[L’inchiesta] Il grande affare delle armi tra Macron e Erdogan, il sultano che ricatta l’Europa con i profughi

Parigi non manca mai di presentarsi come paladina dei diritti umani ma allo stesso tempo non rinuncia al dialogo con i regimi autoritari. In occasione della contestata visita a Parigi del presidente turco è stata firmata un’intesa per lo sviluppo di un sistema di difesa aerea a lungo raggio

Macron con Erdogan a Parigi (Ansa)
Macron con Erdogan a Parigi (Ansa)

La telefonata del “sultano” Recep Tayyip Erdogan al presidente di una grande multinazionale italiana qualche mese fa era perentoria: “Devi trovare un modo per riaprire i canali con l’Europa”. Il motivo è evidente: la Turchia sa che l’ingresso nell’Unione è una chimera ma il 50% dei suoi scambi commerciali sono con l’Europa e il 70% dei debiti delle imprese turche sono stati contratti con le banche europee. Dal 2002, inizio dell’era Akp, quando andò al potere il partito islamico, il 75% degli investimenti esteri in Turchia è venuto dall’Europa, solo il 7% dalle monarchie del Golfo. Si affloscia quindi anche il mito dei soldi degli emiri ed Emmanuel Macron, astuto e intelligente, approfitta del vuoto lasciato dalla Germania e dagli Usa per accogliere Erdogan all’Eliseo.

Il problema della violazione dei diritti in Turchia

Business is business. Certo il presidente francese è stato molto deciso nell’asserire che questa Turchia, per niente rispettosa dei diritti umani e neppure di quelli della stampa (150 i giornalisti in carcere) non può aspirare a entrare nell’Unione europea. Parigi non manca mai di presentarsi come paladina dei diritti umani ma allo stesso tempo non rinuncia al dialogo con i regimi autoritari.

L’Iran e la Total

Macron ha dichiarato che appena le cose si rimetteranno a posto andrà in visita in Iran, Paese dove la Total ha investito un miliardo di dollari. C’è ovviamente anche dell’intuito politico in Macron: la Francia si è schierata per mantenere l’accordo sul nucleare del 2015 che Trump minaccia di volere abbandonare. Sarebbe un regalo all’ala dura e pura dei Pasdaran e degli ultra-conservatori, un siluro al governo dei moderati del presidente Hassan Rohani che ha ottimi rapporti con Italia e Francia. Parigi sostiene i moderati del regime della repubblica islamica e in questo modo anche i suoi affari in Iran.

L’intesa firmata da Erdogan a Parigi

Lo spartito non è troppo diverso con la Turchia ma la proiezione è ancora più vasta. Dopo il discusso acquisto del sistema russo S-400, la Turchia si riavvicina all’Europa approfondendo la cooperazione militare con Italia e Francia. In occasione della contestata visita a Parigi del presidente turco è stata firmata un’intesa per lo sviluppo di un sistema di difesa aerea a lungo raggio, il cui studio è stato affidato al consorzio italo-francese Eurosam in joint venture con le industrie turche della difesa Roketsan e Aselsan.

L’accordo strategico

La notizia non è nuova: era già stata data il 21 luglio scorso dall’ambasciatore italiano ad Ankara: “L’accordo risponde all’esigenza di rafforzare la cooperazione per garantire la sicurezza dello spazio aereo della Turchia e il fianco Sud della Nato”, aveva commentato allora l’ambasciatore Luigi Mattiolo.
Ed è questo il nocciolo strategico della questione. Dopo l’accordo con la Russia per i missili S-400, si era temuto che lo strappo con l’Alleanza Atlantica fosse irrecuperabile. Soffia un’aria pesante tra Ankara e Washington.

L’accusa turca agli Usa

A dimostrarlo anche l’accusa che il presidente turco ha rivolto ieri agli Stati Uniti: “Organizzano complotti contro di noi”, in riferimento al golpe fallito del 15 luglio 2016 e al fatto che gli Usa non cedono sull’estradizione dell’Imam Fetullah Gulen. Eppure non sembra percorribile l’ipotesi di un allontanamento definitivo della Turchia della Nato e dai partner europei. Ankara è un alleato storico e troppo importante per l’equilibrio dell’Alleanza. E neppure Erdogan può affidarsi completamente a Putin con cui era stato sul punto di andare allo scontro in Siria nel novembre 2015: la carta Nato ed europea resta la migliore che può giocare Erdogan per contrattare con Mosca.

Turchia in bilico

Erdogan è il Giano bifronte dell’Europa e della Russia. È evidente che dal punto di vista strategico-commerciale la Turchia è in bilico tra l’Europa, la Russia e l’Oriente, posizione che si è ancora più accentuata con l’intervento militare di Mosca in Siria. Insomma se è vero che la Turchia ricatta la Germania e l’Unione con l’accordo con cui trattiene più di 2,5 milioni di profughi, è anche vero che Erdogan non va da nessuna parte senza l’Europa e la Nato, che servono a bilanciare l’influenza di Mosca ai suoi confini insidiati dall’irredentismo curdo. Gli americani, che hanno usato i curdi siriani nell’assedio di Raqqa all’Isis, lo sanno bene e li manovrano per tenere il fiato sul collo a Erdogan. Ognuno ha in mano la sua arma di ricatto. 

I legami con l’Europa

E veniamo a un altro punto chiave: la Turchia in Europa, una trattativa che dura da 54 anni, cominciata nel 1963. In realtà è un match “combinato” dove francesi e tedeschi si sono sempre opposti all’ingresso dei turchi. Germania e Turchia sono legate da un cordone ombelicale. Con tre milioni di cittadini di origine turca in casa e quasi 36 miliardi di dollari di interscambio nel 2016 Berlino è il maggiore partner economico di Ankara: in Turchia ci sono quasi 7mila imprese tedesche (1.300 le italiane) e la Germania è anche il più importante investitore diretto. Ma sia Germania che Francia si oppongono all’ingresso di Ankara per motivi evidenti. Con 77 milioni di abitanti la Turchia oltre a essere il primo Paese islamico della Ue sarebbe anche il più popoloso dopo la Germania e nel Parlamento europeo avrebbe più deputati di Francia e Italia (73), facendo sentire il suo peso fin da subito.

L’affare delle armi

Macron si è infilato lestamente in questo match tra Berlino, Ankara e Washington e ne approfitta tenendo a bada il Sultano turco, che corre sul filo tra Est e Ovest e il prossimo anno dovrà affrontare le elezioni con un’economia non così affluente come qualche anno fa.
Il presidente francese fa il paladino di diritti umani ma guarda anche ai bilanci: nel 2016 la Francia è stato il maggior esportatore di armi nel mondo dopo gli Usa e l’industria bellica assicura qualche punto di Pil e migliaia di posti di lavoro. Se Erdogan è un Giano bifronte tra Oriente e Occidente che ama roteare la scimitarra del Sultano, Macron non è da meno ma sa mulinare un fioretto affilato.