"Conferenza Per la Libia", Macron e Merkel isolano l'Italia. L'ingombrante presenza di Usa e Russia

In Sicilia si confronteranno i due principali sfidanti libici: il premier del governo riconosciuto dell'Onu, Fayez al-Serraj, e il generale della Cirenaica Khalifa Haftar, che di fatto controlla l'est del paese

Il premier Giuseppe Conte (foto Ansa)
Il premier Giuseppe Conte (foto Ansa)

La "Conferenza Per la Libia" in programma a Palermo il 12 ed il 13 novembre è importante, ma è sufficiente a restituire all'Italia un ruolo centrale nella stabilizzazione dell'ex-colonia? intrigante il punto di vista di Sputnik News (ex Voice of Russia e RIA Novosti): “Se lo guardiamo nell'ottica dello scontro con la Francia di Macron portare nei saloni dell'Hotel di Villa Igea i principali leader libici e con loro quel generale Khalifa Haftar, considerato l'uomo di Parigi in Cirenaica è un bel successo. Ma è un successo parziale regalatoci dagli Stati Uniti di Donald Trump, e in parte anche da Russia e Nazioni Unite, in virtù dell'arroganza con cui il presidente francese ha tentato d'imporsi come regista unico della partita libica”.

Chi c'è e chi non c'è

Il pensiero espresso dal sito russo ricalca un retroscena pubblicato dalla Stampa su chi c’è e non c’è al meeting. “Secondo il premier Conte – di legge sul quotidiano i Torino - ci saranno invece il patron della Cirenaica Khalifa Haftar, i rappresentanti del parlamento di Tobruk, le tribù del Sud e la città Stato di Misurata. "Ieri sera, mentre era in corso il vertice di Palazzo Chigi, fonti incrociate dell`esecutivo e della Farnesina confermavano che Macron non ci sarà e che 'molto probabilmente' anche la Merkel darà forfait". "A Roma si respira stupore. Ci sono i libici certo, e gli africani, a partire da quell`Egitto di al Sisi che negli ultimi mesi si è ritagliato un consistente ruolo di mediatore. C`è la Russia, sempre presente quando si tratta di riempire un vuoto europeo e comunque già consolidatasi come attore regionale, che sarà verosimilmente rappresentata da Medvedev, sebbene manchi la conferma definitiva. Ci sono gli Usa infine, i nuovi amici d'oltreoceano che hanno già esentato il governo giallo-verde dal rispetto delle nuove sanzioni contro l`Iran". Conte conosce il fair play, ma lo schiaffo è grave.

L'analista libico

 Senza il duo franco tedesco quel tavolo conta un po' meno di quello che si era sperato. Tuttavia, il sostegno americano assicurato dal presidente Trump fin dalla prima ora conferirà alla Conferenza per la Libia una "spinta" a livello politico anche se ci sono da attendersi novità sul campo, ha commentato il giornalista-analista libico, Mustafa Fetouri, rispondendo alla domanda su cosa si possa prevedere sulla conferenza della settimana prossima. "Il sostegno Stelle Striscie darà alla conferenza una qualche spinta, almeno politicamente", ha spiegato Fetouri, vincitore nel 2010 del premio "EU's Freedom of the Press". Sempre riferendosi alla conferenza di Palermo, l'analista ha ricordato che "gli Usa sono stati d'accordo a tenerla e l'hanno sostenuta" già "nel momento in cui il premier italiano (Giuseppe Conte) la annunciò a Washington a luglio accanto a Trump". "Gli Usa preferiscono gli italiani rispetto ai francesi, perché con l'attuale governo italiano condividono molte idee e, più o meno, hanno gli stessi valori", ha notato Fetouri, premettendo però che da Palermo "non ci si aspetta nulla di nuovo". La Conferenza, ha rilevato, "riaffermerà ciò che è stato concordato a Parigi l'estate scorsa. L'Italia cercherà di riaffermare la propria posizione-guida nel dossier libico".

Gli auguri della Francia

La Francia abbozza e va avanti, arrivando persino ad auspicare che la prossima visita "di una delegazione di personalità libiche di Misurata a Parigi" "contribuisca al successo della Conferenza internazionale sulla Libia, nella continuità della riunione a Parigi del 29 maggio scorso": ha detto all'Ansa una fonte del ministero dell'Europa e degli Affari esteri francese. "La risoluzione della crisi libica e delle sue conseguenze sulla sicurezza e sulle migrazioni è una priorità di sicurezza nazionale per la Francia come per l'Italia - ha continuato la fonte del Quai d'Orsay - che fra i paesi europei si trova in prima linea". "Noi - ha proseguito la fonte diplomatica francese - abbiamo a questo scopo contatti regolari con l'Italia e con gli altri paesi vicini della Libia". Italia e Francia "condividono l'obiettivo di una soluzione politica negoziata - ha detto ancora - sotto l'autorità delle Nazioni unite, che consenta ai libici di decidere il loro futuro e alla Libia di ritrovare la stabilità in modo permanente".

La Germania tace

Usa e Russia sembrano avere (troppo?) a cuore la sorte del nostro Paese in quel teatro. E la Germania che dice? Non dice. Eppure, il 17 ottobre scorso a Conte la cancelliera tedesca aveva promesso la sua presenza nella giornata inaugurale della conferenza del 12 novembre. Dietro front, che potrebbe essere interpretato come una presa di distanza dal nostro Paese, ma anche una presa di distanza da Trump e Putin.  L'Italia è "soddisfatta per l'elevato numero di conferme finora pervenute", ha sottolineato Conte al question time. Specificando che si lavorerà per "superare l'attuale stallo del processo politico", in modo da arrivare ad elezioni in Libia "il prima possibile". Anche se il voto dovrebbe svolgersi "non appena saranno soddisfatte le necessarie condizioni politiche legislative e di sicurezza". Ribadendo la prudenza italica, rispetto alla fughe in avanti di Macron, che voleva elezioni già a dicembre. Roma insiste sul forte sostegno all'iniziativa dell'Onu, che prevede un processo per tappe.

La nuova road map

La nuova road map verrà presentata domani dall'inviato Ghassam Salamé in Consiglio di sicurezza alla luce dei recenti incidenti nel polo petrolifero della Cirenaica e gli scontri a Tripoli che hanno messo all'angolo il governo di Serraj. Il piano dovrebbe contenere alcuni elementi chiave: a partire da un progetto per la sicurezza di Tripoli che prevede la formazione di una forza istituzionale che sostituisca progressivamente le milizie nel controllo del territorio. Forza che risponderebbe ad un consiglio direttivo costituito dai principali ministri del governo di accordo nazionale. Questo passaggio potrebbe vincere la diffidenza finora mostrata da Haftar, che ambisce ad essere il capo indiscusso delle forze armate e per questo motivo vede le milizie che spadroneggiano a Tripoli come fumo negli occhi.

Il secondo pilastro riguarda il cammino istituzionale del paese, con la convocazione di una conferenza nazionale con il coinvolgimento di tutte le realtà politiche della Libia, comprese le varie tribù del sud. L'appuntamento potrebbe tenersi entro la prima metà di dicembre. C'è poi il tema del rilancio economico del paese, attraverso una serie di riforme, tra le altre cose per rendere più efficiente la gestione dell'ingente patrimonio petrolifero del paese. Su questo dossier puntano molto gli Stati Uniti, principale sponsor dell'Italia nel dossier libico. Lo stesso Conte, oggi in aula, ha ribadito l'importanza che sia garantita un'equa distribuzione degli introiti delle risorse libiche a tutta la popolazione.