col fine di cacciare, accusandole di essere "corrotte" e taglieggiare la capitale in vari modi, le formazioni che sostengono Sarraj. "C'era ampiamente da aspettarselo dopo che la conferenza per la Libia di Palermo ha scioccato le forze anti-corruzione" e "non ha mai menzionato il disarmo dei criminali della corruzione nella capitale", ha sostenuto il portavoce, Jamal Zubia.