Bruxelles, cabina di regia della guerra ibrida a Mosca: nuove sanzioni e misure per l’energia

Domani tre vertici in contemporanea: Nato, G7 e Consiglio Ue. A tutti sarà presente il presidente Biden. Nelle bozze si parla di nuova sanzioni, Fondo per l’Ucraina, misure contro il caro bollette, stoccaggio e tetto al prezzo del gas

Bruxelles, cabina di regia della guerra ibrida a Mosca: nuove sanzioni e misure per l’energia
Da Bruxelles nuove sanzioni perla Russia (Ansa)

Bruxelles cuore dell’Europa e, per la prima volta, dell’Occidente intero. Da stasera la capitale belga diventa la cabina di regia della guerra ibrida che le democrazie occidentali hanno ingaggiato contro il regime di Vladimir Putin che da 28 giorni sta invece martoriando l’Ucraina con una guerra convenzionale con bombe e missili lanciati in modo indiscriminato su città, case, palazzi, famiglie, individui, bambini. Vite.

Da domattina infatti tra palazzo Berlaymont, sede del Consiglio Europeo e il quartiere generale della Nato, ci saranno in contemporanea ben tre vertici -  G7, Nato e Consiglio europeo dei capi di stato e di governo dei 27 paesi Ue - a cui sarà presente il presidente Usa Joe Biden.

Tre summit internazionali che devono decidere le misure che l’Europa e l’Occidente intendono prendere per raggiungere due obiettivi: provare a dare una svolta alla guerra;  tamponare gli effetti economici - prima di tutto la carenza di materie prime legate all’energia, ad alcuni metalli e al grano di cui la Russia è grande produttore ed esportatore. Il paradosso è che che Mosca non ha mai sospeso queste forniture perchè sono l’unica “entrata” in un bilancio dello Stato ormai asfittico e congelato e quindi l’unica fonte per finanziare la sporca guerra all?Ucraina. 

La compattezza

In realtà sono 28 giorni che sherpa e diplomazie lavorano giorno dopo giorno per contrastare e far cessare una guerra che fino ad un minuto prima nessuno aveva immaginato.  I vertici internazionali hanno sempre lunghe vigilie e intensi preparativi. Che sono la parte che conta. Al momento del summit le carte sono già in tavola. E si tratta di decidere, sì, no, con quali variazioni e modifiche rispetto a bozze lavorate nei giorni precedenti. Questa volta i tre vertici in contemporanea hanno anche un valore simbolico che l’Europa e l’Occidente usano ed esaltano come “arma” nella guerra ibrida: mostrare a Putin la potenza e la compattezza dell’Occidente contro la follia di uno solo; esaltare l’isolamento e quindi la solitudine dello zar russo anche se la Cina come al solito è molto ambigua nella sua rivendicata equidistanza. Lo ha ripetuto anche ieri il premier Draghi durante l’incontro da remoto tra il Parlamento italiano  e il presidente Zelensky: “Davanti alla Russia che ci voleva divisi ci siamo mostrati uniti come Unione Europea e come Alleanza atlantica”. Anche la compattezza, pur nelle divisioni che restano, e la rapidità di reazione dell’Europa sono uno dei fattori che hanno fatto fallire il blitzkrieg che nei punti di Putin doveva essere “l’operazione speciale”in Ucraina.  Dopo la figuraccia in  Afghanistan, lo zar di Russia era convinto di avere a che fare con gli Usa distratti e deboli e con l’Europa sempre più divisa. Dopo 28 giorni, se li trova invece anche plasticamente tutti insieme riuniti a Bruxelles. “Al crescente isolamento del Presidente Putin dobbiamo opporre l’unità della comunità internazionale”  ha detto Draghi rivolto al presidente Zelenski e al Parlamento italiano.  

Il vertice Nato

Per la Nato il giorno chiave sarà domani. Per il Consiglio Ue venerdì. Per il G7 la notte tra giovedì e venerdì. Ieri sono girate alcune bozze che appunto costituiscono la traccia dell’agenda e delle decisioni da prendere. Riguarda a tre macrotemi: energia; l’arma delle sanzioni; la gestione dei profughi che sono ormai a quota tre milioni e 400 mila (fonte Unhcr). La Nato deciderà l’invio di nuove armi. L’amministrazione Biden è convinta, a differenza della maggior parte dei governi Ue e della Turchia, che la soluzione diplomatica a breve termine sia un’illusione. Il vertice Nato ha un titolo: Cosa occorre fare per fermare Biden? Washington ha già deciso l’invio di nuove armi. E’ una lista pesante come valore (un miliardo di dollari nuovi aiuti militari) e come sistemi d’arma inviati tra cui cinque elicotteri M-17600 missili antiaereo Stinger (che fanno un’ottima contraerea e con droni-bombe e altro creano una sorta di no Fly zone), 2600 missili anticarro Javellin; cento sistema di difesa aerea tattica. “Quando l’orrore e la violenza sembrano avere il sopravvento, proprio allora dobbiamo difendere i diritti umani e cvili, i valori democratici. Di fronte ai massacri, dobbiamo rispondere con gli aiuti, anche militari alla Resistenza” ha detto ieri Draghi in uno dei passaggi più applauditi del suo intervento mentre Zelensky dal video metteva la mano sul cuore e abbassava la testa in ringraziamento. Draghi marziale e Zelensky in modalità “umanitaria” che parla di morti, vite e città distrutte, chiede di immaginare Genova e Roma in cenere: c’è stata un’ interessante inversione di ruoli ieri in Parlamento. Il risultato è che Draghi, uomo forte della giornata, e Zelensky sono usciti tra gli applausi del Parlamento. 

