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Affitti impazziti, Barcellona alza la tassa e cancella 10mila b&b. Da Roma a Venezia: cosa succede nelle città italiane

Nel centro catalano è tolleranza zero contro gli effetti del turismo di massa. Il fenomeno è fuori controllo anche in Italia dove i prezzi delle case sono schizzati negli ultimi anni. Roma, Milano, Venezia sotto la lente. Basteranno le misure imposte dal governo?

Antonella A. G. Loidi Antonella Loi   
Turisti in fila davanti alla Sagrada Familia a Barcellona (Foto ansa)
Turisti in fila davanti alla Sagrada Familia a Barcellona (Foto ansa)

L'ultimo tentativo di arginare un fenomeno ormai fuori controllo è quello di imporre l'aumento della tassa di soggiorno. Il comune di Barcellona solo pochi giorni fa ha varato il nuovo regolamento che impone l'aumento da 3,25 a 4 euro a notte per turista. Un aggravio minimo, secondo l'amministrazione, ma che porterà nelle casse della città 20 milioni di euro e che vanno ad aggiungersi agli introiti strutturali, divisi al 50% con la Generalitat de Catalunya. Le proteste non si sono fatte attendere, in particolare dalle associazioni alberghiere e del commercio. La presidente del gruppo Esquerra Republicana (Erc), Elisenda Alemany, che ha presentato la proposta, sostiene che i costi del turismo che gravano nelle casse della città - si pensi al trasporto pubblico, alla sanità e ai rifiuti - ammontino a 146,2 milioni di euro all'anno, ovvero circa 50 milioni in più dei 95 che la città incasserebbe con l'aumento dell'imposta. "C'è una differenza che tutta la città paga di tasca propria, con le proprie tasse e sovvenziona l'attività turistica con il suo portafogli. Si tratta di recuperarla e garantire un equilibrio per evitare un paradosso: che la città visitata dai turisti finisca con lo scomparire", ha detto l'esponente di Erc.

La strada, nella città catalana, una delle mete più gettonate dal turismo di massa nell'area mediterranea, è tracciata. Il sindaco socialista, Jaume Collboni, ha promesso misure da adottare entro il 2029 che mirano a limitare fortemente gli alloggi turistici privati nel centro città e lasciare così spazio alle abitazioni residenziali che negli anni sono praticamente scomparse: oltre 10mila alloggi verranno convertiti in abitazioni residenziali entro il 2029. Le conseguenze del fenomeno, a parere dell'amministrazione, sono devastanti. Sia per il tessuto sociale dei quartieri, da cui vengono espulsi gli abitanti a causa dei costi lievitati e per la perdita di alloggi: nella città si registra un aumento del 70% dei canoni degli affitti lunghi e del 40 per cento dei prezzi nelle compravendite. L'inversione di rotta sarà totale. 

Cosa succede in Italia

Un problema reale che presuppone un cambiamento radicale del tessuto economico delle città da cui non è esente l'Italia. Il Belpaese deve fare i conti con il dilagare di b&b non solo nelle città d'arte ma anche nelle tante località costiere e, da qualche anno a questa parte, nei piccoli paesi dell'entroterra e di montagna, spesso presi d'assalto dal turismo mordi e fuggi dei nostri tempi. Un fenomento di contrasto che non si può analizzare senza ampliare la visione sullo spopolamento in atto nelle zone interne, spesso interessate da una rigenerazione fittizia, conseguenza di una lettura fatta sempre e solo in chiave turistica: il "borgo" ne è l'emblema. La perdita del tessuto comunitario di questi luoghi, depositari di una forte caratterizzazione culturale, è un valore sottratto che va ad aggiungersi alle macerie demografiche. 

Fenomeno fuori controllo

Qualcosa accade anche nel Belpaese. Venezia ha introdotto di recente - non senza polemiche anche feroci - la tassa d'ingresso nella laguna equivalente a 5 euro al giorno. Somma da cui sono esenti i residenti e coloro che sono alloggiati in albergo. La "deriva turistica" subita dalla città lagunare è nota. Quello che è uno dei più importanti gioielli architettonici e artistici del mondo, da anni si sta interrogando su come gestire il fenomeno e conservare il tessuto residenziale insieme a quello universitario. La città ospita infatti un ateneo che attrae migliaia di studenti da tutto il mondo. Giovani che hanno grosse difficoltà a trovare alloggi, spazzati via proprio dagli affitti brevi. 

Roma, Milano, Firenze, Bologna: tutte tessere dello stesso puzzle. Nella Capitale, seconda al mondo dopo Parigi per numero di notti prenotate attraverso le quattro piattaforme Airbnb, Booking.com, Tripadvisor and Expedia Group, si è passati da 8.574 milioni prenotazioni nel 2022 a 11.768 milioni nel 2023. I dati sono di Eurostat che rileva anche come ci sia stato un incremento del 37,3 per cento, con la sola Ville Lumiere a registrare numeri superiori. Il costo medio di un letto a Roma è 95 euro, contro i 92 del capoluogo lombardo e i 98 nella città che fu di Lorenzo de Medici. Prezzi saliti notevolmente negli ultimi anni. La città più cara in assoluto, secondo la rilevazione di AirDNA per Il Sole 24Ore, è Venezia con 209,63 euro al giorno.

In Italia la metà delle case è vuota

Ma la fotografia è ben più colorata. Da una ricerca del Centro studi Rescasa-Confcommercio emerge che in diverse città si registra un numero di abitazioni vuote - cioè non utilizzate o affittate per lunghi o brevi periodi - eccezionale. A Milano, per esempio, solo la metà degli appartamenti disponibili risulta occupato: il resto è inutilizzato. Partendo dagli alloggi presenti nelle piattaforme online, e lo studio ne conta circa 20mila, solo la metà ha ottenuto negli ultimi 12 mesi tassi di occupazione significativi. Tutti gli altri hanno subito un utilizzo marginale o un completo inutilizzo con la conseguenza che gli appartamenti sono rimasti vuoti. E la città meneghina non resta sola. Stessa sorte per Napoli, Firenze e Roma. Come a dire che la questione degli affitti brevi è senz'altro vera purché vada analizzata con uno spettro più ampio.

Le misure (tiepide) del governo

Il governo ha provato comunque a dare un freno - molto timido - introducendo una normativa che ha come scopo di censire e far emergere dal nero gli alloggi adibiti ad affitti brevi, con l'introduzione di un Codice Identificativo Nazionale (CIN), operativo con ogni probabilità a partire da settembre 2024, che sarà obbligatorio indicare nell'abitazione e negli annunci online. Per i trasgressori è prevista una multa fino a 8mila euro. Si è stabilito inoltre l'incremento dell'aliquota della cedolare secca, che passa dal 21 al 26 per cento per chi possiede almeno due immobili. Basterà questo a disincentivare gli affitti brevi e rendere più attrattive le locazioni residenziali proteggendo il tessuto sociale delle città? Guardando a Barcellona, sembra che questo non possa che essere che un piccolo inizio.

Antonella A. G. Loidi Antonella Loi   
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