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Assange, l'Alta Corte non rende noto il verdetto e prende tempo. Manifestazioni in tutto il mondo per il giornalista di Wikileaks

Ci vorranno forse giorni per sapere se il giornalista di Wikileaks verrà estradato o meno negli Stati Uniti, dove lo attendono condanne per centinaia di anni. Conte: "Non possiamo chiudere gli occhi"

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Assange, l'Alta Corte non rende noto il verdetto e prende tempo. Manifestazioni in tutto il mondo per il giornalista di Wikileaks
Manifestazione a Londra a favore di Juliane Assange (Ansa)

Si è conclusa nel pomeriggio di mercoledì l'udienza davanti all'Alta corte britannica che dovrà decidere se estradare Juliane Assange verso gli Stati Uniti che, da anni, gli danno la caccia. L'organo giudiziario, al termine dell'aula, non ha reso noto quando emetterà il suo verdetto. Potrebbero volerci giorni. La sua colpa è quella di aver pubblicato attraverso il network Wikileaks, migliaia di documenti secretati dell'amministrazione statunitense relativi a guerre, come quella in Iraq, e attività governative e di intelligence fino a quel momento tenute riservate. La verità che non si deve sapere. Ma a Juliane Assange, l'estradizione verso gli Stati Uniti, dove è stato condannato a più di cento anni di prigione, può costare la vita. "Queste caso è destinato stabilire in sostanza se egli vivrà o morrà", ha detto la moglie Stella

Intanto il prigioniero di Belmars - il carcere di massima sicurezza londinese considerato la "Guantanamo britannica" - non si è presentato davanti all'Alta Corte perché non sta bene. Le sue condizioni di salute sono serie e la moglie e madre dei suoi due figli, sottolinea la sua intenzione di suicidarsi se venisse estradato. In questi anni la donna e tanti altri sostenitori hanno lavorato per tenere alta l'attenzione sulla causa del giornalista australiano. I sostenitori e le persone a lui vicine che non smettono di denunciare i trattamenti inumani a cui è stato sottoposto fino ad oggi, mettendo a repentaglio la sua stessa vita. 

Le ragioni degli Stati Uniti: "Ha messo a repentaglio vite"

Gli avvocati James Lewis e Claire Dobbin, che hanno rappresentato gli Stati Uniti, hanno detto che Assange "ha messo a rischio delle vite" diffondendo documenti statunitensi riservati e dovrebbe essere estradato per affrontare la giustizia americana. Dobbin, in particolare, ha sottolineato che la richiesta di estradizione del giornalista è motivata dalle sue presunte azioni e non dalle sue idee politiche. E ha aggiunto che alcune fonti citate nei documenti resi pubblici da Assange hanno dovuto affrontare "profonde conseguenze", tra cui l'arresto, la perdita di beni materiali, minacce e molestie.

"Non si è trattato di uno scivolone o di un errore, si è trattato della pubblicazione di una grande quantità di materiale riservato", ha detto Dobbin in udienza. Nelle dichiarazioni scritte, Dobbin e James Lewis KC hanno descritto la fuga di notizie come "una delle più grandi diffusioni di informazioni riservate nella storia degli Stati Uniti". Inoltre ''pubblicando queste informazioni sul sito Wikileaks'', Assange ''ha provocato un rischio grave che le fonti ivi menzionate potessero subire gravi danni fisici''. Dobbin ha quindi fatto notare che "l'Amministrazione degli Stati Uniti ovviamente è cambiata durante questi procedimenti, ma ciò nonostante l'accusa contro il ricorrente (Assange, ndr) rimane in piedi. Perché si basa sulla legge e sulle prove, non sulla politica".

New York manifesta per Assange, c'è anche Susan Sarandon

Da ieri i sostenitori di Julian Assange si sono riuniti fuori dal consolato britannico di New York, situato all’885 della Second Avenue e 47th Street, a Manhattan. Il presidio è organizzato da vari gruppi, tra cui NYC Free Assange, Assange Defense e CODEPINK. Ne dà notizia l'agenzia internazionale Pressenza. Una folla eterogenea che mostra solidarietà ad Assange, tra striscioni, canti e discorsi; i manifestanti chiedono giustizia per il fondatore di WikiLeaks e in mezzo alle persone riunite a Manhattan prende la parola anche l'attrice e produttrice cinematografica Susan Sarandon, che ha sempre unito l'impegno civile e politico alla sua professione. Parla della necessità di difendere la libertà di stampa e del diritto dei cittadini a conoscere l'operato dei governi.

Per il prigioniero di Belmarsh si sta radunando un movimento globale: da New York a Londra e all'Australia, crescono sempre più le voci che si oppongono a quello che in moltissimi ormai percepiscono come un attacco alle libertà fondamentali e al diritto dei cittadini di conoscere la verità.

Conte: "No a estradizione, faremo una manifestazione"

"Sul caso di Assange non possiamo chiudere gli occhi. Stiamo parlando di un difensore della libertà di stampa, da 15 anni privato della libertà personale e rischia 115 anni di carcere in caso di estradizione. E per questo noi diciamo no alla sua estradizione e vorremmo che tutti i giornalisti e tutte le forze politiche battessero un pugno. Organizzeremo una manifestazione per questo - ha detto Giuseppe Conte in diretta Fb - Noi dobbiamo fare in modo che la libertà di stampa sia difesa ovunque".

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