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La Corte britannica concede un ulteriore appello a Juliane Assange contro l'estradizione in Usa

Il cofondatore di Wikileaks, detenuto a Londra, non si è presentato davanti al giudice per le sue precarie condizioni di salute. Attualmente il fondatore di Wikileaks è detenuto nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh a Londra

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La moglie di Assange, Stella, mentre si reca in tribunale con gli avvocati (Ansa)
La moglie di Assange, Stella, mentre si reca in tribunale con gli avvocati (Ansa)

L'Alta Corte di Londra ha concesso un ulteriore appello a Julian Assange contro l'estradizione negli Usa, riconoscendo come "non infondate" le argomentazioni della difesa del fondatore di WikiLeaks sul timore di un processo non giusto oltre oceano. Fitzgerald, capo del collegio di difesa di Assange, ha bollato nel suo intervento in Aula quelle americane come "non rassicurazioni". E ribadendo di considerare quindi tuttora presente il rischio di un ingiusto processo per il 53enne negli Usa, e di un trattamento "discriminatorio"; oltre che ai timori per la sua stessa vita date le precarie condizioni di salute psico-fisica correlate ai 6 anni di detenzione dura nel carcere di massima sicurezza britannico di Belmarsh. Condizioni testimoniate anche dall'assenza di Julian in aula, a dispetto delle attese della vigilia, che secondo una fonte di Reporter Senza Frontiere è dovuto rimanere viceversa in cella non sentendosi sufficientemente bene.

Una buona notizia dunque è venuta fuori dalla sentenza del tribunale britannico, ultima chaces di poter avere un nuovo appello contro l'estradizione negli Stati Uniti. Il cofondatore di Wikileaks è attualmente detenuto nel carcere di massima sicurezza londinese di Belmarsh, dove attende la decisione della giustizia britannica sull'accoglienza o meno della richiesta degli Stati Uniti, dove rischierebbe una condanna monstre a 175 anni di reclusione. Ora dovrà subire un nuovo processo di appello.

Una vicenda senza fine quella del giornalista, che paga il fatto di aver rivelato con la sua associazione migliaia di documenti riservati del governo e della Difesa degli Stati Uniti, contenenti anche rivelazioni su crimini di guerra in Afghanistan e Iraq, pubblicati dai giornali di tutto il mondo. 

Davanti all'Alta Corte, in ballo, come detto dalla difesa, c'è la richiesta di garanzie vincolanti d'un "giusto processo" (fra l'altro sul diritto a invocare il Primo Emendamento) che per la difesa Washington non ha fornito. L'avvocato Edward Fitzgerlad ha parlato in aula di risposte "inadeguate". Obiezioni a cui il giudice ha dato ragione. 

Cosa succede oggi in Aula a Londra

I giudici britannici dopo aver aperto il 26 marzo scorso uno spiraglio per la battaglia di libertà del giornalista australiano, rovesciando il "no" opposto in prima istanza all'ammissibilità di un estremo appello da parte della difesa di Assange, devono oggi stabilire se la Corte si ritenga soddisfatta o meno delle assicurazioni vincolanti preventive fornite da Washington. Assicurazioni riguardanti il fatto che l'attivista non sarà condannato a morte negli Usa e potrà invocare la tutela sulla libertà di espressione sancita dal Primo Emendamento della Costituzione americana. Quest'ultimo rappresenta un nodo nella vicenda giudiziaria, in quanto i sostenitori di Assange, temendo un ingiusto processo, non si sentono affatto tutelati in merito: come aveva dichiarato la settimana scorsa in una conferenza stampa Kristinn Hrafnsson, il giornalista d'inchiesta a capo di Wikileaks, le autorità statunitensi si sono limitate a dichiarare che l'attivista lo potrà "chiedere", ma che spetta a una Corte Usa non alla pubblica accusa concederlo o meno.  

I tre possibili esiti

Dall'udienza odierna, oltre ad aprire alla discussione di un nuovo appello nei prossimi mesi, sarebbero potuti derivare tre scenari: in un caso l'Alta Corte accogliendo in pieno le garanzie Usa avrebbe potuto dare il via libera all'estradizione a stretto giro - salvo i tempi di un ricorso d'urgenza da parte del team legale di Assange alla Corte di Strasburgo - oppure avrebbe potuto accogliere immediatamente le ragioni della difesa, con la scarcerazione del giornalista e la sua eventuale partenza per l'Australia. Ma quest'ultima possibilità risultava la meno probabile. 

La scorsa settimana la moglie di Assange, Stella Morris, aveva aperto alla possibilità di una partecipazione all'udienza odierna nonostante i suoi problemi di salute per gli oltre cinque anni trascorsi nel carcere londinese di massima sicurezza oltre al periodo da rifugiato politico in un'angusta camera dell'ambasciata dell'Ecuador nella capitale del Regno Unito.

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