Maratona per l'intesa sulla Commissione Ue. Il nome "di sinistra" che divide l'Europa (e frena Conte)

Il socialista olandese Timmermans non piace ai Paesi di Visegrad (e nemmeno a Salvini). Ma per ora non ci sono nomi altrettanto forti: colloqui a oltranza

Colloquio tra Conte, Merkel e altri leader europei
di An. Loi

Si allontana l'accordo per la presidenza della Commissione Ue e per le altre alte cariche dell'Unione. L'accordo sul pacchetto delle nomine appare questa mattina ancora "molto complicato", stando a quanto spiegano fonti diplomatiche europee. La candidatura del socialista Frans Timmermans per lo scranno più alto dell'esecutivo resta sul tavolo anche se nei colloqui della notte con Tusck sono emersi 11 Stati contrari. Questa mattina le riunioni sono riprese in ritardo per via delle riunioni organizzate dalla cancelliera tedesca Merkel con gli altri leader del Ppe per cercare di accrescere il margine di consensi sui nomi del pacchetto che il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk presenta nella seduta plenaria.
Le critiche al nome dell'olandese (primo vicepresidente uscente e Commissario europeo per la migliore legislazione, le relazioni interistituzionali, lo stato di diritto e la carta dei diritti fondamentali) si confermano provenienti da una parte consistente del Partito popolare e di Stati quali la Polonia e l'Ungheria. Ma i cosiddetti sovranisti (si aggiungano gli altri Stati Visegrad e l'Italia) non hanno un peso specifico sufficiente per influenzare le nomine. 

Per questi membri l'olandese, indicato alla presidenza dal Partito del Socialismo europeo, non sarebbe adatto perché "troppo di sinistra". A suo favore gioca però l'appoggio della Germania, della Francia e di altri Paesi molto popolosi. L'Europa appare però spaccata trasversalmente con i Paesi del Nordovest, contrapposti a quelli del Sudest. Gli incontri vanno avanti da domenica alle 18, intervallati da bilaterali informali. Contrari alla candidatura dell'olandese, oltre a  Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca, sarebbero anche l'Irlanda, la Croazia e la Lettonia.

Conte "frenato" da Salvini

Oggi il plenum dei rappresentanti degli Stati è ripreso alle 8,30 del mattino. I risultati ancora non arrivano e la soluzione sembra lontana. Non mancano le critiche da parte di alcuni diplomatici che notano disorganizzazione nei vertici comunitari, come riferisce il Sole 24 ore. Da parte italiana il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sembra frenato nella sua azione dai paletti sollevati dal vicepremier Matteo Salvini, il quale ha obiettato che Timmermans è un esponente "di sinistra" per il quale non si può votare. Incontrando i giornalisti Conte ha infatti detto che "il criterio dello Spitzenkandidat (ossia del capolista alle ultime elezioni europee, ndr) non è l'unico". 
"Non vogliamo vincolarci a un unico criterio. Dobbiamo essere flessibili nella scelta del candidato giusto", ha spiegato. Sulla questione della decisione presa in Giappone, ha detto che "il pacchetto precostituito di Osaka mi ha lasciato molto perplesso insieme a dieci-undici paesi". Poi la conferma: "Abbiamo opposto una obiezione". Il pacchetto di Osaka (poi smentito) sarebbe un accordo trovato appunto durante il G20 di Osaka tra Germania, Francia, Olanda e Spagna.

I colloqui di Tusk

Intanto il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha parlato con tutti i gruppi dell'Europarlamento, prospettando il quadro con Timmermans alla guida della Commissione. Il compromesso sarebbe dato dalla nomina della popolare bulgara Mariya Gabriel ad Alta Rappresentante per la Politica estera e di Sicurezza, del liberale belga Charles Michel al Consiglio europeo e del capolista popolare tedesco Manfred Weber alla presidenza del Parlamento europeo. Un panorama non condiviso da tutti ma che, a questo punto, rappresenta un importante punto di partenza. Ma emergono anche latri nomi: 

L'elezione del presidente della Commissione europea e dei commissari avviene a maggioranza qualificata rafforzata che significa che il candidato dovrà ottenere il voto del 72 per cento dei paesi membri e del 65 per cento della popolazione. Quindi, facendo la somma, bisogna dire che i Paesi assolutamente contrari a Timmermans da soli non avrebbero il peso per bloccare la sua elezione. E' chiaro che se non si trovasse un accordo prima di mercoledì, quando il Parlamento europeo eleggerà il suo presidente, ai Paesi membri toccherà giocare di sponda. Il nome che verrà fuori indirettamente da questa assemblea andrà a bilanciare il nome per la successione alla poltrona di Jean-Claude Juncker.