[La polemica] Io sto con Spagna che blocca i seggi, questa è la secessione dei ricchi che vogliono mollare i poveri

L'intervento della Guardia civil come una repressione "franchista" ma piuttosto come un intervento a tutela delle regole, contro una minoranza che voleva imporre la propria volontà ad una maggioranza. Noi rischiamo la guerra tra il Nord e il Sud

Catalogna
Catalogna

Un grave attacco alla democrazia, dicono. Scontri davanti ai seggi, cittadini portati via di peso dalla polizia, e un solo grido: "franchisti!", "polizia fascista!". E via con il conseguente "omaggio alla Catalogna" schiacciata dalla repressione, ovviamente a pugno chiuso. Le cose, ovviamente sono più complesse, e anche più drammatiche di come appaiono leggendo la tempesta emotiva che attraversa i social network. Quella della Catalogna - infatti - sarebbe la prima secessione della storia europea (senza guerra) dal 1945 a oggi. Non è un gioco. Se si celebrasse sarebbe la prima volta che un evento così grave avviene senza un voto legittimo e democratico. 

Quando ci si indigna per le persone portate via o sgomberate a forza dalla "Guardia Civil", dunque, bisogna capire bene quale sia la posta della partita in gioco: rimettere in discussione tutte le regole del gioco decise a Yalta, con la democrazia, dalle potenze democratiche uscite dalla barbarie del nazifascismo. L'unico precedente è questo. Abbiamo avuto delle secessioni in Jugoslavia quando non era in Europa, e non è stato un buon modello: sangue, morti e un genocidio drammatico, fosse comuni e pulizia etnica, altro che qualche manganellata. Abbiamo avuto la secessione del Kosovo dalla Serbia, con le bombe della NATO. Poi abbiamo avuto la secessione della Repubblica Ceca da quella Slovacca - senza guerre, per fortuna - ma stiamo parlando di paesi che non erano nell'Unione originaria: è una storia - quella - che sta dentro la storia della Cortina di Ferro, di paesi, cioè, che non sono nati nella democrazia, ma da una spartizione a tavolino.

Prendiamo invece la Catalogna: nel 1978 cinque milioni di Catalani hanno votato una autonomia che è stata varata con diritti e doveri. L'attuale statuto della Catalogna (ancora in vigore, e sempre modificato democraticamente) fra l'altro,  prevede la possibilità di ulteriori modifiche: ma sempre e solo con una maggioranza qualificata. Invece, anche se non lo ricorda nessuno, il voto di oggi in Catalogna è stato deciso a maggioranza semplice, in sola mezz'ora di dibattito, con la folla dei catalani "unionisti" che protestavano fuori dall'aula: è questo il motivo per cui il referendum era tecnicamente "illegale", secondo un pronunciamento della Corte Costituzionale spagnola. Infine un dato politico: mai i catalani indipendentisti hanno ottenuto in un voto una maggioranza assoluta: anche quando tutti insieme hanno preso il 48% (il loro massimo storico) quella percentuale era frutto di una maggioranza molto composita al suo interno, di cui fanno parte correnti indipendentiste integraliste, e forze che si sarebbero accontentati semplicemente di maggiore autonomia. Infine: la Catalogna - non molti lo ricordano - è di certo la locomotiva economica della Spagna, ma è anche una regione autonoma che ha un debito pubblico del 120% che fa invidia al nostro, e che è integralmente rifinanziato dallo stato spagnolo. 

La cosa più grave - infine - è che questo referendum illegittimo e illegale non prevedeva nessun quorum: una minoranza, quindi, secondo le autorità regionali catalane, avrebbe potuto imporre la propria volontà ad una maggioranza, non solo contro la Costituzione, ma anche contro il quorum richiesto dallo statuto catalano. 

Ecco perché non si può vedere l'intervento della Guardia civil come una repressione "franchista" (abbiamo letto anche questo) ma piuttosto come un intervento a tutela delle regole, contro una minoranza che voleva imporre la propria volontà ad una maggioranza. Il tentativo era quello - evidente - di trasformare quel voto in un evento propagandistico: ed è perfettamente riuscito. Un governo centrale debole e prepotente, quello di Rajoi, ha mostrato i muscoli contro dei professionisti della propaganda che aspettavano i poliziotti nei seggi con le telecamere puntate e - addirittura - vistosi bracci cinematografici montati nelle palestre. Servivano immagini forti ed emotive: sono arrivate. Questa guerriglia, dunque, è frutto di due deboli che si sostengono a vicenda: i centralisti del Ppe e i secessionisti indipendentisti. Due minoranze che avevano bisogno del sangue per aumentare il proprio consenso. A quelli che oggi si sono indignati per le teste ferite e per le donne anziane trascinate a braccia, bisogna ricordare che la "resistenza passiva" è un diritto, esattamente come lo sgombero non cruento (cioè senza armi) della resistenza passiva lo è. Quelli che si indignano devono farlo anche nelle cinquanta giornate l'anno in cui anche le nostre forze dell'ordine intervengono contro occupanti, manifestanti, protestatari e animatori di cortei, spesso con più durezza. Sono stati picchiati camionisti, forconi, agricoltori per le quote latte, no- global, destra e sinistra in egual misura. Ho visto in Italia più indignazione per i poliziotti spagnoli che per quelli che hanno manganellato gli operai dell'acciaieria di Terni che (legittimamente, e autorizzati) protestavano per la perdita del posto di lavoro nella loro acciaieria. Vorrei proteste contro i poveretti costretti a imparare il dialetto catalano (il sardo è una lingua, il catalano è un dialetto) per poter insegnare nelle scuole o nelle università: vorrei sapere quanti degli indignati di oggi sarebbero disposti ad accettare l'obbligo dell'esame di lingua lombarda per poter insegnare a Milano. 

Ma il nodo del contendere - come dicevo all'inizio - è molto più importante: chi oggi gioisce per la possibile secessione della Catalogna deve sapere che domani non potrà dire nulla di fronte alla possibile secessione del Veneto, della Lombardia, o dell'Alto Adige. Non mi scandalizza: ma è secessione dei ricchi contro i poveri. Una secessione legittimata allusivamente in nome della ricchezza: siccome io sono il più ricco e tu con il tuo ritardo mi rallenti, io ho il diritto di andarmene anche contro le regole e anche senza aver convinto la maggioranza dei cittadini. Me ne vado dallo stato nazionale, ma poi voglio restare in Europa (dove ovviamente non conto nulla). Ecco perché, non penso che la guardia civil stamattina stesse agendo contro la democrazia, ma - pur avendo tutta la possibile simpatia per i catalani - credo che stesso agendo a tutela della democrazia. C'è una bella differenza.