Dov’è Cesare Battisti? L’ex terrorista del dei Proletari armati per il comunismo si è reso irreperibile

La sua scomparsa sarebbe una brutta botta per un partito dell’ordine a tutti i costi come quello dell’ex parà italo-brasiliano Jair Bolsonaro. L’ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo (Pac) è irreperibile da giorni

Cesare Battisti (foto Ansa)
Cesare Battisti (foto Ansa)

Il neo presidentissimo del Brasile Jair Bolsonaro appena eletto promette la testa di Cesare Battisti all’Italia. L’ex terrorista però al suo collo ci tiene, così fa quello che chiunque farebbe in una situazione simile se avvisato con un po’ di anticipo: fugge dal suo boia. Ovvio. Lo fa da quasi 40 anni. Riportarlo in Italia avrebbe fatto elettoralmente comodo a tutti governi che hanno imperversato nel nostro Paese. Destra e sinistra, il populismo non ha colore, su questo punto sono sempre state unite: “Aridatece Cesare Battisti”, hanno urlato in tutti questi anni senza cavare il ragno né dal buco francese («lodo Mitterrand») né dal buco brasiliano. Di recente si era cimentato anche il centrosinistra, ma Lula da quell’orecchio non ci ha mai sentito. Le cose però sono cambiate nel Palácio do Planalto: la destra (che più destra non si può, sennò sarebbe dittatura) ultra conservatrice ha vinto il 28 ottobre 2018 le presidenziali, da qui la promessa dell’estradizione del latitante protetto dalla clemenza dall’ex presidente.

Dove si è nascosto il compagno Cesare? Per ora si sa solo che a casa non c’è. Una brutta storia per un partito dell’ordine a tutti i costi come quello dell’ex parà italo-brasiliano. L’ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo (Pac), è irreperibile da giorni. “Era qui domenica, poi non l’ho visto più”, dicono i testimoni di Cananeia dove abita da aprile, sentiti dalla Stampa. Secondo un vicino di casa “da lunedì non c’è nessuno in casa, la sua Prisma grigia è parcheggiata nel cortiletto, da fuori sembra tutto in ordine, come quando parte per le ferie. Mario racconta che ultimamente c’è stato molto movimento, c’era una coppia straniera con un bambino. Dalla descrizione dovrebbe essere Valentine, la figlia maggiore di Battisti, che oggi ha 33 anni e fino ad ora era venuta solo due volte a visitarlo in Brasile”.

Non c'è neanche al baretto. Evidentemente il proclama di Bolsonaro lui l’ha preso sul serio, così il caffè di lì non gli piace più. “Al baretto dove compra le ricariche telefoniche almeno due volte a settimana non lo vedono da dieci giorni”, si legge ancora nel quotidiano di Torino. Il direttore del tribunale di Cananeia Anderson Nascimento dice: “Il braccialetto elettronico è stato tolto in aprile, il mese dopo è caduto anche l’obbligo di firma una volta al mese” e “all’ambasciata italiana confermano che Battisti non può uscire dal Brasile, ma che è libero di circolare in tutto il Paese”. Non è detto poi che lo sbarco dell'ex militare alla presidenza del Brasile basti per sbloccare il contenzioso giudiziario con l'Italia.

Il 31 dicembre del 2010, infatti, l'allora presidente Lula - oggi in carcere, dove sconta una condanna di 12 anni per corruzione - ha negato la richiesta di estradizione di Battisti, concedendogli la residenza permanente in Brasile poche ore prima della fine del suo mandato. Da allora, non è stato chiarito a chi spetti l'ultima parola su questa decisione. Lo scorso marzo, la procuratrice generale brasiliana Raquel Dodge ha stabilito che la decisione finale sull'estradizione spetti al capo dello Stato. Ma il presidente uscente, Michel Temer, pur dichiarandosi favorevole all'estradizione, ha rinviato la palla al Supremo Tribunale Federale (Stf), che deve adesso decidere se il presidente ha davvero il potere di rovesciare la decisione.

In Italia, tutti lo vogliono, tutti lo cercano (vale un bel pacco di voti). Il ministro dell'Interno Matteo Salvini lo dice in modo eroico: "Non vedo l'ora di incontrare il neo-presidente Bolsonaro. Sarò lieto di recarmi personalmente in Brasile anche per andare a prendere il terrorista rosso Cesare Battisti e portarlo nelle patrie galere". Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede lo dice su Facebook: "Cesare Battisti deve tornare in Italia. Da mesi gli uffici del ministero hanno avviato contatti con le autorità brasiliane, tenendosi pronti a un evento che avrebbe potuto cambiare le cose, come la vittoria di Jair Bolsonaro alle elezioni presidenziali. Seguiamo la situazione con la massima attenzione. Lo dobbiamo alle famiglie delle vittime di Battisti, lo dobbiamo anche al Paese".

Il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, usa toni epici. "Il Governo richieda immediatamente al neo eletto presidente brasiliano Bolsonaro l'estradizione del brigatista rosso Cesare Battisti: Fdi lo chiede ufficialmente in una risoluzione depositata oggi in Commissione Esteri alla Camera. Questo criminale deve essere assicurato subito alle nostre patrie galere e pagare fino all'ultimo giorno la pena per i suoi reati". E ancora su 24Mattino su Radio 24 : "Battisti è un infame e un vigliacco, scappa perché alcuni continuano a proteggerlo, quelli di una certa intellighenzia. A me fa schifo anche per questo”. Davvero ha creduto che un latitante di quel calibro avrebbe assecondato le gioiose promesse del camerata Jair?

Matteo Renzi non è dammeno: "Sono molto preoccupato dalle idee di Bolsonaro, purtroppo il vento di destra conquista anche il Brasile, ma se consegna Battisti all'Italia sarei molto contento, saremmo in prima fila", ha detto in diretta social. Il ministro degli Esteri Moavero Milanesi riguardo alle intenzioni del neo presidente Bolsonaro di estradare Battisti conferma: "Se una delle decisioni che potrà essere presa dal governo brasiliano sarà di dare l'estradizione che da anni il nostro Paese ha chiesto per una persona condannata a più ergastoli per omicidi di sangue, questo credo che sia un segnale positivo per la giustizia e un segnale doveroso nei confronti del dolore delle vittime che, non dimentichiamo, di fronte a fatti di sangue come questo, è sempre vivo al di là del perdono e del tempo che passa".

Fuori dal coro un grillino doc, Alessandro Di Battista: “Il fatto che Battisti possa tornare e scontare le sue pene in carcere a me sembra l'unica buona notizia della vittoria di Bolsonaro in Brasile. Stupisce il fatto che ad esultare per questo risultato siano i 'sovranisti' italiani. Parlano di vittoria della destra, di sconfitta della sinistra, di aria nuova. Ma quale aria nuova?". In effetti di un Bolsonaro, almeno fra gli ambienti democratici, non se ne sentiva il bisogno.In tanti sperano che ancora una volta i politici italiani (e brasiliani, a questo punto) non siano costretti a seguire l'irriverente consiglio che Oreste Scalzone, intervistato Tiscali News nel 2010, dette alle classi dirigenti italiane di allora a chi si era indignato per il no di Lula da Silva alla estradizione di Battisti: “Parlamentari d’Italia cospargetevi l’anima di vasellina”, disse. Magari non è così, magari non è giusto, ma il pericolo è proprio quello. Ci sarà un seguito.