Nuove sanzioni economiche

La cosa certa è che nell’ambito del vertice Nato e del G7 sarà deciso un nuovo pacchetto di sanzioni economiche, l’arma ibrida che tutto l’Occidente sta usando come non mai per spingere Putin ad un tavolo di pace. Il presidente Biden ha annunciato sanzioni economiche a 300 membri della Duma (tesori portati all’estero e che, una volta rintracciati, vengono congelati). Anche la Ue è pronta con un nuovo pacchetto di sanzioni. In una delle bozze in circolazione legge che “la Ue rimane pronta a muoversi rapidamente con ulteriori sanzioni coordinate contro la Russia e la Bielorussia dopo aver adottato sinora misure significative che avuto un impatto significativo su Mosca e Minsk”. E’ probabile che questa nuova misura vada a toccare il settore energetico, al momento una delle poche fonti di guadagno per lo stato russo. “Le sanzioni che abbiamo concordato con i nostri partner Ue e del G7 - ha detto ieri Draghi alla Camera - hanno l’obiettivo di indurre il governo russo a cessare le ostilità e a sedersi con serietà e sincerità al tavolo dei negoziati”. Finora queste sanzioni hanno colpito duramente l’economia e i mercati finanziari della Russia. E i patrimoni personali delle persone più vicina a Putin.  “In Italia abbiano congelato beni per oltre 800 milioni a vari oligarchi” ha continuato Draghi dopo che Zelensky aveva chiesto di continuare con la sanzioni, di isolare Putin e di “impedire ai russi di venire in vacanza nella vostra bella Italia”. 

I 27 alle prese soprattutto con l’energia

L’Europa dipende al 50 per cento dalle forniture russe di gas e petrolio. E’ in pratica ostaggio di Putin che in questo modo (solo l’Italia paga un miliardo al giorno al colosso Gazprom)  paga la guerra. Diverso il discorso per Usa e Gb che infatti hanno già deciso lo stop delle importazione. Questo sottrarsi a tutto questo, ora e nel futuro, è il tema chiave della riunione dei 27.  L’Italia ha fatto blocco con con gli ex Pigs, diventati Med men (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna) e ha fatto alcune proposte: tetto europeo al prezzo del gas; diversificare al massimo con altri fornitori; stoccaggio comunitario delle riserve (un altro modo per tenere i prezzi bassi o comunque evitare la speculazione di questi mesi); distacco del prezzo dell’elettricità da quello del gas. Alcune cose l’Italia le ha già fatte, come la tassazione dei  sovraprofitti delle aziende del comparto energetico: in Italia la tassa sarà del 10%.  Nelle bozze circolate ieri si legge che “la tassazione temporanea degli utili straordinari può essere una utile fonte di finanziamento”. 

Quattro opzioni contro il caro prezzi

Questa tassa fa parte delle quattro opzioni definite dalla Commissione europea per fronteggiare il caro prezzi del gas, preparate apposta per il Consiglio europeo. Nella bozza  comunitaria si fa riferimento, appunto, a misure fiscali sugli utili, altre per sostenere i consumatori e, infine, ad aiuti di Stato all'industria colpita dal caro Energia. Se la commissione Ue cambia le regole, diventa tutto più “facile” per dare sostegno alle aziende costrette a chiudere, nonostante gli ordinativi, per l’impossibilitò di sostenere il caro bollette.

Tra le opzioni delineate dalla Commissione anche la definizione di un limite ai prezzi del gas in Europa. Per quanto riguarda lo stoccaggio di gas, si legge che “entro il primo novembre 2022, gli Stati Ue devono  assicurare che gli stock di gas siano riempiti almeno al 90% della loro capacità”. A febbraio, maggio, luglio e settembre sono previsti obiettivi intermedi per garantire che il target finale sia rispettato e ci sia tempo per correggere la rotta. Il periodo di riempimento degli stock e' fissato dal primo aprile al 30 settembre. Entro il primo novembre di ogni anno l'obiettivo del 90% deve essere rispettato.

Accanto a questa misura c’è anche l'acquisto volontario comune di gas per spuntare prezzi migliori nelle trattative con i venditori. Gli Stati membri e la Commissione “dovranno urgentemente coordinare le misure per garantire livelli adeguati di stoccaggio del gas; collaborare all'acquisto congiunto di gas, GNL e idrogeno; istituire i necessari meccanismi di solidarietà; completare e migliorare le nostre interconnessioni”. 

Le altre misure

C’è poi il tema dell’embargo al gas russo, questione difficile e divisiva assai dei 27 su cui la Commissione non è probabilmente ancora in grado di dare risposte. L’impegno c’è. Nella bozza di conclusioni del Consiglio europeo viene indicato che i ministri dell’Energia esamineranno “più dettagliatamente e con urgenza le ulteriori opzioni concrete a breve termine presentate dalla Commissione, in particolare per affrontare l'effetto contagio dei prezzi del gas nei mercati dell’elettricità”.

Non c’è traccia al momento, non completa e meno che mai compiuta, del nuovo Recovery per fronteggiare i danni e le conseguenze della guerra. Vedremo. L’Europa però sa e ha capito che deve reagire e che deve farlo in fretta.

Oggi Draghi terrà le comunicazioni al Parlamento in vista appunto della due giorni di Bruxelles. Dirà cosa chiederà l’Italia a Bruxelles. Su mandato del Parlamento. Quello che possiamo dire è che non saranno vertici inutili e burocratici.