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La stoccata di Papa Francesco: "Migranti sono una “patata bollente” della politica"

Nessun passo indietro dopo il viaggio a Marsiglia, città accogliente che rimane a suo avviso un messaggio da imitare per l’Europa

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   
La stoccata di Papa Francesco: 'Migranti sono una “patata bollente” della politica'
Papa Francesco (Ansa)

I migranti che assediano l’Europa e chiedono soluzioni umanitarie restano una “patata bollente” che la politica non sa come prenderla. Nessun passo indietro di papa Francesco dopo il viaggio a Marsiglia, città accogliente che rimane a suo avviso un messaggio da imitare per l’Europa. Le sue parole hanno creato disagio nei ranghi politici europei risultando piuttosto scomode. Nel volo di ritorno a Roma, ai giornalisti che gli chiedevano un bilancio dei dieci anni di pontificato dedicati a denunciare l’indifferenza verso gli immigrati, Francesco ha risposto con sincerità.

Dopo Lampedusa, almeno un obiettivo importante è stato centrato: “Oggi c’è coscienza del problema migratorio” e di come si sia giunti a questo punto in cui la politica si trova di fronte a una batata bollente. “Angela Merkel ha detto una volta che si risolve andando in Africa e risolvendo in Africa, alzando il livello dei popoli africani”. Nel frattempo sono continuati le storie di casi molto brutti “dove i migranti come un ping pong, sono stati mandati indietro” finendo nelle grinfie di sfruttatori senza scrupoli. La vita dei migranti “è il regno del terrore. Soffrono non solo perché hanno bisogno di uscire, ma perché è il regno del terrore lì. Sono schiavi. E noi non possiamo senza vedere le cose, mandarli indietro come fossero una pallina da ping pong. No. Per questo torno a dire il principio: i migranti vanno accolti, accompagnati, promossi e integrati. Se tu non puoi integrarlo nel tuo Paese, accompagnalo e integralo nel suo Paese, ma non lasciarlo nelle mani di questi crudeli trafficanti di persone. Il dramma dei migranti è questo: che noi li mandiamo indietro e cadono nelle mani di questi disgraziati che fanno tanto male. Li vendono, li sfruttano”.

Toccare con mano questi drammi “ci farà più umani e pertanto anche più divini. È una chiamata. Vorrei che fosse come un grido: "Stiamo attenti. Facciamo qualcosa". La coscienza è cambiata. Davvero. Oggi c’è più coscienza. Non perché ho parlato. Ma perché la gente si è accorta del problema. Ne parlano tanti”. Lui, il viaggio a Lampedusa non l’aveva pianificato, ma lì “udii una cosa interiore. Io nemmeno sapevo dove era Lampedusa. Ma ho sentito le storie. Ho letto qualcosa e nella preghiera ho sentito: tu devi andare lì. Come se il Signore mi mandava lì, nel mio primo viaggio”.

Oggi, Giornata Mondiale del migrante e del rifugiato, Francesco nel dopo Angelus ha in qualche modo richiamato Marsiglia e tutto il messaggio che rappresenta. “Si celebra la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, - ha ricordato Francesco - sul tema "Liberi di scegliere se migrare o restare", per ricordare che migrare dovrebbe essere una scelta libera e, mai l’unica possibile. Il diritto di migrare, infatti, oggi per molti è diventato un obbligo, mentre dovrebbe esistere il diritto a non emigrare per rimanere nella propria terra. È necessario che ad ogni uomo e ogni donna venga garantita la possibilità di vivere una vita degna, nella società in cui si trova.

Purtroppo, miseria, guerre e crisi climatica costringono tante persone a fuggire. Perciò siamo tutti chiamati a creare comunità pronte e aperte ad accogliere, promuovere, accompagnare e integrare quanti bussano alle nostre porte. Questa sfida è stata al centro dei Rencontres Méditerranéennes, svoltisi nei giorni scorsi a Marsiglia e alla cui sessione conclusiva ho partecipato ieri, recandomi in quella città, crocevia di popoli e culture”.

