Brexit, La Gran Bretagna chiede alla Ue un nuovo rinvio ma Johnson non firma la lettera

Brexit, La Gran Bretagna chiede alla Ue un nuovo rinvio ma Johnson non firma la lettera
di Redazione Tiscali News

Con una lettera inviata ieri a ridosso della mezzanotte, la Gran Bretagna ha richiesto all'Unione europea una nuova proroga sul processo di Brexit. Ma il premier Boris Johnson non l'ha firmata, ha demandato questo compito a un funzionario, e anzi ha inviato in parallelo un'altra lettera, in questa caso firmandola, in cui afferma di ritenere un errore un nuovo rinvio.

Il nuovo emendamento

Questa l'ultima contorsione nel lungo e controverso processo verso il recesso del Regno dall'Unione, dopo che ieri, quello che avrebbe dovuto essere il giorno decisivo sulla ratifica parlamentare del nuovo accordo di Brexit ha riservato una nuova sorpresa. E' infatti stato approvato un emendamento che prevede il voto sull'accordo solo dopo che siano state varate le norme attuative.

I testi sono tre

In effetti i testi inviati a Donald Tusk da Londra sono tre, come precisa Downing Street. Una lettera non firmata del premier, molto sintetica, in cui viene chiesta la proroga. Una dell'ambasciatore britannico all'Ue, Tim Barrow, in cui si precisa che la richiesta è legata a un obbligo di legge a causa dell'approvazione del Benn Act nel Parlamento di Westminster. E una terza firmata da Johnson nella quale il primo ministro argomenta sulla non necessità del rinvio della Brexit oltre il 31 ottobre, sottolineando come il suo governo non lo ritenga una soluzione in linea né con gli interessi di Londra, né con quelli di Bruxelles e dei 27, né con quelli della democrazia e dell'obbligo di rispettare la volontà popolare espressa nel risultato del referendum del 2016. La soluzione trovata rischia di esporre comunque Johnson al rischio di ricorsi in tribunale da parte delle opposizioni e di attivisti pro Remain, poiché il Benn Act prevede che la proroga venga chiesta in buona fede e senza tentativi di boicottarne gli scopi o di spingere l'Ue a rigettare l'istanza.

Estensione fino al 31 gennaio

Si apprende successivamente che nella lettera non firmata da Boris Johnson, uno dei tre testi inviati ieri sera al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, si chiede a Bruxelles di concedere al Regno Unito un'estensione della Brexit fino alle 23 del 31 gennaio 2020. Il testo specifica che si riuscirà ad arrivare alla ratifica di un accordo prima di questa data "questo periodo potrebbe terminare in anticipo".