Il papa ha ringraziato in modo speciale i Vescovi della Conferenza Episcopale Italiana “che fanno di tutto per aiutare i nostri fratelli e sorelle migranti”. Un obiettivo pratico e possibile per passare in modo efficace dalle parole ai fatti è stato suggerito dal cardinale Michael Czerny prefetto del Dicastero Vaticano per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale nella celebrazione della messa al santuario di Notre Dame de la Garde in Marsiglia: “Ampliare i canali migratori regolari” e permettere di diventare “cittadini a pieno titolo”. Richiesta di un’azione più incisiva a favore di gente altrimenti in balia di “tranelli, sfruttamento, abusi, violenze” durante i cosiddetti “viaggi della speranza”. Ai giornalisti nel breve incontro sul volo di ritorno da Marsiglia Francesco ha risposto senza peli sulla lingua anche a proposito del conflitto ucraino e della missione del cardinale Zuppi per creare margini di accordi tra i belligeranti. Una missione che registra qualche frustrazione più che successi.

“E’ vero - ha risposto il papa - qualche frustrazione si sente, perché la Segreteria di Stato sta facendo di tutto per aiutare questo, anche la “missione Zuppi” è andata lì, c’è qualcosa con i bambini che sta andando bene, ma questa guerra mi viene in mente che è anche un po’ interessata non solo dal problema russo-ucraino, ma per vendere le armi, il commercio delle armi. Diceva un economista alcuni mesi fa che oggi gli investimenti che danno più reddito sono le fabbriche di armi, cioè fabbriche di morte! Il popolo ucraino è un popolo martire, ha una storia molto martoriata una storia che fa soffrire, non è la prima volta: al tempo di Stalin ha sofferto tanto, tanto, tanto, è un popolo martire. Ma noi non dobbiamo giocare con il martirio di questo popolo, dobbiamo aiutarli a risolvere le cose nel modo più reale possibile. Nelle guerre il reale è il possibile, non per farsi illusioni: che domani i due leader in guerra vanno a mangiare insieme, ma fino al possibile, dove arriveremo, umili, per fare il possibile. Adesso ho visto che qualche Paese si tira indietro, che non dà le armi, e comincia un processo dove il martire sarà il popolo ucraino certamente. E questo è una cosa brutta!”. E allora? La convinzione che non lascia Francesco è che le speranze di pace per il momento sono affidate alla preghiera. Anche oggi nel dopo Angelus ha rinnovato l’appello: “Ricordiamo la martoriata Ucraina e preghiamo per questo popolo che soffre tanto”.

Nell’attuale “epidemia dell’indifferenza” anche nei confronti della violenza, oltre che dei migranti. Francesco aveva già ieri pomeriggio, al termine della celebrazione conclusiva della visita a Marsiglia aveva ricordato le vittime del terrorismo nell’attentato del 14 luglio 2016 a Nizza. “Rivolgiamo un ricordo orante a quanti persero la vita in quella tragedia e in tutti gli atti terroristici perpetrati in Francia e in ogni parte del mondo. Il terrorismo è codardo. Non stanchiamoci di pregare per la pace nelle regioni devastate dalla guerra, soprattutto per il martoriato popolo ucraino”. La proposta di pregare in Francesco si fonda nella fede nel Dio di Gesù Cristo che ama tutti senza misura. Lo ha ricordato all’Angelus spiegando il Vangelo della parabola nel quale il padrone della vigna paga tutti gli operai allo stesso modo. Dio ripaga tutti “con la stessa moneta che è il suo amore… La giustizia umana dice di “dare a ciascuno il suo, secondo quanto merita”, mentre la giustizia di Dio non misura l’amore sulla bilancia dei nostri rendimenti, delle nostre prestazioni o dei nostri fallimenti:

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